nasce a Bari il 13 settembre 1981 e vive da sei anni a Triggiano. Impiegato di professione, coltiva da sempre una profonda passione per la poesia, la musica e il teatro, linguaggi attraverso i quali racconta emozioni, memoria e identità. Fin da ragazzo, grazie alla frequentazione di ambienti in cui l’arte aveva un ruolo centrale, sviluppa il desiderio di scrivere poesie e canzoni, inizialmente in italiano e successivamente anche in vernacolo barese.
Il dialetto rappresenta per lui un legame autentico con la propria terra, una radice culturale da preservare, valorizzare e tramandare. Attraverso le parole della tradizione popolare riesce a raccontare sentimenti, storie e frammenti di vita quotidiana, mantenendo vivo un patrimonio linguistico che considera parte fondamentale dell’identità di un territorio.
Il suo percorso artistico si è sviluppato tra musica, poesia e recitazione. Ha collaborato con diverse compagnie teatrali locali e attualmente fa parte della compagnia “Lo specchio di Francesco”, vincitrice nel 2024 del Premio internazionale Laocoonte, per la quale ha scritto testi e musiche delle rappresentazioni “Il testamento di nonno Sebastiano”, “Il sogno di Francesco” e “Bianca Lancia”.
Ha inoltre partecipato come comparsa a diverse produzioni cinematografiche e televisive realizzate nella sua città, tra cui “Il Patriarca” di Claudio Amendola, “Il vecchio e il Muro” di Antonio Palumbo e la fiction Rai “Pietro Mennea – La freccia del sud”.
Dal 2006 al 2024, insieme all’amico Vito Romita, ha dato vita al “Duo Appunti di viaggio”, un progetto artistico e culturale attraverso il quale ha partecipato e collaborato alla realizzazione di numerosi eventi: reading poetici, presentazioni di libri, concerti, spettacoli, contest musicali e manifestazioni popolari. L’attività del duo ha avuto anche una forte valenza sociale, con animazioni musicali presso case di riposo per anziani, centri dedicati alle famiglie e persone con disabilità mentale, oltre a serate di beneficenza per la Croce Rossa e altri enti.
Tra il 2018 e il 2021 ha fatto parte del laboratorio di cabaret “Laboratorio Pazzo comico”, esperienza che gli ha permesso di confrontarsi con artisti comici conosciuti a livello locale e nazionale. Parallelamente ha portato avanti un importante impegno civile attraverso il progetto “Pensieri Sospesi”, ideato insieme a una poetessa e realizzato in collaborazione con il “Movimento delle Agende Rosse” di Salvatore Borsellino. Un’iniziativa nata con l’obiettivo di diffondere musica e poesia come strumenti di bellezza e sensibilizzazione contro l’illegalità e le mafie.
Nel giugno 2024 pubblica la sua prima raccolta dal titolo “Canzoni & Poesie d’un impiegato che sognava fare il cantattore”, edita da L’Incontro di Acquaviva delle Fonti e già arrivata alla terza ristampa. Nel marzo 2026 pubblica la seconda raccolta poetica “Ancestrali energie dell’universo”, confermando un percorso letterario caratterizzato da una continua ricerca interiore e dal desiderio di raccontare il rapporto tra uomo, emozioni e universo.
Nel corso degli anni ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti in concorsi musicali e poetici nazionali. Con il “Duo Appunti di Viaggio” ha ricevuto il Premio della critica “Nunzio Filogamo” al concorso nazionale “Radiofonia d’autore” di Roma nel 2021 per la miglior interpretazione e il miglior arrangiamento del brano “Te lo leggo negli occhi” di Sergio Endrigo e Franco Battiato, oltre a un secondo posto nella sezione Linguaggio dei popoli con la canzone “La Nave”. Ha inoltre conquistato importanti risultati alla “Piedigrotta barese” presso il Teatro Abeliano di Bari, classificandosi al terzo posto nel 2019 con “La Rezze”, al secondo posto nel 2020 con “La Canzone del Tic Tac” e vincendo nel 2021 con “U poveridde”, premiata anche come miglior testo.
