LaLaLaLaLaLaLa – Identity Tests

è il primo progetto espositivo in galleria di Chiara Sibilla, giovane artista milanese classe 2003, che dal 2 al 20 settembre porta negli spazi di AMY-d Arte Spazio una ricerca in cui suono, materia, corpo, identità e relazione si incontrano dando vita a un’esperienza che supera i confini tradizionali dell’arte visiva. L’opening performance è prevista per il 9 settembre e rappresenta uno dei momenti centrali di un percorso espositivo concepito non semplicemente come una successione di opere, ma come un ambiente da attraversare e abitare, in cui lo spettatore è chiamato a mettere in discussione il proprio modo di ascoltare, osservare e partecipare.

Il punto di partenza della ricerca di Sibilla è il suono, ma non inteso esclusivamente nella sua dimensione musicale. L’artista lo considera una materia da trasformare, manipolare e ricollocare all’interno di contesti nuovi, fino a renderlo capace di assumere una funzione relazionale. La sua stessa storia familiare sembra avere contribuito a orientare questa sensibilità. La madre e il nonno hanno lavorato per tutta la vita intorno alla dimensione del suono, mentre il padre lo ha assorbito. Sibilla sceglie invece di modellarlo, cercando di conferirgli un corpo, una direzione e una possibilità espressiva differente.

Nella sua ricerca il suono non deve necessariamente essere musica, né deve rispondere ai criteri tradizionali di purezza o armonia. Diventa piuttosto un elemento da sottrarre alla propria funzione originaria per trasformarlo in qualcosa di nuovo, capace di generare relazioni, domande e possibilità. La parola, il logos, assume in questo processo un ruolo fondamentale: è attraverso la sua dimensione concreta e comunicativa che il suono può diventare materia narrativa e strumento di incontro tra storie differenti.

La riflessione dell’artista si inserisce così in una pratica contemporanea nella quale la disattivazione di una funzione originaria non coincide con una perdita, ma con l’apertura di nuove potenzialità. Un principio che richiama anche il concetto di brachliegen, utilizzato da Giorgio Agamben per indicare il “giacere inattivo” e quella condizione nella quale la sospensione di una funzione può permettere l’emersione di possibilità nuove. È proprio questa apertura a caratterizzare il lavoro di Sibilla, interessata a trasformare strumenti, materiali e linguaggi per scoprire ciò che possono diventare una volta liberati dal loro utilizzo abituale.

LaLaLaLaLaLaLa – Identity Tests nasce quindi come un sistema dinamico nel quale spazio, opere, strumenti e persone entrano in relazione. Il progetto è accompagnato da un testo critico di Jacopo Uberti, mentre la direzione tecnica è affidata al regista Davide Masciandaro. La mostra si sviluppa attraverso installazioni, ambienti acustici, opere pittoriche, sculture, video e performance collaborative, costruendo un percorso che attraversa differenti linguaggi senza cercare di ricondurli a una categoria unica.

Il suono diventa in questo contesto una vera e propria architettura invisibile. Le opere non si limitano a produrre o rappresentare suoni, ma invitano il pubblico a interrogarsi sulla natura dell’ascolto. L’esperienza espositiva può essere vissuta in modo rapido e distratto oppure attraverso una presenza più consapevole, capace di lasciarsi coinvolgere dalle relazioni tra materia, spazio e percezione. È una distinzione importante per comprendere la poetica di Sibilla, che considera l’ascolto non soltanto come un atto sensoriale, ma anche come una forma di apprendimento e di relazione.

In questo senso, la sua ricerca può essere accostata alle pratiche di artisti contemporanei come Tarek Atoui, nei cui lavori il suono diventa occasione di sperimentazione, improvvisazione e partecipazione. Sibilla sviluppa però un percorso personale, caratterizzato dalla trasformazione di strumenti e oggetti appartenenti alla tradizione musicale e dalla loro ricollocazione all’interno di un sistema artistico nel quale la funzione originaria viene modificata, alterata o completamente ripensata.

Pitture a olio, disegni, sculture in bronzo, argilla, terracotta, plastica, marmo e silicone convivono con strumenti a fiato e dispositivi sonori. La mostra rifiuta una successione rigidamente cronologica e procede invece attraverso ritorni, trasformazioni e rimandi. Anche la luce naturale che entra dalle grandi vetrate della galleria diventa parte dell’opera, intervenendo sulle superfici e modificando continuamente la percezione dello spazio.

