nasce a Roma da madre sarda e padre marocchino, una duplice radice che alimenta fin da subito la sua sensibilità e il suo modo di guardare il mondo. Sin da bambino scopre nella scrittura un luogo sicuro, un rifugio intimo in cui elaborare esperienze, emozioni e osservazioni. Parallelamente coltiva lo sport, una disciplina che gli trasmette costanza, determinazione e senso del sacrificio.
La sua quotidianità si divide tra il lavoro mattutino come barista, momento fertile per ascoltare storie, gesti e silenzi, e la vita serale dedicata alla scrittura. Questo contatto diretto con le persone e con le loro vite diventa una fonte continua di ispirazione, nutrendo una voce narrativa autentica e profondamente emotiva.
Esordisce nel 2021 con il romanzo Un semplice amore, a cui seguono nel 2025 È tempo per me e Un amore così. Nel 2026 pubblica Come il mare, nuova tappa di un percorso letterario in costante evoluzione.
La sua scrittura nasce da un’urgenza interiore: raccontare per guarire, raccontare per crescere, raccontare per restare veri in un mondo che spesso fatica ad ascoltare. Per Albaguri, scrivere è una forma di terapia e uno strumento di conoscenza profonda, capace di trasformare il caos emotivo in consapevolezza. La sua voce rappresenta quella di una generazione che lotta per trovare il proprio spazio e che nella parola scritta trova un modo per resistere, esistere e brillare, anche in una società che tende a ignorare ciò che non fa rumore.
Cos’è per te l’arte?
L’arte per me è libertà e necessità espressiva. Io utilizzo l’arte per scappare dalla follia del mondo, l’arte per me è un rifugio sicuro in cui non esiste finzione, ma solo sincerità; nell’arte siamo tutti noi stessi.
Quando hai capito che la scrittura non era solo un rifugio personale ma una vera necessità espressiva?
L’ho capito durante la creazione del mio secondo libro È TEMPO PER ME. In quel periodo non ero molto felice, avevo pubblicato il mio primo libro UN SEMPLICE AMORE quasi per gioco, nel lockdown avevo ripreso a scrivere dopo tantissimi anni. In seguito alla mia prima pubblicazione ho avuto una sorta di crollo, difficoltà a scrivere, zero idee e vivevo senza uno scopo ben preciso. Non so come definire quel periodo, vedevo solo grigio, ho provato a consolarmi scrivendo, riuscivo a tirare fuori ciò che sentivo dentro, parole che a voce non funzionavano e non spiegavano bene cosa provavo, la scrittura invece esaltava e comprendeva bene ciò che avevo dentro, ho capito che scrivere per me era come una terapia, mi dava beneficio, per me era un rifugio in cui dar vita al mio lato artistico e alle mie emozioni. Scrivere mi fa star bene, quando non scrivo è come se avessi uno zaino pieno sempre sulle spalle, grazie alle parole su carta riesco a liberarmi e sentirmi leggero come una piuma.
In che modo le tue origini, tra cultura sarda e marocchina, influenzano il tuo modo di raccontare le storie e di costruire i personaggi?
Entrambi sono caratteri forti, testardi e anche abbastanza orgogliosi, ma estremamente buoni e generosi. Credo che le mie origini influenzino la creazione di certi personaggi in base ai miei vecchi ricordi infantili. Il modo che ho di osservare, raccontare e di essere così sensibile nei confronti della natura credo che rispecchi perfettamente le mie origini, sia la Sardegna che il Marocco sono posti del mondo di un fascino unico, vivi di colore e con spiagge da lasciare senza fiato. In ogni libro che ho scritto c’è il mare, posto speciale per me, un luogo colmo di ricordi al quale sono molto legato. Le mie origini credo influiscano su ciò che racconto perché dopotutto scorrono nel mio sangue.
Quanto incidono le persone che incontri ogni giorno nel tuo lavoro come barista sulla tua immaginazione narrativa?
