L’Aquila si prepara a diventare ancora una volta crocevia di riflessione culturale e sperimentazione artistica con una delle iniziative più significative inserite nel programma ufficiale di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Nel cuore simbolico e naturale della città, l’Orto Botanico dell’antico complesso celestiniano di Santa Maria di Collemaggio, prende forma “Germogliati semi. Omaggio a Joseph Beuys”, una mostra collettiva che supera i confini della celebrazione per trasformarsi in un dispositivo vivo di pensiero, azione e responsabilità.
Promossa dal MuBAq – Museo dei Bambini L’Aquila nell’ambito della sesta edizione di “Seminiamo Arte”, l’esposizione sarà inaugurata il 30 luglio 2026 alle ore 18 e resterà visitabile fino al 5 settembre, dal lunedì al venerdì. Ma più che una semplice mostra, il progetto si configura come un vero e proprio laboratorio collettivo in cui arte, ecologia e partecipazione si intrecciano in una narrazione complessa e profondamente attuale.
Al centro della riflessione vi è l’eredità di Joseph Beuys, figura chiave del Novecento artistico e teorico, la cui idea di “scultura sociale” viene qui reinterpretata alla luce delle urgenze contemporanee, prima fra tutte la crisi climatica. I curatori Antonio Gasbarrini e Mariano Cipollini costruiscono un impianto curatoriale rigoroso e al tempo stesso aperto, capace di restituire la visione beuysiana non come memoria cristallizzata, ma come pratica viva, dinamica, capace di generare nuove forme di consapevolezza.
L’Orto Botanico diventa così non solo spazio espositivo, ma luogo simbolico e operativo: un presidio naturale che si trasforma in “reattore collettivo”, dove l’arte si radica nella terra e dialoga con essa. In questo contesto, la dimensione ambientale non è un semplice tema, ma una condizione imprescindibile, una lente attraverso cui rileggere il rapporto tra uomo, natura e società.
La forza della mostra risiede nella sua struttura corale. Oltre trenta artisti, italiani e internazionali, sono stati chiamati a confrontarsi con il pensiero di Beuys, dando vita a una geografia di interventi che si sviluppa come una foresta concettuale, fatta di linguaggi, materiali e visioni differenti. Ogni opera rappresenta un nodo autonomo, ma al tempo stesso parte integrante di una rete più ampia, in cui la creatività diventa energia plastica capace di modellare lo spazio sociale.
Tra i protagonisti di questo mosaico polifonico figurano artisti come Alessandro Antonucci, Paola Babini, Rosetta Berardi, Vito Bucciarelli, Mirta Carroli, Gianfranco D’Alonzo, Yvonne Ekman, Okan Gökgöz, Jörg Grünert, Francesco Guadagnuolo, Virginia Ryan, Silvia Stucky e molti altri. Ognuno di loro contribuisce con una propria ricerca, mantenendo autonomia espressiva ma condividendo una responsabilità comune: interrogare il presente e proporre nuove possibilità di relazione tra individuo e ambiente.
Particolarmente significativa è la presenza di Francesco Guadagnuolo, la cui ricerca si concentra sul ruolo dell’essere umano all’interno della crisi ecologica. Il suo intervento si inserisce in continuità con precedenti esperienze dedicate ai cambiamenti climatici, ma qui assume una dimensione ancora più profonda. Attraverso il linguaggio del Transrealismo umanizzante, Guadagnuolo costruisce un ritratto di Beuys che diventa al tempo stesso riflessione antropologica e denuncia etica.
L’opera integra elementi del ciclo “I luoghi del corpo”, con frammenti anatomici che richiamano la fragilità e la complessità dell’essere umano. In questo modo, la questione ambientale viene ricondotta a una dimensione interiore: non può esserci cura del pianeta senza una trasformazione profonda dell’individuo. L’arte si fa dunque spazio di riconnessione, capace di ricucire la frattura tra il corpo umano e quello della Terra.
Accanto alla mostra, il progetto si espande in una rete di iniziative che ne amplificano la portata culturale. La fotografia di S. Fontebasso De Martino sarà ospitata al Palazzetto dei Nobili, mentre un seminario scientifico dedicato all’Orto Botanico e al pensiero di Beuys è previsto per l’inizio di settembre. Un sistema articolato di eventi che contribuisce a restituire la complessità di un artista che ha profondamente ridefinito il ruolo dell’arte nella società contemporanea.
In questo scenario, L’Aquila si conferma non solo come luogo di memoria e ricostruzione, ma come laboratorio attivo di nuove visioni. La città, segnata da una storia recente di rinascita, diventa il contesto ideale per accogliere una riflessione che mette al centro la responsabilità collettiva e la possibilità di immaginare un futuro diverso.
“Germogliati semi” non è dunque soltanto un omaggio, ma un invito. Un invito a partecipare, a interrogarsi, a prendersi cura. Come suggerisce il titolo stesso, si tratta di un processo in divenire, in cui ogni gesto, ogni idea, ogni opera può diventare seme di cambiamento. In un tempo segnato da crisi e trasformazioni, l’arte torna a essere strumento di consapevolezza e possibilità, capace di generare nuove forme di comunità e nuovi modi di abitare il mondo.