Anche la sua produzione poetica ha ricevuto numerosi riconoscimenti: tra questi la vittoria del “Premio Nazionale di lettere ed arti città viva” di Ostuni nel 2023 con la poesia “Un Attimo”, il secondo posto nella stessa manifestazione nel 2024 con “Le Marenare” e la vittoria nel 2025 con il componimento dialettale “Nu serrise”. Ha ottenuto premi anche al “Premio Nazionale Città di Acquaviva”, al concorso “Stradina dei poeti” di Barletta, al “Premio Nazionale di poesia inedita Ossi di seppia” di Taggia e in altri concorsi dedicati alla poesia e alla letteratura. Tra i riconoscimenti più significativi figura anche la vittoria nella sezione Video Poesia del concorso internazionale “La bellezza e la poesia salveranno il mondo”, organizzato dall’Accademia Mondiale della poesia, con l’opera “Un mondo senza poesia”.
La sua idea di arte nasce dalla convinzione che essa sia bellezza, armonia e soprattutto condivisione. Per Beppe Carone la creatività rappresenta uno strumento capace di migliorare la vita, mantenere viva la sensibilità e creare un dialogo tra le persone. La poesia e la musica diventano così un modo per custodire emozioni, raccontare la propria storia e lasciare una traccia nel tempo.
Attualmente è impegnato in nuovi progetti musicali insieme al chitarrista Pino Stefanì, con il quale ha formato il duo “Complanari”, nato con l’obiettivo di realizzare il CD “Bahàr…mare”. Continua inoltre il suo percorso nella scrittura teatrale attraverso la realizzazione delle musiche e dei testi del musical dedicato alla leggenda di Bianca Lancia.
La sua ricerca artistica è racchiusa in una frase che rappresenta la sua filosofia di vita: “Le passioni sono il ristoro dell’anima… aiutano a mantenere sveglia la mente e sensibile il cuore”. Un pensiero che racconta il suo modo di vivere l’arte: come una necessità profonda, una forma di bellezza da condividere e un viaggio continuo alla scoperta dell’essere umano.
Cos’è per te l’arte e quale ruolo ha avuto nella tua vita?
L’arte, per me, è bellezza. È respiro. È un immaginifico ponte che congiunge l’uomo all’infinito. È un dolce ristoro per il cuore e per l’anima. Con il suo immenso potere salvifico, l’arte mi ha salvato, portando nella mia vita la sua luce purissima e insegnandomi a guardare il mondo con occhi nuovi, trasformando il silenzio in parole e le emozioni in musica e poesia. È proprio nell’arte che ho ritrovato me stesso.
Quando hai capito che la poesia e la musica sarebbero diventate strumenti importanti per raccontare te stesso e il mondo che ti circonda?
L’ho capito quando, riascoltando le mie prime canzoni e rileggendo le mie prime poesie, ho iniziato a provare un intenso e piacevole brivido nel cuore. È stato proprio quel brivido a convincermi che quella era la mia strada, e ancora oggi è lui a spingermi a non fermarmi. Ho iniziato a scrivere canzoni a diciassette anni e, da allora, non ho mai smesso. Per me scrivere, comporre musica e poesie non è soltanto una passione: è un bisogno quasi fisiologico, una necessità dell’anima. Poesia e musica sono diventate il mio caldo rifugio dalle tempeste della vita e il linguaggio più autentico con cui posso raccontarmi, cercando di donare un po’ di bellezza a chi mi è accanto e al mondo che mi circonda.
Il dialetto barese è molto presente nella tua produzione: cosa rappresenta per te questa lingua e perché ritieni importante custodirla e divulgarla?
