Ma… se smettessimo di aspettare che la vita saldi il conto e cominciassimo semplicemente a viverla? «Porca miseria, dopo tutto quello che ho attraversato pensavo che questa volta toccasse a me.» Ammettiamolo: prima o poi lo abbiamo pensato. Magari con parole più eleganti, perché siamo persone evolute, consapevoli, abbiamo lavorato su noi stesse e cerchiamo di mantenere un certo contegno. Ma il concetto è quello: “Scusa, Vita. Io avrei già dato. Adesso si potrebbe riscuotere?” Perché quando attraversiamo periodi difficili finiamo facilmente per immaginare che da qualche parte esista una specie di ufficio contabilità dell’universo. Abbiamo affrontato una perdita? Credito. Ci siamo rialzate? Altro credito. Abbiamo capito la lezione, lavorato su noi stesse, messo confini, cambiato pelle, ricominciato, respirato, meditato e scritto pagine di diario che neanche Virginia Woolf? A questo punto dovremmo avere diritto almeno al catalogo premi. E invece niente. La vita, a quanto pare, non ha la tessera fedeltà. Che fregatura.
La vita non tiene la contabilità (peccato)
L’idea del credito nasce da un ragionamento comprensibilissimo: dopo tanta fatica desideriamo una stagione semplice, bella, luminosa. Vogliamo raccogliere. Vogliamo respirare. Vogliamo finalmente poter pensare: “ecco, adesso va bene.” Quando qualcosa ci regala quella sensazione, viene naturale pensare che sia arrivato il nostro turno. Yessssss! Poi la vita cambia ancora direzione. Eh no dai! Così arriva immediatamente il nostro piccolo ragioniere interiore con fatture, ricevute e calcolatrice: “Ma come sarebbe? Con tutto quello che ho già pagato?” Il problema è che la vita funziona malissimo come sistema contabile. Le difficoltà attraversate in passato non acquistano automaticamente felicità futura (davvero?!) e la consapevolezza raggiunta non ci consegna un lasciapassare per una strada finalmente priva di curve (ok diciamolo, niente curve sai che noia…). All’inizio questa idea può sembrare tremendamente ingiusta. Poi, guardandola da un’altra prospettiva (tocca provarci), può diventare liberatoria. Dunque, se smettiamo di considerarci in credito con la vita, possiamo anche smettere di aspettare il momento in cui finalmente verrà a saldare il conto e tornare a vivere con il sorriso. In teoria funzionerebbe così.
Tutto quello che hai attraversato rimane tuo
Ecco che allora accade la magia! Il cambio di prospettiva è la svolta! La fatica fatta aveva valore anche senza un premio finale. Ogni volta che ti sei rialzata hai conosciuto qualcosa di te. Ogni cambiamento ti ha mostrato risorse, limiti, desideri e possibilità che prima vedevi meno chiaramente. Ogni volta che hai scelto diversamente hai aggiunto un pezzo alla persona che sei oggi. Questo è il vero patrimonio accumulato, un vero capitale umano. Altro che punti. Hai accumulato te. Adesso la domanda cambia. Invece di guardare la vita pensando «dopo tutto quello che ho passato, cosa mi spetta?», possiamo chiederci: «Con tutto quello che oggi so di me, come voglio vivere?». La prima domanda ci mette in attesa, la seconda ci rimette in movimento.
Quando scopri come vuoi sentirti
A volte la vita ci regala periodi nei quali ci sentiamo meravigliosamente bene. Ci scopriamo luminose, serene, piene di energia, presenti, appagate, con quella sensazione quasi fisica di essere esattamente al posto giusto. Poi arriva un altro ceffone. E’ molto facile associare quella versione di noi alla situazione che l’ha fatta emergere, quasi come se la nostra luce appartenesse a quel particolare momento della vita. Qui ci sbagliamo! Abbiamo un’altra possibilità. Quell’esperienza ci ha mostrato qualcosa che siamo capaci di sentire. Il corpo lo sa. Conosce la sensazione della serenità, ricorda l’energia, riconosce la leggerezza e sa cosa succede quando ci sentiamo profondamente dentro la nostra vita. Questa conoscenza diventa preziosa perché smette di dirci soltanto ciò che è stato indicandoci ciò che vogliamo coltivare. La domanda perciò diventa molto semplice: Che cosa mi fa sentire viva? Bene, possiamo ricominciare. Un passo alla volta.
Il credito diventa capitale
Manteniamo la nostra metafora economica, cambiandole soltanto destinazione. Tutto ciò che abbiamo attraversato ha prodotto qualcosa. Soltanto che invece di essere un credito da riscuotere, può diventare un capitale da investire. Esperienza. Consapevolezza. Capacità di scegliere. Conoscenza del corpo. Chiarezza su ciò che ci fa bene. Coraggio di cambiare strada quando quella che percorriamo ha smesso di somigliarci. Ecco, quasi quasi il catalogo premi comincia a diventare interessante, perché possiamo investire tutto questo nella vita che abbiamo davanti. Improvvisamente cambia anche la posizione mentale! Da «quando arriverà finalmente il mio turno?» a «Il mio turno è già questo.» Tiè. Questo giorno. Questa stagione. Questo corpo. Le persone che ci sono. Le possibilità che ancora ignoriamo. Quello che possiamo creare, scegliere, esplorare e trasformare. Il nostro turno è mentre la stiamo vivendo.
Anche l’ingiustizia può perdere un po’ di potere
Ci saranno comunque giorni nei quali guarderemo qualcuno e penseremo: “Ma seriamente? A lei/lui tutto questo e io ancora qui?” Benissimo. Cinque minuti di invidia li concederei tranquillamente. Magari anche dieci nelle giornate particolarmente storte. L’invidia può semplicemente indicarci qualcosa che desideriamo. Prendiamo atto di quel desiderio e poi riportiamo lo sguardo sulla nostra strada. Perché confrontare due vite attraverso ciò che vediamo dall’esterno è un esercizio destinato a lasciarci quasi sempre con un conto che sembra sbagliato. La nostra vita ha un’altra storia, un altro ritmo, altre svolte ancora invisibili e, soprattutto, sta accadendo adesso.
Forse questa volta tocca davvero a me
Torno alla frase da cui sono partita: «Porca miseria, dopo tutto quello che ho attraversato pensavo che questa volta toccasse a me.» E se fosse vero? Soltanto in un modo completamente diverso. Magari tocca a me smettere di aspettare il risarcimento e continuare ad usare tutto ciò che ho imparato per costruire giornate che mi somiglino. Tocca a me cercare ciò che mi accende, frequentare ciò che mi nutre, lasciare spazio alla curiosità e permettere alla vita di sorprendermi ancora. Ricordiamoci che una deviazione cambia il percorso e contemporaneamente può aprire paesaggi che dalla strada precedente erano invisibili. Addirittura posso comunque vivere prima di sapere come andrà a finire. Liberiamoci dal dire alla vita «Mi devi qualcosa.» e passiamo a questo nuovo mindset «Va bene. Vediamo cosa possiamo fare insieme cara vita.» In questo modo il credito diventa esperienza, consapevolezza, energia disponibile. Diventa libertà. Guarda un po’ che capitale avevo tra le mani e nemmeno lo sapevamo!
Il mio turno è già cominciato. Avanti tutta!
a cura di Valentina Gazelle




