29 anni, nasce e cresce a Milano, dove sviluppa fin da giovane un forte interesse per il teatro, avvicinandosi a questo linguaggio attraverso l’esperienza della NON SCUOLA, che le rivela la scena come spazio di libertà, gioco e condivisione. Prosegue il proprio percorso formativo presso Grock – Scuola di Teatro, dove frequenta un triennio, e successivamente approfondisce la propria ricerca artistica alla scuola Scimmie Nude.
Nel suo percorso professionale affianca all’attività di attrice anche quella di assistente alla regia, collaborando con Scimmie Nude come aiuto regista al fianco di Gaddo Bagnoli nel corso avanzato. Parallelamente è coinvolta nel progetto “Corpi che parlano – l’inclusione in scena”, insieme a Claudia Franceschetti, un’iniziativa rivolta alle scuole primarie che utilizza il linguaggio del corpo come strumento di espressione e inclusione.
Accanto all’attività didattica e collaborativa, porta avanti una ricerca autoriale personale che trova espressione nel monologo “Cruche”, uno spettacolo di 50 minuti incentrato sulla storia di una donna delle pulizie che, dopo anni trascorsi al servizio di una famiglia borghese, sceglie di rompere il proprio ruolo e confrontarsi con i legami che hanno segnato la sua vita. Il progetto, presentato in una versione ridotta, è stato selezionato tra i primi dieci del BAM Community Talent ed è stato trasmesso in diretta televisiva su Canale Italia all’interno del programma “Su il Sipario”; la versione integrale è stata successivamente inserita nella rassegna teatrale TRISFERA, organizzata dalla compagnia Bric-à-Brac presso il Cineteatro Astra di Calcio, in provincia di Bergamo.
Cos’è per te l’arte?
Per me l’arte è un posto sicuro. È uno spazio in cui posso essere me stessa senza paura di essere giudicata. È un modo per dire cose che a parole, nella vita di tutti i giorni, faccio fatica a dire.
Come è cambiato nel tempo il tuo modo di vivere il teatro, dal primo incontro con la NON SCUOLA fino alle esperienze più recenti?
All’inizio, con la NON SCUOLA, era puro gioco. Avevo 16 anni ed era il posto in cui stavo bene, dove non mi sentivo giudicata, a differenza della scuola. Era il mio rifugio. Col tempo è diventato qualcosa di più serio: studio, lavoro, responsabilità. Oggi il teatro è una scelta consapevole, qualcosa che costruisco ogni giorno.
Quali elementi del tuo percorso formativo tra Grock e Scimmie Nude senti oggi più presenti nel tuo lavoro artistico?
Da Grock porto con me la disciplina e la scoperta di cosa significa stare in scena davvero. È lì che ho capito che potevo farcela anche da sola. Da Scimmie Nude invece porto la profondità, il lavoro su di me e la ricerca della verità. Sono due parti fondamentali del mio modo di lavorare.
Nel ruolo di aiuto regista al fianco di Gaddo Bagnoli, cosa hai scoperto del processo creativo che prima, da attrice, ti sfuggiva?
Ho scoperto cosa succede “fuori” dalla scena. Da attrice sei dentro al tuo personaggio, da aiuto regista impari a vedere tutto: i tempi, le dinamiche, le scelte. Mi ha aperto un mondo e mi ha aiutato anche tantissimo nel lavorare su Cruche.
Il progetto “Corpi che parlano” lavora molto sull’inclusione e sull’espressione corporea: che cosa ti restituisce il lavoro con i bambini delle scuole primarie?
I bambini mi restituiscono verità. Non hanno filtri, non hanno paura di sbagliare. Lavorare con loro mi fa tornare all’essenza del teatro: il gioco, la libertà, l’ascolto. È uno scambio continuo che mi arricchisce tantissimo.
Come nasce l’idea di “Cruche” e cosa ti ha spinto a raccontare proprio questa storia?
Cruche nasce da un’urgenza. Avevo bisogno di raccontare qualcosa che sentivo dentro, qualcosa di vero. È nato piano piano, fino a diventare qualcosa di concreto, quasi come un bambino che cresce.
Nel costruire il personaggio della donna delle pulizie, quanto c’è di osservazione del reale e quanto di immaginazione?
C’è un mix di entrambe le cose. Ho osservato tanto, ma poi ho lasciato spazio anche all’immaginazione. Il personaggio è diventato qualcosa di mio, qualcosa che va oltre la realtà.
Il fatto che il monologo sia stato selezionato per il BAM Community Talent e trasmesso in TV ha cambiato la tua percezione del progetto?
È stata una grande emozione e una conferma importante. Però non ha cambiato quello che è Cruche per me. Rimane qualcosa di molto personale, nato da un bisogno vero.
Qual è stata la sfida più grande nel passare da una versione ridotta di “Cruche” a una forma integrale di 50 minuti?
La sfida più grande è stata reggere il tempo. Dare respiro alla storia senza perdere intensità. È stato un lavoro lungo, ma necessario per farlo crescere davvero.
Nel tuo lavoro, quanto conta il corpo rispetto alla parola?
Il corpo per me è fondamentale. Spesso parla prima delle parole. Anche quando parlo, è il corpo che sostiene tutto.
Ti senti più attrice, autrice o parte di un processo collettivo?
Mi sento un po’ tutte queste cose. Sicuramente attrice, ma anche autrice, soprattutto con Cruche. E allo stesso tempo credo molto nel lavoro di gruppo.
Quali temi senti oggi più urgenti da portare in scena?
In realtà non sento un solo tema urgente. Ho tanti progetti e ognuno porta con sé qualcosa di diverso. Mi interessa esplorare più direzioni, raccontare storie diverse, perché credo che ci siano tante realtà che meritano spazio.
Che tipo di teatro ti interessa costruire in futuro?
Un teatro vero, che arrivi alle persone. Ma anche un teatro che sappia cambiare, che non resti fermo su una sola forma o un solo tema. Vorrei continuare a sperimentare, senza chiudermi in una direzione sola.
Descriviti in tre parole.
Determinata. Sensibile. Curiosa.