è un’attrice, conduttrice, speaker pubblicitaria e coach di dizione, nata a Napoli e cresciuta in Emilia-Romagna, dove sviluppa fin da giovanissima una forte passione per la recitazione. A sedici anni inizia a studiare teatro con Franco Mescolini, esperienza che segna l’inizio di un percorso artistico intrapreso per superare la timidezza e acquisire disciplina, per poi trasferirsi a Roma con l’obiettivo di lavorare professionalmente come attrice. La sua formazione prosegue presso il CTA Centro Teatro Attivo e attraverso corsi di doppiaggio con Ivo De Palma, Gino La Monica e Valeria Falcinelli, oltre alla Musical Academy diretta da Gino Landi e masterclass di recitazione cinematografica con Michele Placido e i Manetti Bros..
Nel corso della sua carriera prende parte a numerosi progetti per cinema e televisione, tra cui la fiction Un posto al sole, dove interpreta Antonietta Porzio. È protagonista del film Succede in una notte diretto da Emiliano Canova, esperienza che le consente di confrontarsi con un personaggio complesso e intenso, e nel 2025 è tra i protagonisti di Revolution, diretto da Corrado Ardone e prodotto da Maxima Film di Marzio Honorato e Germano Bellavia.
Tra i suoi lavori più significativi figurano anche il ruolo di protagonista in Herbert West Re-Animator di Ivan Zuccon, la partecipazione al film Ballad in Blood di Ruggero Deodato, il film Feralia di Davide Cancila e Stato di ebbrezza di Luca Biglione, accanto a Francesca Inaudi. Prende parte inoltre alle fiction Che Dio ci aiuti e Un passo dal cielo, mentre il suo debutto cinematografico avviene con la commedia Oggi a te, domani a me di Marco Limberti, al fianco di Giancarlo Giannini e Maria Grazia Cucinotta. Parallelamente lavora come protagonista in spot pubblicitari e come voce per radiocomunicati, consolidando la sua presenza anche nel mondo della comunicazione audio.
Nel 2016 riceve il premio come attrice emergente intitolato a Vincenzo Crocitti, mentre nel 2025 ottiene il riconoscimento come migliore attrice al Vesuvius Film Festival, confermando un percorso artistico caratterizzato da versatilità, intensità interpretativa e una costante evoluzione professionale.
Cos’è per te l’arte?
Per me l’arte è verità incarnata. È il luogo nel quale non puoi mentire, neanche a te stessa. È disciplina, ma anche abbandono. È il punto in cui la tecnica diventa presenza, ascolto, sensazioni. L’arte non consola: rivela. E quando rivela lascia il segno.
Quando hai capito che la recitazione sarebbe diventata non solo una passione, ma una vera scelta di vita?
L’ho capito quando ho smesso di chiedermi se fosse possibile e ho iniziato a chiedermi come farlo accadere. È stato un atto di decisione. Ho sentito che non era qualcosa che facevo, ma qualcosa che abitava dentro di me. E quando una cosa ti abita così profondamente, non è più solo una passione ma identità.
In che modo il teatro, iniziato in giovane età, ha influenzato il tuo approccio alla recitazione cinematografica e televisiva?
Il teatro mi ha dato radici. Mi ha insegnato l’ascolto, il ritmo, il rispetto del silenzio, delle emozioni e delle parole.
Sul palco non puoi barare: il pubblico sente tutto.
Nel cinema e nella televisione ho sempre cercato quella verità, ma con una sottrazione diversa, più intima. Il teatro mi ha insegnato l’energia; la macchina da presa mi ha insegnato la precisione.
Qual è stato il ruolo che ti ha trasformata di più, sia artisticamente che personalmente?
Ogni ruolo lascia una traccia, non riesco a definirne uno in particolare, ma quelli che ti trasformano davvero sono quelli che ti costringono a guardare parti di te che non volevi vedere.
Antonietta nella serie “Un posto al sole” ad esempio, mi ha dato la possibilità di parlare di un tema attuale, che a volte nel privato viene normalizzato perché siamo
in un’epoca nella quale c’è ancora poca educazione allo sviluppo dell’intelligenza emotiva: la violenza.
È stata un’esperienza meravigliosa e una responsabilità.
I personaggi ambigui, fragili, ed imperfetti mi hanno insegnato la comprensione dell’animo umano attraverso le sue sfumature. Artisticamente mi hanno resa più coraggiosa, e personalmente più consapevole.
Interpretare la protagonista Cornelia in “Succede in una notte” che tipo di sfida emotiva e interpretativa ha rappresentato per te?
Cornelia è stata una prova di equilibrio. È un personaggio che vive tra luce e ombra, tra controllo e vulnerabilità. La sfida è stata non giudicarla mai. Ho dovuto e voluto comprenderla anche nei suoi errori. Quando interpreti una protagonista così stratificata, non puoi restare in superficie: devi attraversarla. È stato un bellissimo viaggio.
Cosa ti affascina maggiormente dei personaggi forti ma controversi, e cosa cerchi di portare di tuo all’interno di questi ruoli?
Mi affascina la complessità. Amo chi ha crepe, contraddizioni, zone grigie. In quei ruoli porto la mia capacità di ascolto e la mia empatia. Non cerco di renderli necessariamente in grado di compiacere: cerco di renderli umani. E l’umanità è sempre magnetica e autentica.
Quanto il lavoro come speaker e coach di dizione ha arricchito la tua consapevolezza e il tuo controllo della voce come attrice?
La voce è uno strumento potente. Lavorare come speaker e coach mi dà una padronanza tecnica che sul set diventa libertà. Quando sai esattamente cosa stai facendo con il respiro, con il ritmo, con l’articolazione, puoi permetterti di lasciarti andare. La tecnica unita al “sentire” non ti ingabbia, ma ti libera.
Qual è l’insegnamento più prezioso che hai ricevuto durante la tua formazione con grandi maestri della recitazione e del doppiaggio?
Che il talento senza disciplina e perseveranza è fragile.
Che l’umiltà è una forza, non una debolezza.
I grandi maestri mi hanno insegnato il rispetto per il testo, per il silenzio, per il tempo.
Mi hanno insegnato a non compiacere ma ad interpretare.
E soprattutto mi hanno insegnato a non avere paura del vuoto: è lì che nasce qualcosa di autentico.
Cosa cerchi oggi in un progetto per scegliere di farne parte: la storia, il personaggio o la possibilità di esplorare nuovi territori espressivi?
Cerco tutte e tre le cose. Se una storia mi sembra interessante, se un personaggio mi mette a disagio in modo fertile, ha una psicologia complessa, e se sento che posso crescere attraverso quel lavoro, allora so che devo farlo. Oggi scelgo progetti che mi trasformano.
Come vivi il riconoscimento dei premi ricevuti e che valore hanno nel tuo percorso artistico?
I premi fanno piacere, ma non sono la mia bussola. Il mio parametro resta la qualità del lavoro e la coerenza con me stessa. Quando arrivano riconoscimenti li accolgo con gratitudine. Poi torno a rimettermi in gioco.
Quali direzioni o sogni artistici desideri esplorare nei tuoi prossimi lavori?
Mi affascinano i personaggi femminili complessi. Vorrei lavorare sempre più su progetti e storie fuori dagli schemi, che abbiano un respiro universale. Oggi sento il desiderio di attraversare linguaggi diversi: cinema d’autore, teatro contemporaneo, ma anche televisione. L’arte è movimento ed espressione quindi è piacevole sperimentarla su più fronti.
Descriviti in tre parole.
Determinata, sensibile, coraggiosa.