Giuseppe Toscano

è un artista nato a Tricarico, in provincia di Matera, il 9 luglio 1973. Dopo aver conseguito il diploma presso l’Istituto Statale d’Arte di Potenza, ha coltivato e sviluppato con…

BIOGRAFIA

#Giuseppe Toscano

è un artista nato a Tricarico, in provincia di Matera, il 9 luglio 1973. Dopo aver conseguito il diploma presso l’Istituto Statale d’Arte di Potenza, ha coltivato e sviluppato con costanza la propria passione per il disegno, affinando nel tempo tecnica e sensibilità espressiva.

Fondamentale nel suo percorso formativo è stata la guida del maestro Gerardo Cosenza, dal quale ha appreso non solo la tecnica del disegno dal vero, ma anche l’approccio all’astrattismo, caratterizzato da accostamenti cromatici originali e non convenzionali.

Nel corso degli anni ha esposto presso la Galleria Perrotta di Salerno e, a partire dal 2017, ha partecipato a numerose mostre collettive ed esposizioni artistiche. Tra i riconoscimenti più significativi si annoverano la Menzione d’Onore per la pittura figurativa al Premio Internazionale Notti Sacre d’Arte di Bari nel 2018, il Premio della Giuria Giornalisti alla Biennale Internazionale d’Arte di Bari (BIBART 2018/2019) nella sezione pittura figurativa e il secondo posto all’Apulia Contemporary Art Prize nel 2020.

Cos’è per te l’arte?
L’arte, per me, è prima di tutto evasione. È lo spazio assoluto dell’espressione, in antitesi con la rappresentazione che diamo di noi verso l’esterno. L’arte è il regno della libertà e della sincerità. È lo strumento con cui l’individuo rivela la propria verità più profonda, esponendo la propria coscienza senza filtri, senza reticenze. In questo gesto di nudità interiore risiede, secondo me, l’essenza stessa dell’arte.

Cosa rappresenta per te il disegno oggi, dopo il percorso di formazione all’Istituto d’Arte?
Il disegno, dopo il mio percorso all’Istituto d’Arte, rappresenta le fondamenta del mio lavoro. È stata la mia prima disciplina e rimane quella a cui sono più legato: il nucleo da cui nasce tutto il resto. Per me disegnare è libertà. È il mezzo attraverso cui riesco a tradurre il pensiero in forma.

In che modo l’insegnamento del maestro Gerardo Cosenza continua a influenzare il tuo lavoro attuale?
L’influenza del maestro Gerardo Cosenza è stata decisiva per me. Da un lato nell’ambito cromatico: mi ha spinto verso accostamenti di colore liberi, non convenzionali. Dall’altro, e in modo ancora più profondo, mi ha insegnato la disciplina. La disciplina del disegno e della struttura, cioè la capacità di costruire il quadro con rigore. Questo insegnamento è alla base del mio lavoro.

Come nasce un tuo dipinto: parti da un’idea precisa o lasci spazio all’istinto e alla sperimentazione?
Il mio processo parte da una costruzione. All’inizio c’è sempre un’ossatura, una struttura progettata. Solo in un secondo momento, nella scelta cromatica e nell’inserimento di altri materiali, cedo spazio al caso. È lì che lascio che accada qualcosa di imprevedibile.

Qual è il rapporto tra figurazione e astrattismo nella tua ricerca artistica?
Il mio rapporto tra figurativo e astrattismo è per sua natura conflittuale. La mia formazione è di matrice quasi accademica: Istituto d’Arte e un periodo all’Accademia di Belle Arti. Il figurativo implica un rigore, delle regole precise nella costruzione anatomica, di un volto o di un corpo. Al tempo stesso, però, avverto l’esigenza di sovvertire questa struttura attraverso il colore e la forma. Accade spesso: vorrei che l’opera rimanesse fedele al disegno, e invece nasce la necessità di alterarla, di stravolgerla.

Quanto contano per te il colore e gli accostamenti cromatici nel trasmettere emozioni?
Nel mio lavoro il colore non ha un ruolo centrale nella trasmissione dell’emozione. La maggior parte delle mie opere è realizzata a matita, su carta bianca o con matita bianca su fondo nero. La mia ricerca si concentra sull’espressione.
Confido nello sguardo, nella fisionomia del volto, nella postura del corpo. È attraverso questi elementi che cerco di comunicare l’emozione.

C’è un tema ricorrente o una suggestione che attraversa le tue opere?
Sì, esiste un tema ricorrente nel mio lavoro. Come emerge chiaramente nella maggior parte delle opere, circa il 90%, il mio soggetto centrale è il volto femminile. È su questo che si articola gran parte della mia ricerca.

Quali sono state le esperienze espositive che hanno segnato maggiormente il tuo percorso dal 2017 a oggi?
Le esperienze espositive che più hanno segnato il mio percorso sono le partecipazioni ad eventi artistici, tra cui la Biennale di Bari. I riconoscimenti sono certo gratificanti, ma non sono il punto centrale. Ciò che conta davvero è l’esperienza: il confronto con altri artisti e la possibilità di conoscere approcci diversi all’arte. È questo il valore che queste occasioni mi hanno dato e che spero mi daranno in futuro. Il mio obiettivo primario non è l’affermazione, ma il dialogo. È in questo che risiede il senso della mia presenza espositiva.

Che valore attribuisci ai riconoscimenti ottenuti nei concorsi e nelle biennali a cui hai partecipato?
I riconoscimenti fanno piacere, certo, ma il valore per me è un altro. È l’esperienza, il confronto con altri artisti e il confronto con altri modi di intendere l’arte. Il premio passa il dialogo resta. I riconoscimenti fanno piacere, certo, ma non sono il punto centrale. Ciò che conta davvero è l’esperienza: il confronto con altri artisti e la possibilità di conoscere approcci diversi all’arte. È questo il valore che queste occasioni mi hanno dato e che spero mi daranno in futuro.

Come si è evoluto nel tempo il tuo linguaggio artistico?
Il mio linguaggio artistico si è evoluto in modo significativo. In una prima fase era esclusivamente figurativo, legato a una rappresentazione di matrice accademica. Successivamente ho attraversato una stagione di ricerca astrattista. Al momento mi trovo in una fase di transizione, in divenire. È un momento di passaggio, di cui non è ancora definita la direzione finale.

Quali sono le sfide che incontri oggi nel tuo percorso creativo?
La sfida principale del mio percorso creativo, oggi, è la definizione. Il mio linguaggio è costantemente in movimento, in uno stato di divenire. È proprio questa instabilità, questa impossibilità di fissarsi in un’etichetta, a costituire la difficoltà più grande.

A cosa stai lavorando attualmente e quali direzioni immagini per il futuro della tua ricerca?
In questo momento il mio lavoro è una fase di ricerca e sperimentazione. Riguardo al futuro, non ho ancora una visione definita. È un territorio incerto. Ciò che so è che l’intenzione è proseguire questa ricerca, senza fermarmi.

Descriviti in tre colori.
Mi descriverei attraverso tre colori: nero, bianco e azzurro. Il nero rappresenta la base, il punto di origine da cui tutto nasce.
Il bianco è la componente positiva, la luce. L’azzurro è l’amore, ed è il colore degli occhi di mia figlia.

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