In una città abituata a vivere il rapporto con il mare come una presenza quotidiana, il silenzio può diventare una materia da attraversare, ascoltare e persino abitare. È da questa suggestione che prende forma “LE ORECCHIE ASCOLTANO. SILENZIO”, l’opera ambientale firmata dall’artista Francesco Schiavulli che sarà presentata a Bari sabato 10 ottobre 2026, in occasione della XXII Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI, l’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani.
L’iniziativa è promossa dall’Aps Miracula in collaborazione con l’Aps Martinus e porta l’arte contemporanea direttamente nello spazio urbano, scegliendo come luogo dell’intervento un punto fortemente caratterizzato dalla storia, dall’architettura e dal passaggio quotidiano di cittadini, turisti e pellegrini. L’appuntamento è infatti fissato sul Lungomare Imperatore Augusto, all’altezza dell’Arco di accesso al Largo Urbano II, nel cuore di Bari.
L’installazione sarà fruibile gratuitamente dalle 10:00 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 19:00, offrendo al pubblico la possibilità di confrontarsi con un’opera che non si limita a occupare uno spazio, ma prova a modificarne temporaneamente la percezione.
“LE ORECCHIE ASCOLTANO. SILENZIO” nasce infatti dal dialogo tra materiali, ambiente e memoria. Da una parte la terracotta, materia antica e fortemente legata alla dimensione artigianale e alla trasformazione operata dalla mano dell’uomo; dall’altra la pietra calcarea dell’antico arco, elemento architettonico che appartiene alla stratificazione storica della città. Tra questi due materiali si inserisce il paesaggio sonoro del lungomare, con il fruscio del vento marino, i rumori della città e il passaggio delle persone.
Francesco Schiavulli interviene sulla struttura dell’antico arco inserendo nelle sue cavità una serie di frammenti in terracotta modellati con le sembianze di orecchie umane. Un gesto semplice e allo stesso tempo fortemente simbolico, capace di trasformare un elemento architettonico apparentemente immobile in una sorta di organismo sensoriale.
L’arco, normalmente percepito come un elemento di passaggio e di delimitazione, viene così ripensato come un luogo capace di ascoltare. Il muro perde la propria connotazione di barriera inerte e diventa, attraverso l’intervento dell’artista, un custode silenzioso del paesaggio, delle storie e delle presenze che lo attraversano.
L’idea dell’ascolto diventa così il centro dell’intera esperienza. Non si tratta soltanto di ascoltare un suono, ma di recuperare una dimensione dell’attenzione che nella quotidianità rischia di essere progressivamente sacrificata alla velocità. L’opera propone infatti una sospensione, una pausa all’interno del movimento della città, invitando chi passa a rallentare, osservare e avvicinarsi alla materia.
Il pubblico non viene considerato semplicemente come spettatore, ma come parte integrante dell’esperienza. L’installazione si rivolge ai viandanti, ai turisti e ai pellegrini che percorrono questa parte della città, molti dei quali diretti verso la vicina Basilica di San Nicola per venerare il Santo patrono di Bari.
In questo contesto, l’opera assume anche una particolare dimensione simbolica. Il cammino verso la Basilica, tradizionalmente legato alla fede, alla devozione e alla ricerca di un contatto con il sacro, viene affiancato da un altro tipo di percorso: quello interiore suggerito dall’artista attraverso l’ascolto e il silenzio.
L’invito è esplicito: rallentare il passo, avvicinarsi alla pietra e trasformare per qualche istante il passaggio in una possibilità di incontro. L’antico arco diventa così un luogo al quale affidare una parola, un pensiero, un ricordo. Persino un segreto.
L’idea di sussurrare alla pietra la propria storia introduce una dimensione intima all’interno di uno spazio pubblico. La città, normalmente luogo di transito, rumore e movimento, viene reinterpretata come uno spazio capace di accogliere anche ciò che appartiene alla dimensione privata e personale.
In questo senso, l’opera di Schiavulli si inserisce nella vocazione della Giornata del Contemporaneo a portare l’arte fuori dai luoghi tradizionalmente deputati alla sua fruizione, mettendola in relazione diretta con il territorio e con le persone che lo abitano o lo attraversano. L’installazione non richiede infatti al pubblico di entrare in un museo o in una galleria: è l’arte stessa a collocarsi lungo un percorso urbano, nel punto in cui architettura, mare, storia e vita quotidiana si incontrano.
A completare l’esperienza sarà una performance multilingue curata da Gianfranco Liuzzi. Nelle immediate vicinanze dell’opera verrà proposta una lettura performativa costruita attraverso differenti lingue e formule internazionali legate al concetto di ascolto, tra cui “ascolta” ed “écoute”.
La scelta di utilizzare più lingue amplia ulteriormente il significato dell’intervento. L’ascolto, infatti, non appartiene a una sola cultura e non necessita di un unico linguaggio per essere compreso. È un atto universale, una forma di relazione che precede le differenze linguistiche e culturali.
La performance diventa così un ulteriore elemento attraverso cui l’installazione invita alla riflessione sull’ascolto reciproco e sull’empatia. Ascoltare l’altro significa riconoscerne la presenza, accogliere una voce differente dalla propria e creare uno spazio nel quale la relazione possa avvenire.
Il silenzio, in questa prospettiva, non coincide con l’assenza di suono. È piuttosto una condizione di apertura, un momento nel quale diventa possibile prestare attenzione a ciò che normalmente viene ignorato. Il rumore del vento, il movimento del mare, le voci dei passanti e persino il silenzio stesso possono assumere un valore differente quando vengono osservati attraverso la lente dell’opera.
La terracotta a forma di orecchio diventa quindi il segno visibile di una necessità invisibile: quella di tornare ad ascoltare. Ascoltare il paesaggio, la città, la memoria dei luoghi, ma anche le persone e le loro storie.
Bari, con il suo lungomare e con il patrimonio storico che caratterizza l’area della Basilica di San Nicola, diventa così parte integrante dell’opera. Non un semplice sfondo, ma una componente essenziale dell’intervento artistico. La pietra dell’arco, il mare, il vento e il passaggio umano contribuiscono a costruire un’esperienza che cambia a seconda di chi la attraversa.
L’installazione di Francesco Schiavulli si presenta dunque come un invito a fermarsi proprio mentre tutto intorno continua a muoversi. Un invito rivolto a chi percorre il lungomare per turismo, per devozione o semplicemente per abitudine, chiedendo per qualche istante di cambiare ritmo e di prestare attenzione a ciò che normalmente passa inosservato.
“LE ORECCHIE ASCOLTANO. SILENZIO” propone così un incontro tra arte contemporanea e spazio urbano nel quale la materia diventa metafora e l’architettura si trasforma in un dispositivo di ascolto. Un’opera che non pretende di fornire risposte, ma suggerisce una domanda essenziale: quanto siamo ancora capaci di ascoltare?
La risposta, forse, non deve necessariamente arrivare attraverso le parole. Può emergere dal silenzio, dal rumore del mare, dal vento che attraversa le pietre e dalla presenza di quelle orecchie di terracotta che, simbolicamente, sembrano ricordare a chi passa che anche una città può ascoltare.





