in arte luchixeddu, classe 1985, è originario di San Giovanni Suergiu, nel Sulcis-Iglesiente, e vive attualmente a Cagliari. Dopo aver frequentato l’Istituto Alberghiero di Arzachena, nella Costa Smeralda, entra giovanissimo nel mondo della ristorazione: già a quindici anni inizia a lavorare in alcuni degli hotel più rinomati della zona, costruendo nel tempo un solido percorso professionale che lo porta a maturare esperienze anche tra il Nord della Sardegna, l’Irlanda e la Germania.
Dal 2015 è titolare, insieme al socio Riccardo, di un ristorante nel cuore di Cagliari, progetto nato dal desiderio di creare qualcosa di proprio e dalla scelta, profondamente sentita, di tornare a casa per mettere radici e dare forma alla sua personale visione della ristorazione.
Parallelamente, quasi per caso, scopre il disegno come valvola di sfogo e strumento per dare concretezza alle idee che da sempre affollano la sua mente. Fin dai tempi della scuola ama scarabocchiare ogni volta che ne ha l’occasione, mantenendo per anni questo rituale come un gesto intimo e privato. Nei suoi lavori lascia volutamente spazio all’immaginazione di chi osserva, evitando interpretazioni forzate e invitando a una lettura libera e personale.
Disegno e ristorazione diventano così due facce della stessa medaglia: entrambe gli permettono di esprimersi unendo tecnica e passione. La sua vita si muove tra sapori e colori, in un dialogo continuo tra cucina e arte. L’attenzione ai dettagli, la cura per l’esperienza del cliente e la ricerca dell’equilibrio, apprese nel lavoro quotidiano in sala, si riflettono anche nei suoi disegni, improntati a semplicità e armonia.
Il suo stile artistico si basa prevalentemente sul doodling. Inizialmente lavora solo in bianco e nero, fino a quando un amico storico dell’arte lo incoraggia a sperimentare con i colori primari. Da quel momento il colore diventa un elemento essenziale della sua produzione, al punto da rendere il monocromatico sempre più distante.
Convinto che mondi apparentemente diversi possano arricchirsi a vicenda, Gianluca continua a crescere sia nella ristorazione sia nell’arte, spinto dal desiderio costante di sperimentare, imparare e mettersi alla prova. Passione, dedizione e curiosità restano per lui gli ingredienti fondamentali per raggiungere ogni traguardo, che sia in sala o su un foglio di carta.
Cos’è per te l’arte?
L’arte, per me, è un modo per confidarsi e aprirsi alle proprie emozioni.
E come definiresti la tua?
Onestamente, prima d’ora non avevo mai risposto a una domanda simile. Forse perché non avevo piena consapevolezza che anche la mia fosse arte. Nei miei disegni tutto arriva di getto, in modo molto istintivo. C’è tanto disordine, ma ogni cosa è al proprio posto. Mi piace sapere che ognuno può vederci ciò che le proprie emozioni e sensazioni gli suggeriscono. Dove io vedo una lampada, qualcuno può vedere un cappello.
Qual è stato il momento in cui hai capito che volevi trasformare la tua passione per il disegno in qualcosa di più di un semplice hobby?
Quando ho capito che il mio lavoro suscitava interesse. Le persone hanno iniziato a commissionarmi disegni per appenderli nelle loro case o uffici. Sapere che una parte comunicativa di me potesse entrare nella vita privata di qualcuno mi ha fatto capire di avere la voglia e l’entusiasmo di continuare.
C’è un legame tra il tuo lavoro di ristoratore e i colori che usi nei tuoi disegni? Come si influenzano questi due mondi?
No, cerco di tenerli separati. La ristorazione occupa gran parte della mia giornata con ritmi frenetici. Quando mi siedo a disegnare, il tempo si ferma e tutto torna al proprio posto. Mi piace immaginare questo momento come la scena de La Spada nella Roccia, quando Mago Merlino prepara la valigia.
Anche se, in un certo senso, i due mondi condividono elementi comuni: colori, creatività e quei dettagli che rendono un disegno semplice e naturale, proprio come i gesti che definiscono il mio servizio in sala.