Amo scrivere poesie e canzoni in dialetto perché rappresenta le nostre radici più profonde. È parte integrante dell’identità di un popolo, è il sangue che scorre nelle nostre vene, è appartenenza. Nel dialetto rivivono le nostre tradizioni, la nostra storia, i ricordi e la saggezza tramandata di generazione in generazione. Per questo credo che vada custodito, preservato, divulgato e mai dimenticato. Insieme a un gruppo di amici poeti e cantori del dialetto organizziamo spesso eventi nei quali questa meravigliosa lingua è la vera protagonista. È emozionante vedere il pubblico riscoprire sonorità, espressioni e parole che il tempo rischia di cancellare, ma che continuano a vivere nel cuore e nei ricordi di chi le ascolta. Perché il dialetto è la lingua del cuore.
Come nasce una tua poesia o una tua canzone? Parti da un’emozione, da un ricordo, da un’immagine o da una storia da raccontare?
Poesie e canzoni nascono in modo sempre diverso. L’ispirazione può scaturire da un’emozione vissuta in un determinato momento, da un incontro, dalla lettura di un articolo o di un libro, oppure da una storia che ti colpisce così profondamente da accendere un fuoco interiore, una fiamma che ha bisogno di essere subito raccontata ed esternata… Non esistono giorni né orari prestabiliti: non sai mai quando arriverà l’ispirazione. Ogni istante può essere quello giusto. Ed è proprio questo il bello e il fascino misterioso della scrittura. Io credo che i versi e le note esistano già nell’aria: sta a noi avere la sensibilità e il cuore per saperli cogliere e trasformarli in emozioni da donare agli altri.
Il tuo percorso unisce poesia, musica e teatro: come dialogano queste tre forme espressive nel tuo lavoro artistico?
Quando scrivo e compongo non penso mai ai confini tra queste forme espressive che, sebbene siano tre arti diverse e distinte, alla fine sono tre anime della stessa emozione, perché nascono tutte dalla stessa sorgente: il desiderio di emozionare, raccontare e condividere. Insieme riescono a creare qualcosa di più grande, un linguaggio universale capace di parlare direttamente all’anima. Poi, senza nemmeno pensarci, in base al momento e alla circostanza, nasce un’idea, un’immagine o un’emozione e, quasi fosse lei a scegliere per me, capisco quale dei tre sentieri farle percorrere: quello della poesia, della musica o del teatro.
Cosa ti ha insegnato l’esperienza con le compagnie teatrali e in che modo il teatro ha arricchito il tuo modo di scrivere e interpretare?
Sin da ragazzino ho sempre amato il teatro, soprattutto le commedie di Eduardo De Filippo, e ho sempre ammirato profondamente Gigi Proietti. Dopo il diploma il mio sogno era quello di frequentare la sua scuola di teatro a Roma, ma, per varie vicissitudini familiari, non mi è stato possibile. È un desiderio rimasto nel cuore, ma che non ha mai spento il mio amore per il palcoscenico. Il teatro mi ha insegnato a guardare il mondo da prospettive diverse e a entrare nell’anima dei personaggi. È questo il suo grande fascino: poter essere un giorno un umile fraticello e il giorno dopo un ricco conte, vivendo ogni volta una storia nuova. Credo che il teatro sia una vera scuola di vita e abbia arricchito anche il mio modo di scrivere, perché mi ha insegnato a dare voce ai personaggi, a immaginare le scene e a trasformare le emozioni in dialoghi vivi. C’è una frase del grande Gigi Proietti che amo ripetere e che racchiude perfettamente ciò che il teatro rappresenta per me: “Benvenuti a teatro, dove tutto è finto, ma niente è falso.”
Hai scritto testi e musiche per gli spettacoli della compagnia “Lo specchio di Francesco”: come nasce il rapporto tra parola, musica e scena nella costruzione di una rappresentazione teatrale?