Tra i lavori presentati compare COMPOSIZIONE DI LA(A) del 2025, un pianoforte monotasto che prende avvio dal suono del diapason, strumento concepito per produrre una sola nota, il La. Quel suono diventa simbolicamente il punto di partenza di un processo che recupera una dimensione primigenia dell’esperienza musicale e la trasforma in una pratica di ascolto e ripetizione.

All’ingresso della mostra si trova invece CHEESE – RITRATTO DI FAMIGLIA, grande dipinto a olio su tela del 2026, delle dimensioni di 205 per 285 centimetri. L’opera propone un ritratto familiare inconsueto, nel quale la parte visibile del soggetto è quella interna. La bocca aperta, i denti e l’osso diventano elementi attraverso i quali emerge una dimensione intima, quasi segreta. La bocca diventa così il luogo da cui passa la verità, ma anche il punto attraverso il quale il suono può trasformarsi in parola.

La partecipazione del pubblico è invece centrale in Flauti a percussione, installazione del 2026 composta da circa duecento strumenti in argilla di dimensioni differenti. Gli oggetti, caratterizzati da una forma tubolare e da fori, possono essere impugnati e percossi, trasformando il visitatore da semplice osservatore in parte attiva dell’opera.

Il corpo entra direttamente nella produzione sonora con ARMONIC FIGHT, performance del 2026 nella quale due armoniche a bocca modificate vengono utilizzate da due pugili. Il suono del respiro cambia in relazione allo sforzo fisico, rendendo la composizione dinamica e imprevedibile. A dirigere l’esecuzione non è un direttore d’orchestra, ma un arbitro-giudice. La performance mette così in relazione corpo, fatica, competizione e musica, trasformando la produzione sonora in una traduzione immediata dell’esperienza fisica.

Un’altra opera significativa è Flauto a quattro mani, del 2025, nata dalla reinterpretazione di un semplice flauto dolce in plastica, tradizionalmente associato alla didattica musicale. Sibilla ne raddoppia la struttura, rendendo necessaria la presenza simultanea di due persone per poterlo suonare. I due musicisti devono condividere il fiato e trovare un equilibrio attraverso l’ascolto reciproco. L’opera diventa così una riflessione sulla collaborazione, sull’intimità e sulla relazione tra i corpi.

Con Ocarina a pompa, installazione sonora del 2025 realizzata attraverso sculture in bronzo lucido e pompe, l’artista interviene invece sulla materia dello strumento per modificarne radicalmente il suono. Le ocarine, realizzate in collaborazione con la Fonderia Andreis di Rozzano, producono una sonorità metallica e possono essere ascoltate soltanto attraverso un’azione lenta, paziente e ripetitiva. Il gesto dell’esecutore rimane distante dallo strumento e mette in evidenza il rapporto tra corpo, macchina e voce sonora.

All’interno dell’esposizione trova spazio anche Baci, installazione in terracotta realizzata tra il 2020 e il 2021, mentre l’ultima stanza è dedicata soprattutto alla dimensione audiovisiva e performativa. Qui video e performance sono montati in un continuum e proiettati in loop, permettendo ai diversi campi di ricerca dell’artista di incontrarsi.

Tra questi lavori c’è COMIZIO ELETTORALE, video del 2025 nel quale un messaggio propagandistico, nato per persuadere, viene trasformato fino a diventare incomprensibile. La comunicazione perde così la propria funzione originaria, mettendo in discussione il rapporto tra linguaggio, potere e comprensione.

In CHIROPTERA, video del 2024 della durata di sei minuti, la città viene invece ricostruita attraverso il suono, prendendo ispirazione dal sistema di ecolocalizzazione utilizzato dai pipistrelli. Milano viene così restituita attraverso una dimensione alternativa, fatta di suoni silenziosi e udibili, di tracce e percezioni che normalmente rimangono al di fuori dell’esperienza visiva.

CASA NUOVA, video e installazione del 2023, affronta invece il tema della transizione e del cambiamento attraverso il racconto di un amore incapace di sopportare il proprio peso. Il progetto richiama la tradizione della fotografia post-mortem e utilizza anche riferimenti all’universo di David Lynch, trasformando i corpi in figure prive di una precisa identità sessuale e di un desiderio riconoscibile. Il coniglio diventa un elemento di passaggio tra mondi differenti, mentre la dimensione domestica si trasforma in uno spazio sospeso e perturbante.

