Emanuela Magnaghi

nata a Busto Arsizio il 4 giugno 1964, è un’artista il cui percorso unisce formazione umanistica, ricerca creativa e una profonda sensibilità verso la natura e la materia. Dopo gli…

BIOGRAFIA

#Emanuela Magnaghi

nata a Busto Arsizio il 4 giugno 1964, è un’artista il cui percorso unisce formazione umanistica, ricerca creativa e una profonda sensibilità verso la natura e la materia. Dopo gli studi classici, intraprende la Facoltà di Medicina, esperienza che, pur non portata a termine, lascia un segno duraturo nel suo approccio analitico e nella sua attenzione quasi scientifica per gli elementi naturali. La sua vera vocazione emerge però nell’ambito dell’arte applicata e della comunicazione editoriale, dove per tredici anni lavora nella redazione della rivista Idea Donna, curando e sviluppando numerosi progetti creativi e diventando un punto di riferimento nel settore della decorazione.

Questa esperienza contribuisce a definire la sua identità artistica e professionale, portandola a intraprendere anche l’attività di docente e a esporre in contesti di rilievo. La sua ricerca ottiene riconoscimenti significativi, tra cui la partecipazione alla mostra collettiva dedicata al “Terzo Paradiso” di Michelangelo Pistoletto, la presenza con l’opera Luce al Premio Leonardo Città di Roma nel dicembre 2025, la partecipazione alla collettiva presso Palazzo Pisani Revedin a Venezia e la selezione tra i 35 artisti del contest “Agata on the Road” promosso dalla Fondazione Oelle di Catania.

Al centro della sua sperimentazione attuale si trova la tintura botanica, una tecnica antica che interpreta in chiave contemporanea. Attraverso l’estrazione di pigmenti naturali da foglie, radici, fiori e bacche, trasferisce il colore su tessuti naturali, affiancando alla pratica una costante ricerca sui mordenti ecologici capaci di esaltare le sfumature e la vitalità cromatica. Ogni opera diventa così un pezzo unico, un dialogo silenzioso tra la biologia della pianta e la trama della stoffa, in cui anche gli scarti vegetali trovano nuova vita trasformandosi in materia espressiva sostenibile.

Come fiber artist, la sua poetica si fonda sul recupero, sulla rigenerazione e sulla trasformazione della memoria in bellezza contemporanea. Il tessuto diventa il supporto privilegiato di una narrazione senza tempo, all’interno del progetto “Memorie Creative”, attraverso il quale seleziona tessuti d’epoca dimenticati in vecchi bauli — trame, sete, reti e trine — per restituire loro dignità estetica e una nuova identità. I pigmenti organici, derivati dalla terra e dalle piante, donano alle fibre sfumature irripetibili, mentre la manipolazione, l’intreccio e la stratificazione generano superfici tattili e vibranti in cui la luce gioca un ruolo fondamentale, filtrando tra le maglie e creando composizioni sospese tra materia e spirito.

La sua ricerca coniuga rigore progettuale e libertà espressiva, ponendo la Fiber Art come un ponte tra l’antico sapere artigianale e una visione contemporanea orientata all’etica e alla sostenibilità. Il recupero del tessuto diventa così una potente metafora di resilienza: ciò che appare logoro non viene scartato, ma rigenerato attraverso un atto di cura che ne valorizza le ferite e la storia. Nelle sue mani, il filo diventa lo strumento che ricuce gli strappi del tempo, trasformando la memoria in una nuova forma di vita e dimostrando come anche ciò che sembra consumato possa rinascere in bellezza.

Cos’è per te l’arte?

Per me l’arte è linguaggio dell’anima. È lo specchio di quello che sei dentro. È espressione di quello che a parole non sai dire.

Come è nato il suo interesse per la tintura botanica e quale momento ha segnato l’inizio di questa ricerca così specifica

L’interesse per la tintura botanica è nato a seguito della mia passione per il riciclo creativo, tutto quello che è a impatto zero o comunque poco impattante con l’ambiente va scoperto e valorizzato.

In che modo l’esperienza maturata negli anni in ambito editoriale ha influenzato il suo modo di progettare e raccontare un’opera oggi?