Non esiste una regola fissa. Ogni spettacolo nasce in modo diverso, seguendo l’ispirazione e l’emozione del momento, lasciandosi guidare dalla storia senza imporle uno schema prestabilito. Gli ultimi due lavori della compagnia Lo Specchio di Francesco ne sono un esempio. Nel musical dedicato a San Francesco sono nati prima i dialoghi e i testi teatrali; solo in un secondo momento, rileggendo il copione e lasciandomi trasportare dalle emozioni delle scene, sono arrivate le musiche e le canzoni. Con Bianca Lancia, invece, è accaduto l’esatto contrario. Sono nate prima le dieci canzoni, unite da un unico filo conduttore narrativo. Sono state proprio loro a dare voce ai personaggi e a ispirare la costruzione dei dialoghi e dell’intera struttura teatrale. In entrambi i casi, però, il punto di partenza è sempre lo stesso: l’emozione. È lei a decidere se esprimersi prima attraverso una melodia o una parola, fino a trasformarsi in una rappresentazione capace di coinvolgere ed emozionare chi la scrive, chi la interpreta e chi la vive dal pubblico.
Il progetto “Pensieri Sospesi” porta poesia e musica come strumenti contro l’illegalità e le mafie: quanto può essere importante oggi il ruolo dell’arte nell’impegno civile e sociale?
Credo che oggi il ruolo dell’arte non sia soltanto importante, ma fondamentale. Ogni forma di espressione artistica può diventare un’arma potentissima contro le brutture dell’illegalità e della criminalità organizzata. L’arte educa alla bellezza, al pensiero critico, alla libertà e alla conoscenza. E sono proprio queste le cose che fanno più paura alle mafie, perché una persona che pensa, che conosce e che coltiva la bellezza è una persona più difficile da manipolare e da assoggettare.
Ma il valore dell’arte è anche quello di riuscire a trasformare le persone. Nel corso degli anni abbiamo visto anche uomini provenienti da percorsi di vita difficili trovare una nuova speranza attraverso l’espressione artistica: qualcuno ha iniziato a dipingere, qualcun altro a scrivere poesie o canzoni. Questo dimostra la straordinaria capacità dell’arte di aprire nuove strade, di restituire dignità e di far riscoprire una parte migliore di sé. Se anche una poesia, una canzone o uno spettacolo riuscissero ad accendere una sola scintilla di consapevolezza, avrebbero già compiuto qualcosa di straordinario. Perché l’arte, quando nasce dal cuore, non intrattiene soltanto: può educare, unire, trasformare e diventare uno strumento concreto di cambiamento civile e sociale.
Con il “Duo Appunti di viaggio” hai vissuto quasi vent’anni di esperienze tra concerti, eventi culturali e iniziative solidali: quale ricordo senti più significativo di questo percorso?
I ricordi bellissimi sono davvero tanti e ognuno di loro ha contribuito a costruire il percorso che mi ha portato a essere la persona e l’artista che sono oggi. A livello umano, credo che le emozioni più grandi siano racchiuse negli occhi delle persone che abbiamo incontrato durante questi anni: gli sguardi pieni di gioia dei nonnini che ci ascoltavano incantati nelle case di riposo, oppure i tanti complimenti sinceri ricevuti da persone fragili e speciali conosciute nelle case-famiglia e nei centri diurni. Ricordo ancora alcune loro parole, che per me valgono più di qualsiasi premio: “Quando ascolto la vostra voce dimentico tutto il male che ho dentro…” oppure “Dopo quasi due anni ho risentito la voce di mia madre che ha iniziato a cantare ‘O Sole Mio’…”. Messaggi come questi rimangono dentro l’anima, perché ti fanno capire che la musica può davvero arrivare dove spesso le parole non riescono ad arrivare. Dal punto di vista artistico, invece, un ricordo che porto sempre con me è sicuramente il premio della critica ricevuto in un concorso nazionale “Radiofonia d’autore” a Roma. Eravamo arrivati tra i dodici finalisti, partendo da oltre seicento iscritti provenienti da tutta Italia. Ma più del riconoscimento, ciò che ricordo con emozione sono le parole della giuria: “Ci avete fatto volare ed emozionare con questa canzone, vi prego risuonatela di nuovo…”. Quelle parole sono rimaste dentro di me e continueranno a risuonare per sempre.
