artista siciliano nato nel 1962, ha maturato un lungo percorso nel mondo dell’arte, trascorrendo oltre trent’anni nel settore come responsabile della logistica e della produzione di libri e multipli d’arte per una nota azienda italiana. Questa esperienza gli ha permesso di entrare in contatto diretto con importanti protagonisti della scena artistica, tra cui Salvatore Fiume, Concetto Pozzati, Antonio Nocera e Ugo Nespolo, contribuendo a formare una sensibilità profonda verso il linguaggio visivo.
Il suo percorso creativo personale nasce in modo spontaneo e autodidatta, come naturale evoluzione di una vita immersa nell’arte. La sua ricerca si concentra esclusivamente sul disegno, attraverso l’uso della grafite e del carboncino, strumenti con cui costruisce un chiaroscuro intenso e raffinato, capace di restituire profondità, volumi e atmosfere cariche di suggestione ed espressività.
Nel corso degli anni ha partecipato a numerose mostre collettive e personali, oltre a concorsi artistici, ottenendo importanti riconoscimenti. Tra questi si distinguono il secondo posto al XVI Premio Internazionale d’Arte Città di Novara nel 2017, il primo posto nella categoria arti grafiche al XIII Festival dell’Immagine di Martina Franca, una segnalazione speciale al XXXIX Trofeo Città di Lecce e il prestigioso Apulia Contemporary Art Prize nel 2024, che gli ha aperto le porte della Biennale Internazionale d’Arte Bibart di Bari 2026. Nello stesso anno conquista inoltre, per il secondo anno consecutivo, il primo premio nella categoria disegno al XIV Festival dell’Immagine di Martina Franca.
Tra le esposizioni più recenti figurano la mostra internazionale INCART25 in Basilicata, una personale inserita nel programma della Regata Internazionale Brindisi-Corfù e la partecipazione alla XXIII edizione di Vernice Art Fair di Forlì, nella sezione EuroExpoArt del 2026, confermando una presenza sempre più consolidata nel panorama artistico contemporaneo.
Cos’è per te l’arte?
Qualche tempo fa mi sono posto anch’io questa domanda: cos’è per me l’arte e cosa rappresenta? Ho provato a rispondermi realizzando l’opera “L’Arte, una via di fuga per l’anima”. L’arte mi ha dato la possibilità di “guarire”, trasportandomi in una dimensione a me sconosciuta e permettendomi di fuggire dai pensieri negativi che la vita, inevitabilmente, presenta ogni giorno.
Dopo tanti anni a contatto con grandi artisti, quando hai sentito l’esigenza di passare da osservatore a creatore?
Le conversazioni con artisti affermati mi hanno permesso di respirare l’arte, facendomi entrare nel loro mondo. Ho fatto tesoro di ogni parola per poi, con il tempo, sentire il bisogno spontaneo di iniziare il mio percorso da autodidatta, usando la grafite e il carboncino.
In che modo l’incontro con artisti come Ugo Nespolo o Salvatore Fiume ha influenzato il tuo sguardo sull’arte?
Le chiacchierate con Salvatore Fiume, ad esempio, erano affascinanti: parlavamo spesso dei suoi inizi e della Sicilia, la nostra terra. Credo che l’essere umano sia come una spugna, capace di assorbire il bello e le novità che incontra.
Hai scelto grafite e carboncino come unici strumenti: cosa ti offre questa limitazione espressiva rispetto ad altre tecniche?
Non la considero affatto una limitazione. È una scelta precisa e non ho mai pensato, nemmeno una volta, di sostituire le matite con i colori o con i pastelli. Amo profondamente il chiaroscuro che riesco a generare con la grafite e il carboncino.
Il chiaroscuro è centrale nel tuo lavoro: cosa cerchi di rivelare attraverso la luce e l’ombra?
Adoro il chiaroscuro. Tutto ciò che cerco tra i due estremi, la luce e l’ombra, si racchiude in una sola parola: emozione. Il risultato finale deve, prima di tutto, emozionare me stesso. L’impatto emotivo è centrale in tutto ciò che faccio.
Le tue opere hanno una forte intensità emotiva: parti da un’immagine mentale o da uno stato d’animo?
Da entrambe le cose. Il filo conduttore è sempre l’emozione, che nasca da un’immagine mentale o da uno stato d’animo. Ho realizzato opere con il solo scopo di mettere su carta le mie sensazioni, a seguito di brutte notizie di cronaca o di guerre. Ma ho anche cercato di disegnare la bellezza pura dei bambini, come se cercassi dentro di me sprazzi della mia infanzia. E poi ci sono i lavori dedicati all’amore o alla bellezza delle donne, intesa come espressività profonda e non fine a se stessa.
Quanto conta per te il controllo tecnico rispetto al gesto istintivo nel disegno?
Il mio lavoro è incentrato prevalentemente sul controllo tecnico. Nel caso dei ritratti, ad esempio, sbagliare di qualche millimetro le linee principali, o semplicemente non rispettare le ombre del viso, equivale a perdere la somiglianza e l’anima stessa del soggetto. Di istintivo, per ciò che mi riguarda, c’è solo l’idea iniziale. Spesso un nuovo lavoro nasce all’improvviso in modo del tutto spontaneo. Poi, però, subentra la tecnica.
Dopo numerosi riconoscimenti, cosa rappresenta oggi per te il successo artistico?
A chi non piacciono i riconoscimenti? Ho iniziato a disegnare per me stesso, ma oggi il successo artistico è lo stimolo per cercare di fare meglio, realizzando sempre qualcosa di nuovo e originale.
C’è un soggetto o un tema che senti ancora inesplorato e che vorresti affrontare nei tuoi prossimi lavori?
In realtà no, non c’è un tema pianificato. Per come vivo l’arte, un lavoro nasce sempre da un’emozione improvvisa, da uno stato d’animo o da una notizia dal mondo che mi colpisce. Non programmo mai a tavolino cosa disegnare dopo; aspetto che sia l’istinto del momento a guidarmi. Per questo motivo i miei lavori sono molto diversi tra loro e spaziano dalla musica al cinema, dallo sport all’amore, fino all’infanzia e ai temi sociali.
Come vivi il rapporto con lo spettatore: preferisci guidare lo sguardo o lasciare totale libertà interpretativa?
Io non amo parlare in pubblico, ma amo il contatto con le persone che si soffermano su una mia opera. Più che spiegarne il significato, mi piace far capire cosa mi ha spinto e perché è nata quell’opera. Credo che questo basti a creare la giusta connessione, lasciando poi che sia il disegno a parlare a chi lo guarda.
Guardando al futuro, pensi di rimanere fedele al disegno o senti il desiderio di sperimentare nuovi linguaggi?
Rimarrò fedele alla matita: è lo strumento con cui riesco a esprimermi meglio e ad avere il massimo controllo tecnico. Per me la vera sperimentazione non sta nel cambiare mezzo, ma nei soggetti. Finché mi farò guidare dall’istinto e dall’emozione del momento, ogni disegno sarà già una novità… o almeno lo spero.
Descriviti in tre parole.
Istintivo, tecnico, curioso.
