Arte Nomade

Il 12 agosto, in occasione di un’eclissi di sole, lo spazio Il Nomade di Ostuni ha inaugurato “ARTE NOMADE”, una mostra site-specific che segna una nuova fase per questo luogo, trasformandolo in un contenitore dedicato all’arte contemporanea nel cuore della Puglia. L’evento ha rappresentato non solo un’apertura espositiva, ma anche l’avvio di un percorso culturale capace di intrecciare linguaggi, visioni e sensibilità differenti, offrendo al pubblico un’esperienza immersiva tra pittura, scultura, installazione e luce.

Protagonisti del progetto sono tre artisti pugliesi dal respiro internazionale – Mauro Picinni Leopardi, in arte Quetzal, Michele D’Amico e Shamael Mui – accomunati da una forte attitudine alla ricerca e da un percorso artistico costruito attraverso il confronto con culture e territori diversi. Le loro opere abitano gli spazi del Nomade dialogando con l’architettura e con l’identità del luogo, dando vita a un itinerario che si sviluppa come un viaggio sensoriale e simbolico.

“ARTE NOMADE” nasce infatti dal desiderio di indagare il concetto di nomadismo, inteso non soltanto come movimento fisico, ma come apertura allo sguardo, trasformazione continua e possibilità di incontro. In questa prospettiva, la mostra diventa un punto di convergenza tra dimensione locale e internazionale, tra memoria e contemporaneità, tra materia e spiritualità. Il pubblico è invitato a muoversi nello spazio seguendo le tracce lasciate dagli artisti, lasciandosi attraversare da immagini, superfici e suggestioni luminose che costruiscono una narrazione aperta e stratificata.

La ricerca di Shamael Mui, artista visivo afro-italiano e interior designer, affonda le sue radici in un percorso di viaggio e indagine antropologica che lo ha portato dal Brasile alle capitali europee fino al continente africano, terra d’origine e fonte primaria di ispirazione. Nelle sue opere, pittura, scultura e installazione si intrecciano con elementi spirituali e rituali, dando forma a un linguaggio contemporaneo che rielabora simboli e tradizioni. Al Nomade presenta il ciclo “VOODOO”, grandi tele astratte realizzate su juta grezza e arricchite da oli essenziali nordafricani, in cui il gesto pittorico diventa strumento di trasmutazione e racconto di culture silenziate e oggi rievocate attraverso il colore.

Accanto a lui, Mauro Picinni Leopardi, conosciuto come Quetzal, sviluppa una ricerca che nasce dall’incontro con le culture precolombiane e dalle esperienze maturate tra Stati Uniti, Messico, Guatemala e Perù. Le sue opere – pitture, sculture e luci d’artista – si caratterizzano per un universo simbolico che richiama divinità e iconografie delle civiltà maya, filtrate attraverso una sensibilità contemporanea influenzata anche da artisti come Miró e Klee. Il suo lavoro si muove tra immaginazione e introspezione, in un percorso che esplora l’inconscio e la dimensione interiore, trasformando l’arte in un viaggio conoscitivo.

Completa il dialogo espositivo Michele D’Amico, artista originario della Valle d’Itria che, dopo un’esperienza a Miami, ha scelto di tornare in Puglia per sviluppare una ricerca profondamente legata al territorio. La sua pratica attraversa diversi ambiti – dalla pittura al design, dalla scultura all’allestimento – con una particolare attenzione alla materia e alla capacità trasformativa dell’arte. In mostra presenta “Nomadi primitivi”, una serie di sculture in ferro dedicate ai quattro elementi fondamentali – acqua, terra, aria e fuoco – che diventano presenze essenziali e archetipiche, simboli del rapporto tra l’uomo, la natura e la propria essenza.

Curata dallo stesso Shamael Mui, “ARTE NOMADE” si configura come un progetto capace di superare la dimensione tradizionale della mostra, proponendo un’esperienza che coinvolge attivamente il visitatore. Non si tratta di una semplice esposizione, ma di un invito a entrare in un percorso fatto di attraversamenti, percezioni e riflessioni, in cui ogni opera rappresenta una tappa di un viaggio più ampio.

Fino al 6 settembre, gli spazi del Nomade a Marina di Ostuni accolgono così un racconto collettivo che mette al centro il movimento, la contaminazione e la ricerca. Un’esperienza in cui la luce guida lo sguardo, la materia si fa linguaggio e l’arte diventa occasione per esplorare non solo il mondo, ma anche sé stessi.

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