Michele è originario di Bari, dove ha compiuto studi classici e giuridici prima di intraprendere un percorso personale e creativo che lo ha portato a vivere in diverse città europee. Da questi spostamenti ha tratto stimoli preziosi per la sua scrittura, coltivando uno stile in evoluzione continua. Oggi vive a Praga, città in cui approfondisce nuovi approcci letterari e sperimenta forme narrative e poetiche. Viaggia con costanza e curiosità, partecipando a eventi culturali in Italia e all’estero. Ha pubblicato le sillogi poetiche Mille e mille parole taciute (EPC, 2022) e Nebbie (Nulladie, 2025), oltre alle raccolte di racconti neri La porta dell’ignoto (NeP, 2023) e Quando danzano le ombre (Capponi, 2025).
Cos’è per te l’arte?
Il modo più potente di plasmare e riprodurre le emozioni umane.
Quali temi o emozioni ti interessa maggiormente esplorare quando realizzi un tuo scritto?
La crepa sotto la superficie: il punto esatto in cui l’anima smette di mentire e può comprendere realtà ulteriori rispetto a quella percepita coi sensi.
In che modo il bianco e nero influisce sul tuo processo creativo?
Spesso i colori lo distraggono. Il bianco e nero lo costringe a guardare davvero ciò che ha davanti, concentrandosi sulla forma e sull’essenza.
Ti ispiri a persone reali per costruire i tuoi personaggi o preferisci lasciare spazio alla fantasia?
Parte sempre dal reale, poi lascia che la fantasia faccia il suo corso e influenzi ogni cosa.
Quanto conta per te la luce nella definizione dell’identità dei soggetti che rappresenti?
La luce non rivela, interroga. Mette a nudo dettagli che resterebbero sconosciuti, ma allo stesso tempo dà vita alle ombre, parte integrante del mondo che abitiamo.
Qual è il messaggio principale che vorresti arrivasse a chi osserva le tue opere?
Che analizzando una storia abbastanza a fondo nessuno rimane davvero innocente e tutte le colpe diventano relative.
C’è un artista o un movimento artistico che ha influenzato particolarmente il tuo stile?
Il Caravaggio dei vicoli e delle ombre, prova vivente che il noir esisteva già molto prima dei romanzi di genere.
Come nasce di solito un tuo racconto: da un’idea improvvisa, da un’emozione o da uno studio più razionale?
Tutto parte da un lampo, un’idea da inseguire finché non smette di scappare, e che poi riscrive e modifica fino all’esasperazione.
Che ruolo ha la solitudine, se lo ha, nella costruzione dell’atmosfera delle tue opere?
La solitudine è essenziale: è il silenzio in cui può sentire la voce di ogni parola, prima ancora di scriverla.
Descriviti in tre parole.
Curioso, inquieto, implacabile.