classe 1985, si avvicina all’arte fin da bambina, quando disegnava insieme al padre e mostrava una particolare predisposizione per le attività artistiche a scuola. Pur avendo ricevuto il consiglio di intraprendere un percorso di studi tecnico-artistico, sceglie una strada diversa, allontanandosi progressivamente dalla sua passione a causa degli impegni lavorativi e della vita privata.
Dopo un periodo di smarrimento personale, riscopre il bisogno di esprimersi attraverso la pittura, riportando al centro della propria vita la creatività. È proprio in questo momento di ricerca interiore che riprende in mano tele e pennelli, dedicandosi nuovamente all’arte nel tempo libero senza più interrompere questo legame ritrovato.
Oggi dipinge come hobby utilizzando prevalentemente acrilici. Per lei il momento creativo rappresenta una dimensione sospesa, in cui tutto si annulla e lascia spazio a una condizione quasi meditativa. La pittura diventa così uno strumento di espressione emotiva, capace di calmare o ricaricare, e spesso anche un modo per entrare in relazione con l’altro quando lavora su commissione, ascoltandone la personalità per tradurla in immagine.
La sua visione dell’arte è profondamente legata al concetto di comunicazione e soggettività: considera la creatività un linguaggio libero, senza schemi né barriere, in grado di trasmettere emozioni e sensazioni sempre diverse a chi osserva. Per Rosa, l’arte è un processo in continua trasformazione, che cambia nel tempo e si arricchisce di nuove esperienze, restando aperto e in costante evoluzione.
Cos’è per te l’arte?
È uno strumento di comunicazione libera, è un linguaggio libero da schemi, è energia e riequilibrio interiore.
Quando hai capito che la pittura non era solo un ricordo del passato, ma qualcosa a cui volevi tornare davvero?
Quando ho ripreso a farlo. Ci è voluto un bel pò prima che mi convincessi che ero sulla strada giusta per me stessa.
Cosa hai provato nel momento in cui hai ripreso in mano tele e pennelli dopo il periodo di pausa?
È stato terapeutico, energizzante, me lo ricordo ancora. Avevo timore nel prendermi spazio sia sulle tele che nell’uso dei colori, assurdo.
In che modo il rapporto con tuo padre ha influenzato il tuo primo approccio al disegno?
Era un momento in cui riuscivo a stare calma e ferma (ero un diavoletto da piccola) dedicandomi solo a quello. Mi ha insegnato ad unire il disegno libero, il colore alla precisione del disegno tecnico. Creavamo case e casali immersi in paesaggi collinari utilizzando matite colorate.
Cosa significa per te entrare in quello stato di “bolla silenziosa” quando dipingi?
Significa ascoltare cosa scorre dentro di me, dalla rabbia, alla frustrazione, alla felicità, all’irrequietezza, all’energia e alla commozione dandogli sfogo. Non uso mai musica perché mi dà proprio fastidio, la vivo come interferenza.
Quanto il periodo di smarrimento personale ha inciso sulla tua scelta di tornare a creare?
Molto, è stata una delle prime cose che ho ripreso a fare per me stessa, all’inizio con titubanza come se continuassi a tenerla lontana, poi invece è diventato naturale.
Come cambia il tuo modo di dipingere quando lavori su richiesta rispetto a quando crei per te stessa?
Quando lavoro su richiesta ripenso alla persona, al suo carattere e all’energia che mi arriva, penso ai colori e a come realizzare per esprimerlo. Quando creo per me stessa non penso, inizio a buttare giù in base a come mi sento e mano mano sento che direzione prendere. Allo stesso tempo cerco la perfezione di quella cosa senza un senso razionale oggettivo.
Cosa cerchi di comunicare attraverso i tuoi lavori ad acrilico?
Onestamente non ho mai pensato a questa cosa perchè non credo che ad ognuno di noi arrivi lo stesso messaggio. Dicono che la realtà sia soggettiva di conseguenza le immagini interiori che creiamo e ciò che ne scaturisce. Figuriamoci se in un astratto possiamo comunicare la stessa lingua e credo sia proprio questo il bello. Vederci cosa risuona in ognuno di noi, è questo che mi piacerebbe invece.
Qual è il ruolo delle emozioni nel tuo processo creativo?
Sono tutto, dipingo sotto il loro effetto è il mio modo di parlare. Io mi lancio in mille cose, viaggi con persone sconosciute, viaggi da sola etc parlo con chiunque però tendo ad essere molto riservata e molte volte anche timida.
Come vivi il rapporto tra libertà creativa e possibile giudizio di chi osserva le tue opere?
Ho lavorato a lungo sul giudizio in generale nella mia vita. Per anni mi sono giudicata cercando la perfezione e mettendomi sempre in discussione. Ad oggi dico anche chissene frega, in senso leggero del termine. Non possiamo arrivare ovunque, non possiamo comprenderci tutti e se chi nell’osservare i miei dipinti ci dovesse trovare un qualcosa di sé non potrei fare altro che esserne grata.
C’è un messaggio o una sensazione che speri sempre arrivi a chi guarda i tuoi dipinti?
Mi piacerebbe che alle persone arrivi la mia passione, la mia energia e che in qualche modo ci vedano luminosità. Mi piacerebbe che ci vedano un qualcosa di sé stessi o qualcosa che li faccia star bene.
In che modo pensi che la tua arte sia cambiata da quando hai ripreso a dipingere?
Sono molto più libera, mi prendo molto più spazio sulla tela in generale, mi permetto di provare, sbagliare, cambiare 100 volte colori.
Quali direzioni senti oggi più vicine alla tua crescita artistica?
Eh onestamente non saprei proprio, dipingo per passione da autodidatta. Però una cosa a cui penso spesso è che mi piacerebbe che le persone provassero ad immergersi nei colori con le mani, senza aspettative nè obiettivi artistici. Quindi forse mi piacerebbe aiutare le persone a ritagliarsi del tempo per dipingere, tramite laboratori magari o qualcosa del genere.
Descriviti in tre colori.
Glicine, verde acqua, oro.