Con la redazione mi occupavo appunto di riciclo creativo, ero la persona che creava gli oggetti che poi venivano pubblicati, con relativi cartamodelli e tutorial. Parliamo appunto di riciclo creativo, tutto proveniva da qualcosa di già esistente.

Quanto ha inciso la formazione scientifica iniziale nel suo approccio attento e quasi analitico alla materia naturale e ai processi di trasformazione?

Decisamente poco, il percorso di studi scientifico è stato un percorso sbagliato con quello che ero davvero. Sognavo di indossare il camice bianco, è vero, sono finita ad indossare un camice tutto colorato che sembra una tavolozza, ed è bellissimo, mi rappresenta in tutto. Cosa prova quando lavora con tessuti d’epoca, sapendo che portano con sé storie, memorie e vite passate Quando li tocco, li strappo, li tingo e li modello sulle mie tele mi sento parte integrante della loro rinascita, destinati alla discarica tanto sono logori e vissuti e io do loro nuova luce.

Nel progetto “Memorie Creative”, quanto conta per lei il valore simbolico del recupero rispetto al risultato estetico finale?

Ha un enorme valore. Le mie opere sono una metafora di vita, il vecchio e logoro rinasce a nuova vita come un’anima ferita e malconcia può tornare a risplendere. E il recupero fa parte di questa metafora di trasformazione.

Che tipo di dialogo si crea, nel suo processo creativo, tra la pianta da cui nasce il pigmento e il tessuto che lo accoglie?

Più che un dialogo è una scoperta. Mi sorprendono sempre le piante perché si pensa di raggiungere un tono di colore particolare e le piante ti donano tutt’altro. È scoperta continua.

In che modo la luce contribuisce a definire il carattere emotivo delle sue opere tessili?

La luce è importante, spesso uso la foglia o i pigmenti d’oro o argento per dare luce e per fare da collante tra il vecchio e il nuovo. La luce è trasformazione, bellezza, rinascita.

Cosa cerca di trasmettere agli allievi durante i suoi corsi, oltre all’aspetto tecnico della tintura naturale?

Non insegno tintura naturale (quella resta una cosa mia per ora ed un continuo esperimento e ricerca), insegno recupero creativo di svariati materiali, dai libri destinati al macero che diventano bellissime sculture, al legno delle cassette, alle scatole ecc. Insegno anche crochet creativo, free form, senza schemi, fantasia pura.

Qual è stata l’esperienza espositiva che ha segnato maggiormente il suo percorso artistico negli ultimi anni?

L’essere stata selezionata per rappresentare il simbolo del Terzo Paradiso del maestro Michelangelo Pistoletto. Essere scelta tra i 10 artisti selezionati in Italia e all’estero per esporre ad una collettiva è stato motivo di grande orgoglio.

Quanto è importante per lei il tema della sostenibilità all’interno della sua pratica, e quanto invece nasce da un’esigenza più intima e personale?

Vanno praticamente insieme. Ci si può esprimere con qualunque cosa. Certo il tessuto antico è qualcosa di magico, vuoi per il vissuto che ha e la sua storia (tessuto da donne e ricamato da mani esperte). Le onde e le curve che creo sulle tele con i tessuti drappeggiati sono espressione di quello che ho dentro, insieme ai colori che uso di volta in volta.

C’è un tessuto o un materiale recuperato che l’ha colpita particolarmente e che ha dato origine a un’opera significativa?

Certo, un vecchio pezzo di lino a trama larga che ha dato vita alla mia Medusa che al posto dei serpenti ha in testa volute di tessuto antico.

In che modo il gesto lento e rituale del lavoro manuale influisce sul suo stato emotivo durante la creazione?

È una sorta di meditazione, di catarsi, un viaggio all’interno di se stessi, trasformo cose vecchie in bellezze così come ricucio la mia anima e le do nuova linfa vitale.

Sente che il suo lavoro si muove più verso una dimensione spirituale, materica o narrativa?

Direi senza ombra di dubbio tutte e tre le cose.

Guardando al futuro, quale evoluzione immagina per la sua ricerca nella Fiber Art?

Non mi aspetto nulla, continuo a sperimentare. Il successo che sto riscontrando in tutta Italia mi sta travolgendo, non me lo aspettavo proprio. È una gratificazione immensa dopo anni di lavoro.

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