Hai portato la tua musica anche in contesti dedicati agli anziani e alle persone con disabilità: cosa ti hanno insegnato questi incontri sul valore della condivisione attraverso l’arte?
Questo è sicuramente uno dei punti in cui credo più profondamente: la magia della condivisione attraverso l’arte, e in particolare attraverso il canto, è qualcosa di unico e straordinario. Cantare insieme una canzone, vedere quelle persone lasciarsi trasportare dalla musica, trasformarsi e riuscire, anche solo per quei pochi minuti, a liberarsi dai propri pesi e dai propri demoni interiori, è un’emozione che non ha prezzo. Sono momenti che ripagano ampiamente dei tanti sacrifici, delle rinunce e dell’impegno che spesso un percorso artistico richiede. Purtroppo, ancora oggi, l’arte viene considerata da molti come qualcosa di secondario, quasi un elemento superfluo. Io invece credo profondamente nel suo valore: l’arte non è un semplice passatempo, ma una vera necessità dell’anima, perché riesce a unire le persone, a donare conforto, a creare emozioni e a far sentire ciascuno meno solo. Forse sarò di parte, ma penso davvero che l’arte sia una delle cose più belle che possano esistere al mondo. E mi ritengo immensamente fortunato a poter dedicare gran parte della mia vita a questo meraviglioso viaggio fatto di musica, emozioni e incontri.
Nel tuo primo libro “Canzoni & Poesie d’un impiegato che sognava fare il cantattore” racconti il rapporto tra sogno e quotidianità: quanto è importante continuare a inseguire le proprie passioni anche quando la vita porta verso altre strade?
Viviamo in una società dove si corre sempre, dove spesso si è talmente presi dagli impegni quotidiani da dimenticare quanto sia importante nutrire la propria anima. Eppure, credo che siano proprio i sogni e le passioni a rappresentare una delle più grandi speranze che abbiamo. La vita, a volte, ci porta verso strade diverse da quelle che avevamo immaginato, ma questo non significa che dobbiamo rinunciare a ciò che ci fa sentire vivi. Anche se non sempre riusciamo a trasformare una passione in un lavoro, possiamo continuare a coltivarla, perché è proprio lei a regalarci emozioni autentiche, a farci sentire liberi e a ricordarci chi siamo davvero. Nel mio libro ho scritto una frase che racchiude perfettamente questo modo di vedere la vita e che porto sempre con me: “Le passioni sono il ristoro dell’anima: aiutano a tenere sveglia la mente e sensibile il cuore.” Credo che non ci sia definizione migliore. Finché avremo un sogno da inseguire e una passione da coltivare, ci sarà sempre una ragione per guardare avanti con speranza.
La tua seconda raccolta “Ancestrali energie dell’universo” sembra avere una dimensione più introspettiva: quali temi hai voluto esplorare attraverso questa nuova opera?
In questa mia seconda raccolta di poesie il tema ricorrente è il mistero e l’immenso fascino delle stelle, dei pianeti lontani e dell’Universo, del quale tutti noi, seppur in una parte infinitesimale, facciamo parte. Attraverso questi versi ho voluto immaginare un viaggio celestiale alla ricerca di quelle ancestrali energie che da sempre accompagnano l’esistenza dell’uomo, un percorso che invita il lettore ad alzare lo sguardo verso il cielo per riscoprire anche sé stesso. Mi piace pensare che, oltre i confini del tempo e dello spazio, esista una grande volta celeste capace di unire ogni essere umano. È lì che possiamo sentirci davvero parte dello stesso infinito, figli del cielo e fratelli e sorelle delle luminose stelle. È un invito a riflettere sul nostro posto nell’Universo, sulla nostra fragilità ma anche sulla straordinaria energia che ci accomuna e ci lega al cosmo.