Influisce moltissimo, ogni persona che varca la porta del bar è fonte d’ispirazione, siamo tutti protagonisti di storie. Lo scrittore, come anche il barista, ha un ruolo fondamentale: ascoltare, capire e osservare; io faccio conversazione con chiunque e tutti mi regalano storie, emozioni e tanto altro, vivo attraverso i loro ricordi le loro vite e grazie a questo riesco a inventare storie e farmi trasportare dai racconti con l’immaginazione. Sono fermamente convinto che il mio lavoro di barista sia essenziale per poter svolgere l’attività di scrittura, ho molte idee e immaginazione ma dato che in ogni libro il mio protagonista è un barista, credo che senza il bar e gli incontri mattutini non sarei mai riuscito a pubblicare libri. Nei bar, fra il profumo di cornetti e caffè, ci sono tante emozioni, personaggi e storie che meritano di essere raccontate.
C’è un momento preciso della giornata in cui senti che le parole arrivano con più forza?
In realtà diciamo che riesco a scrivere bene o male in ogni momento della giornata, ma se dovessi scegliere un esatto momento in cui scrivere sceglierei sicuramente la mattina verso le 5:30, dopo essermi lavato il viso con l’acqua fredda, preso un caffè e praticato 10 minuti di meditazione, ho la freschezza e chiarezza mentale, in quel momento le idee vagano per la mia mente e aspettano di essere scritte.
Nei tuoi libri ritorna spesso il tema dell’amore: cosa rappresenta per te e perché senti il bisogno di raccontarlo da prospettive diverse?
Lo racconto da prospettive diverse perché, dato che ognuno di noi è diverso ed unico, ha modi diversi di manifestare e vivere l’amore. Una donna vive l’amore in modo diverso da un uomo, un bambino vive l’amore in maniera diversa da un adolescente e un adulto lo vive diversamente da un anziano. Ogni fascia di età vive l’amore a modo suo. L’amore per me è il sentimento e l’emozione più forte che ci sia, è capace di legare chiunque, natura, uomo e donna, uomo e uomo, umano con animali. Sono affascinato da questo sentimento perché in molti ne parlano ma in pochi lo comprendono, si manifesta in qualsiasi cosa: carezza, risata o un bacio, è qualcosa che può darti tanto e se vuole può toglierti tutto. Mi piace parlarne perché ad oggi, che il mondo è pieno di cattiveria, l’amore è l’unica cosa che può darci un po’ di speranza e di luce.
Scrivere per te è più un atto di liberazione, di comprensione o di resistenza?
Credo che sia un po’ di tutti e tre. Liberazione perché, come ho detto, quando scrivo tiro fuori qualsiasi emozione che porto dentro di me e quindi in un certo senso mi libero da qualcosa di pesante, sento proprio la necessità di liberarmi dalle parole come se il mio corpo e la mia testa non riuscissero a contenere un certo numero di parole. Di comprensione perché grazie alla scrittura capisco molte cose sia nel mondo che in me stesso. Per scrivere bene bisogna vivere e soprattutto leggere molto, tutto ciò porta ad una apertura mentale che mi consente anche di conoscermi a fondo. Scrivo perché riesco a illuminare e scoprire alcuni lati di me di cui non ero a conoscenza. Resistenza perché è uno strumento ottimo per resistere ai giorni no, momenti di tristezza e periodi bui. Il senso di questa vita per me è fare esperienza di ogni genere e descriverla, documentarla e raccontarla tramite i miei personaggi, questa vita a volte è pesante ma resisto perché quando scrivo sono felice, credo facciano così anche i musicisti o attori di teatro, siamo tutti coinvolti in qualche tipo di resistenza alla vita.
Quanto c’è di autobiografico nelle tue storie e quanto invece nasce dall’osservazione degli altri?
Spesso e volentieri è tutto frutto della mia immaginazione, logicamente metto sempre qualcosa di mio, emozioni o ricordi, ma amo esplorare e vivere tante vite. La cosa meravigliosa dello scrittore è che può vivere moltissime vite oltre alla sua, sia quando immagina e scrive, sia quando ascolta e osserva gli altri. Io trovo ispirazione ovunque, chiunque può insegnarmi qualcosa. Possiamo dire che racconto ciò che vedono gli altri a modo mio creando un mio personaggio inventato con emozioni che sento dentro.
Come è cambiato il tuo modo di scrivere dal tuo primo libro fino a Come il mare?