Più recente è CAVALLI E CONSAPEVOLEZZA, nato nel 2026 durante una residenza artistica in Germania e destinato a svilupparsi ulteriormente attraverso performance, video e fotografia. Al centro del progetto c’è un uomo che decide di abbandonare la propria condizione per diventare un cavallo e trasferirsi in Svizzera. Il confine tra finzione e documento rimane volutamente incerto: non è possibile stabilire se l’uomo esista realmente né se la sua trasformazione possa compiersi. Anche in questo caso Sibilla utilizza l’assurdo e l’impossibile per interrogare l’identità e il desiderio di trasformazione.

L’intero progetto si inserisce nel nuovo percorso economART di AMY-d Arte Spazio, costruito attorno alle “Stanze di ascolto”, esperienze partecipative che coinvolgono direttamente il pubblico e propongono l’arte come pratica sistemica, capace di generare connessioni e significati. L’obiettivo non è soltanto presentare un prodotto finito, ma costruire un processo aperto, umano e in continua trasformazione, nel quale opere, artisti, pubblico e spazio diventano elementi interdipendenti.

È proprio questo aspetto a rendere particolarmente significativa la mostra di Chiara Sibilla. La giovane artista non utilizza il suono come semplice accompagnamento alle opere visive, ma lo trasforma in un vero materiale plastico e concettuale. Gli strumenti vengono alterati, deformati, duplicati e ricostruiti; le loro funzioni vengono messe in discussione e sostituite da nuove possibilità. Il risultato è un paesaggio sensoriale nel quale la materia visiva e quella sonora smettono di essere mondi separati.

La ricerca di Sibilla si muove quindi verso una concezione sempre più intermedia dell’arte, nella quale non esistono più confini rigidi tra pittura, scultura, performance, video, musica e installazione. Il suono, proprio per la sua natura immateriale, diventa uno dei mezzi più efficaci per attraversare questi confini e costruire relazioni tra linguaggi, luoghi e storie.

Al centro rimane il tema dell’identità, intesa non come qualcosa di stabile e definitivo, ma come una condizione continuamente in trasformazione. Le opere sembrano chiedere allo spettatore di interrogarsi sul proprio modo di percepire il mondo, sulla relazione con gli altri e sulla possibilità di modificare le proprie coordinate. L’arte diventa così uno strumento per ricalibrare il rapporto con sé stessi e con ciò che ci circonda.

Il progetto espositivo assume quindi la forma di un racconto polifonico che attraversa gli spazi della galleria e mette in relazione linguaggi differenti della contemporaneità. Non una mostra costruita attorno a un’unica tecnica o a una sequenza lineare, ma un ambiente in cui ogni opera può generare nuove connessioni con le altre e con chi osserva.

La scelta di dedicare il primo show in galleria a una ricerca così fortemente sperimentale conferma anche la vocazione di AMY-d Arte Spazio come luogo di ricerca e contaminazione tra le arti. Il progetto economART, infatti, interpreta lo scouting non soltanto come selezione, ma come ascolto e accompagnamento degli artisti, cercando di comprendere le motivazioni profonde che alimentano ogni percorso creativo. La qualità del lavoro, la capacità di sperimentare, di collaborare e persino di sbagliare diventano parte integrante del processo.

In questa prospettiva, LaLaLaLaLaLaLa – Identity Tests non è soltanto l’esordio di Chiara Sibilla in galleria, ma rappresenta una dichiarazione di poetica. È una mostra da ascoltare oltre che da guardare, un percorso nel quale il suono acquista corpo, la materia acquisisce voce e lo spettatore viene chiamato a diventare parte dell’esperienza.

La mostra invita così a rallentare e ad abbandonare la fruizione distratta dell’opera per entrare in uno spazio di ascolto più profondo. Perché, nella ricerca di Sibilla, il suono non è soltanto ciò che si sente: è ciò che mette in relazione, ciò che conserva una traccia, ciò che può trasformare un oggetto, un corpo o una storia. E proprio in questa capacità di trasformazione trova la sua forza una ricerca giovane, ma già orientata verso una concezione dell’arte come esperienza aperta, collettiva e continuamente in divenire.

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