Hai ricevuto numerosi premi e riconoscimenti nella poesia e nella musica: cosa rappresentano per te questi traguardi e quanto contano rispetto al valore emotivo di ciò che crei?
Ogni premio rappresenta per me un tassello importante del mio percorso artistico, non tanto per il valore del riconoscimento in sé, quanto per il suo profondo significato morale. È la conferma che le emozioni che cerco di trasmettere attraverso le mie opere riescono ad arrivare al cuore e all’anima di qualcuno: è questo il premio più grande. Partecipo ai concorsi soprattutto per mettermi in gioco, per confrontarmi con altri artisti, stringere nuove amicizie e continuare a crescere. Ogni incontro è un’occasione di arricchimento umano e artistico, perché dal dialogo e dal confronto nascono sempre nuovi stimoli e nuove ispirazioni. Credo che un artista non debba mai sentirsi arrivato. C’è sempre qualcosa da imparare. La crescita è un viaggio che non finisce mai, ed è proprio questa continua ricerca che alimenta le mie passioni.
Quanto è importante per te mantenere un legame con le tue radici pugliesi nella costruzione della tua identità artistica?
Le mie radici pugliesi sono una parte fondamentale della mia identità, sia umana che artistica. Vivendo questa terra, respirandone ogni giorno i profumi, gli usi e i costumi, è naturale che tutto questo riaffiori nei miei testi e nelle mie melodie.
Il mare, il sole, il vento, gli ulivi, i colori e i silenzi della Puglia non sono soltanto elementi del paesaggio: sono emozioni che ti segnano, ti formano e ti accompagnano per tutta la vita. Inevitabilmente ritornano nelle mie poesie e nelle mie canzoni, perché fanno parte del mio modo di sentire e di raccontare il mondo. Credo che un artista debba custodire le proprie radici con orgoglio. Più si è profondamente legati alla propria terra, più si riesce a raccontare qualcosa di autentico e universale. Ed è proprio questo che cerco di fare attraverso le mie opere: portare con me, in ogni verso e in ogni nota, un piccolo frammento della mia amata Puglia.
Il teatro, il cinema e la musica ti hanno portato a vivere esperienze diverse: come hanno influenzato il tuo modo di osservare e raccontare la realtà?
Sicuramente il teatro, il cinema e la musica hanno avuto un ruolo fondamentale nella mia crescita, sia come artista che come persona. Ognuna di queste esperienze mi ha insegnato qualcosa di prezioso, fortificandomi e aiutandomi ad affrontare le difficoltà della vita con uno sguardo più positivo. L’arte mi ha insegnato a osservare la realtà da prospettive diverse, a cogliere la bellezza anche nelle piccole cose e a trasformare emozioni, gioie e sofferenze in racconti, poesie e canzoni. È diventata il linguaggio attraverso il quale riesco a esprimere ciò che sento più profondamente. Cerco di vivere ogni esperienza con il sorriso, perché credo che un sorriso, anche nei momenti più difficili, possa essere una forma di coraggio e di speranza. Ed è proprio questo messaggio che desidero trasmettere attraverso tutto ciò che scrivo: invitare le persone a non smettere mai di credere nei propri sogni e a guardare la vita con occhi pieni di meraviglia.
Se dovessi descrivere la tua arte con tre parole, quali sceglieresti?
Sicuramente sceglierei queste tre: sogni, condivisione e salvezza. Sogni, perché quello che scrivo nasce dal desiderio di esternare, raccontare e dare forma a emozioni e mondi immaginari che vivono dentro di me. Condivisione, perché l’arte non può rimanere chiusa in un cassetto: trova il suo vero significato quando riesce a raggiungere gli altri, regalando ricordi e momenti da vivere insieme. Salvezza, perché per me l’arte ha avuto e ha tutt’oggi un immenso potere salvifico, e credo che possa averlo per tutti. Attraverso l’arte, infatti, possiamo ritrovare noi stessi e trasformare le nostre fragilità in forza.