Direi che è cambiato molto, sono passato da un racconto di due ragazzi che si innamorano ad un viaggio spirituale di una ragazza. Dal primo libro al quarto mi sono evoluto molto come scrittore ma soprattutto sono maturato tanto come ragazzo. I miei protagonisti dei libri sono sempre stati baristi maschi che incontravano l’amore, in Come il mare ho voluto provare a mettermi nei panni di una donna diversa dalla massa, ho desiderato guardare il mondo attraverso i suoi occhi, ho voluto mettere l’amore verso se stessa prima di ogni cosa, ho avuto la necessità di mettere in primo piano e ricordare al lettore l’importanza dell’osservare, riflettere, godersi il presente ma soprattutto prendersi cura di sé.
Qual è stata l’emozione più forte che hai provato nel vedere i tuoi pensieri trasformarsi in un libro pubblicato?
Gioia, soddisfazione, emozione; ricordo di aver provato tutto ciò, ma soprattutto ricordo di aver chiuso gli occhi e aver ricordato e ringraziato la mia maestra delle elementari, colei che ha reso possibile tutto ciò, se non mi avesse spinto a coltivare questa splendida attività probabilmente non avrei scoperto questo mondo. Ricordo perfettamente l’esatto momento in cui le consegnai un tema scritto e lei con un grande sorriso mi disse “Bravissimo, se continui così un giorno potrai pubblicare anche un libro”, beh l’emozione più grande è stata quella di essere riuscito a realizzare quelle parole.
Che rapporto hai con il silenzio e con la solitudine nel processo creativo?
Silenzio e solitudine sono fondamentali nella mia vita, sono i partner di cui ho bisogno per poter scrivere. Essendo un barista sono sempre in mezzo a caos, rumore e tanta confusione quindi nei momenti in cui non lavoro desidero isolarmi in posti silenziosi privi di qualsiasi rumore, amo la compagnia ma ritengo che la solitudine in alcune circostanze sia la forma di ricchezza più bella, sono proprio i momenti in cui siamo soli e in silenzio che arrivano le idee e l’ispirazione. Quando ho il progetto e la storia pronta e sono in fase di realizzazione, essere solo in una stanza è una fase importante per me, è necessario che io mi isoli da tutto e tutti, per potermi concentrare e lasciare che la mia anima lasci il mio corpo per poter viaggiare e vagare fra i pensieri e l’universo in cerca delle parole giuste da inserire nel libro.
Quali ferite o domande interiori senti di voler ancora esplorare attraverso la scrittura?
La scrittura mi aiuta a crescere e a guarire, ma soprattutto mi aiuta molto a conoscermi. Grazie a quest’attività sono riuscito ad accettare alcuni eventi negativi che si sono presentati nella mia vita come ad esempio il divorzio dei miei genitori e l’aver accettato di aver vissuto buona parte della mia vita con mia madre. Ho realizzato da poco di aver scritto nei miei libri storie in cui il protagonista ha vissuto sempre con un solo genitore, come se considerassi normale che la famiglia sia composta da una sola figura. Grazie ai libri ho accolto l’idea e la possibilità che spesso nella vita non tutto va come si desidera, un amore può finire, un progetto può fallire e una vita è destinata a scomparire per sempre. Dalla scrittura sento di dover guarire ancora ferite nascoste che mi porto dentro, dolori e traumi passati che forse neanche ricordo ma che sono presenti nel profondo del mio inconscio, desidero continuare questo lavoro su di me per poter rimarginare ferite e rispondere ad alcune domande sulla vita a cui non esiste una risposta se non una vera e propria comprensione della vita stessa.
Che tipo di traccia vorresti lasciare nei lettori che incontrano per la prima volta le tue parole?
Desidero che chi legga capisca la sofferenza che ho vissuto e che nonostante tutto vedo ancora il mondo in maniera positiva, mi meraviglio di tutto e sorrido quando guardo il sole, le stelle o un arcobaleno. Dai miei scritti vorrei che risaltasse il mio stile di scrittura semplice, fatto di belle parole, riflessioni sulla vita e la bellezza delle piccole cose. Desidero che il lettore percepisca dietro le mie parole un’evoluzione personale, di come io sia maturato sia come ragazzo che come scrittore e di come la scrittura abbia influenzato questa crescita personale e il processo creativo. Chiunque può guarire da eventi brutti del passato grazie a qualcosa che ci fa stare bene.
Descriviti in tre parole.
Solare. Testardo. Ambizioso.