Quale aspetto della ristorazione trovi più stimolante dal punto di vista creativo? E quale del disegno ti permette di esprimere meglio te stesso?
Trovo stimolante sapere che un cliente sceglie il mio ristorante per un’occasione speciale. Questo mi dà un senso di responsabilità e mi spinge a fare del mio meglio, cercando di intuire l’atmosfera giusta attraverso l’empatia. Nel disegno, invece, la responsabilità è differente: tutto scorre in modo più rilassato.
Come descriveresti il tuo stile di disegno a qualcuno che non l’ha mai visto? Quali emozioni speri di trasmettere?
Il mio stile è definito Doodling, letteralmente “scarabocchiare”. È qualcosa di molto vicino a ciò che si fa da bambini, ma con la manualità di un adulto. Spero di trasmettere serenità, leggerezza e fantasia, lasciando che chi guarda i miei disegni possa vederci ogni volta qualcosa di diverso, immaginando storie sempre nuove. Da piccolo mi divertivo a trovare figure di animali nelle venature dei pavimenti o nelle travi di legno.
Hai mai pensato di esporre i tuoi disegni o integrarli nel ristorante come parte del design o dell’esperienza per i clienti?
Sì, ultimamente espongo alcuni disegni su una parete del ristorante, che si presta molto bene. Il colore nero prevale negli arredi, ma viene spezzato dagli schienali colorati delle sedie, proprio come nei miei disegni, dove l’inchiostro si unisce ai colori. Attualmente, la maggior parte delle opere è esposta in un American bar in centro città, @fabbricaaurora. Mi piace anche nascondere alcuni disegni in città, postare un video del luogo con l’hashtag #FINDERS_KEEPERS su Instagram e lasciare che qualche fan li trovi e li tenga. Un’idea ispirata al film Batman Begins.
C’è un artista o un cuoco che consideri una fonte di ispirazione? Come hanno influenzato il tuo percorso?
Mi dedico al disegno da soli due anni. Prima il mio tempo era interamente occupato dal lavoro e dai miei hobby, come il mare e la pesca. Non uso molto i social, ma Instagram mi ha aperto un mondo. Sono rimasto colpito dal profilo di Roberta Boffo: ciò che immaginavo prendeva forma nei suoi lavori, e il suo uso del bianco e nero mi ha ricordato il mio stile.
Qual è stato il consiglio più importante che hai ricevuto, sia nella ristorazione che nel disegno?
Nel mio percorso professionale mi ha colpito una frase:
“Non possiamo accontentare tutti. Cercando di farlo, renderai le persone sempre più esigenti. Sii te stesso, segui le tue linee guida e non scendere a compromessi.” Forse, inconsapevolmente, sto applicando questo principio anche al disegno.
In che modo la tua terra d’origine, il Sulcis-Iglesiente, si riflette nel tuo lavoro, sia in cucina che nell’arte?
Nel ristorante proponiamo una cucina classica in chiave moderna, contaminata dai luoghi e dalle culture che ho esplorato negli anni. Un esempio è la sapa, un mosto di vino cotto tradizionalmente usato nei dolci, che ho reso protagonista del condimento di un tortello diventato simbolo del locale. Anche l’olio nuovo, prodotto dagli uliveti di famiglia, accompagna la focaccia di patate. Nei miei disegni, invece, non manca mai la lisca di pesce, così come la mia firma Fanni, scritta in verticale per richiamare la forma di un pesce. Il mare e la pesca fanno parte della mia vita fin da bambino, grazie a mio padre e mio nonno.
Quali sono i tuoi prossimi obiettivi o sogni, sia nella ristorazione che nell’arte?
Dopo dieci anni di attività, sento il bisogno di un cambiamento, ma preferisco non anticipare nulla. Chi è curioso può seguire la pagina del ristorante @isartidelgusto.
C’è un progetto in particolare che vorresti realizzare?
Mi piacerebbe avere un mio corner shop in città e, perché no, vedere i miei disegni diventare parte di un brand di abbigliamento.
Descriviti in tre colori.
Nero, rosso, azzurro.