Nel cuore di Roma, tra le stratificazioni storiche del centro e la dimensione sospesa di vicoli che custodiscono secoli di memoria, la fotografia torna a interrogare il tempo e la sua percezione. Dal 15 ottobre al 21 novembre, la galleria Basile Contemporary inaugura la nuova stagione espositiva con “Cronache dell’Intervallo”, prima mostra personale romana del fotografo Nicola Bertellotti, un progetto che raccoglie tredici opere di diversi formati, molte delle quali inedite, costruendo un percorso di forte intensità visiva ed emotiva.
L’esposizione, curata da Rosa Basile, nasce da una precisa volontà curatoriale: portare nella capitale uno sguardo capace di indagare il rapporto tra spazio, memoria e trasformazione. La galleria, situata in Via di Parione, a pochi passi da Piazza Navona, si trasforma così in un luogo di attraversamento, dove l’immagine fotografica diventa esperienza e riflessione, invitando il pubblico a confrontarsi con una dimensione sospesa, enigmatica e profondamente evocativa.
Il nucleo delle opere selezionate si articola attorno a un concetto centrale: l’intervallo. Non un tempo definito, ma una soglia, un passaggio fragile e quasi invisibile in cui i luoghi cessano di essere ciò che erano senza essere ancora altro. È proprio in questo spazio intermedio che si colloca la ricerca di Bertellotti, che attraverso la fotografia non documenta semplicemente l’abbandono, ma ne indaga il significato più profondo, trasformando ogni immagine in una narrazione silenziosa.
Le architetture ritratte – case, teatri, fabbriche, ambienti sospesi tra funzione e memoria – diventano protagoniste di una condizione ambigua, in cui l’assenza umana non è vuoto, ma presenza indiretta. Tracce, oggetti, superfici consumate dal tempo raccontano storie che non si sono concluse, ma che continuano a esistere in una forma diversa. Le immagini restituiscono così una percezione stratificata, in cui passato e presente convivono, sovrapponendosi senza annullarsi.
La forza del lavoro di Bertellotti risiede proprio nella capacità di rendere visibile ciò che normalmente sfugge allo sguardo. Il tempo dell’intervallo, infatti, è per sua natura impercettibile, sottratto alla velocità della contemporaneità. Eppure, attraverso l’uso rigoroso della luce naturale, l’artista riesce a fermare quell’istante in cui la materia sembra trasformarsi: la polvere diventa memoria, la luce incide lo spazio, il silenzio assume una consistenza quasi tangibile.
In questo contesto, la fotografia si allontana da ogni intento documentaristico o nostalgico. Non si tratta di celebrare ciò che è perduto, né di estetizzare il degrado, ma di riconoscere una bellezza inattuale, che si sottrae alle categorie dell’utile e del necessario. È una bellezza fragile, spesso drammatica, ma capace di rivelare una dimensione altra dell’architettura, liberata dalla sua funzione originaria e restituita a una nuova possibilità di senso.
Il percorso espositivo costruito negli spazi della galleria accompagna il visitatore in un’esperienza immersiva, in cui ogni opera dialoga con le altre, amplificando la percezione di sospensione. L’allestimento è pensato per esaltare questa dimensione, creando un ritmo visivo che alterna pieni e vuoti, luci e ombre, presenza e assenza.
La ricerca di Bertellotti si inserisce in un percorso consolidato a livello internazionale. Da anni il fotografo attraversa luoghi dimenticati in diverse parti del mondo, costruendo un archivio visivo che indaga il rapporto tra uomo, spazio e tempo. Le sue opere sono oggi presenti in importanti collezioni pubbliche e private e sono state esposte in gallerie e musei internazionali. Nel corso della sua carriera ha ricevuto riconoscimenti significativi, tra cui il Premio Arte di Cairo Editore, il Trento Art Prize, il contest AIPAI e il concorso Rovine di Puglia, partecipando inoltre a manifestazioni di rilievo come Paris Photo.
Accanto all’attività espositiva, Bertellotti ha sviluppato una produzione editoriale che approfondisce i temi della sua ricerca, come testimoniano i volumi “Fenomenologia della fine” e “In Absentia”, nei quali il concetto di assenza diventa chiave di lettura del reale.
“Cronache dell’Intervallo” si configura così come un punto di sintesi e allo stesso tempo di apertura, un progetto che invita a rallentare lo sguardo e a confrontarsi con una dimensione del tempo che sfugge alla linearità. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla produzione continua di immagini, la mostra propone una diversa modalità di osservazione, fondata sull’ascolto, sull’attesa e sulla contemplazione.
L’appuntamento inaugurale è fissato per giovedì 15 ottobre 2026, dalle 18:30 alle 21:00, dando avvio a un’esposizione che resterà visitabile fino al 21 novembre, dal martedì al sabato. Un invito a entrare in uno spazio di sospensione, dove il tempo sembra fermarsi e l’immagine diventa strumento per interrogare ciò che resta, ciò che cambia e ciò che, silenziosamente, continua ad accadere.







