Quando osserviamo un dipinto, la nostra attenzione si concentra quasi esclusivamente sulla parte frontale – l’immagine stessa. I colori, la composizione, i soggetti raffigurati catturano lo sguardo e raccontano la loro storia. Ma cosa succede se giriamo il quadro e diamo un’occhiata al suo retro? Immediatamente si apre un mondo completamente diverso, che ci svela molto sulla genesi, il percorso e la storia dell’opera d’arte.
Il retro di un dipinto è spesso un luogo sottovalutato, ricco di informazioni. È come il passaporto dell’opera. Per restauratori e noi storici dell’arte può risultare più rivelatore della stessa parte anteriore. Qui si trovano frequentemente annotazioni scritte a mano dall’artista, indicazioni sul titolo o sull’anno di realizzazione, firme, etichette di mostre o gallerie e tracce di restauri. A volte sono visibili vecchi numeri d’inventario o marchi di trasporto, che raccontano il viaggio del quadro attraverso le diverse collezioni e proprietari. Le descrizioni autografe degli artisti – titoli manoscritti, varianti del titolo, dediche o modifiche – possono essere non solo interessanti, ma anche estremamente importanti per il significato e la valutazione di un dipinto, fornendo preziose informazioni per la ricerca biografica e sulla provenienza dell’opera.
Oltre a ciò, lo stato e i materiali presenti nel retro rivelano molto sulla tecnica esecutiva e sull’età del dipinto. Le tavole di legno del telaio a cuneo possono fornire dati sull’origine del legno, mentre il tipo di tela o la colla utilizzata aiutano a identificare pratiche regionali o determinati periodi storici. Crepe, scolorimenti o riparazioni mostrano come l’opera abbia resistito o sia stata curata nel tempo. I collezionisti appongono dietro agli oggetti d’arte i loro numeri archivistici, le case d’asta i numeri dei lotti: gli artisti non solo firmano, ma a volte realizzano vere e proprie composizioni sul retro della tela o annotano con mappe mentali i titoli delle opere. Chi partecipa a molte esposizioni ha l’opportunità di conoscere non solo i modi più insoliti per impacchettare i quadri, ma anche queste informazioni “nascoste” altrimenti.
Cornici, cartoni per pittura, tele e i relativi produttori, timbri dei fornitori di materiali artistici o annotazioni scritte sul telaio fatte dal corniciaio possono offrire indizi interessanti sull’autorialità delle opere. Per opere molto poco note, la tela usata può essere il primo indizio sulla regione e il periodo di realizzazione. Toppe, tagli, nastri adesivi presenti sul retro testimoniano danni precedenti, restauri o modifiche delle dimensioni e sono quindi importanti per la valutazione.
Inoltre, sul retro di un dipinto si trovano importanti indicazioni riguardo alla qualità della preparazione del supporto, ai materiali impiegati, all’età dell’opera o alla stabilità della cornice. Curiosamente, si possono scoprire anche opere scartate: da un lato perché alcuni artisti erano parsimoniosi, dall’altro perché il lato già dipinto della tela poteva avere una grana troppo grossolana, inducendo il pittore a sfruttare il rovescio tendendola nuovamente.
Anche il modo in cui un dipinto è montato – su telaio a cuneo, tavola di legno o cartone – racconta qualcosa sull’intenzione artistica e sul valore attribuito in epoche diverse. Ad esempio, in passato le tele erano spesso tese su telai molto semplici, mentre oggi si utilizzano cornici più elaborate per enfatizzare il valore dell’opera.
Infine, lo spazio tra parete e quadro stesso è significativo. Soprattutto nelle opere antiche, in questo spazio si notano non solo il retro dell’opera, ma anche tracce delle condizioni ambientali – polvere, umidità o piccoli resti di insetti – che forniscono informazioni su come il quadro è stato conservato o esposto. Questo “spazio nascosto” diventa così un silenzioso testimone della storia dell’opera.
In definitiva, il retro di un dipinto ci mostra che un’opera d’arte è molto più della sua faccia visibile. Esso rappresenta un archivio del passato che conserva le storie di artisti, proprietari e delle mostre in cui è stata esposta. Chi presta attenzione a questa seconda dimensione dell’opera ottiene una comprensione più profonda e una connessione più intensa con l’arte.
a cura della Dott.ssa Tanja Cacciotti – Storica e critica d’arte




