Aprile arriva con una promessa delicata. La luce si allunga, l’aria cambia consistenza, qualcosa dentro si risveglia. Una spinta viva attraversa il corpo e porta con sé entusiasmo, desiderio, movimento. C’è profumo di vita. Si sente proprio, anche nelle cose piccole. E insieme a questa spinta… arriva anche una tentazione. Fare tutto. Subito. Insieme. Ovviamente. Nuovi progetti, nuove abitudini, nuove idee. Una lista che cresce mentre l’energia sale, come se finalmente fosse il momento giusto per diventare quella versione di te che hai immaginato durante l’inverno (tra uno sbadiglio e l’altro). Dai che si spacca.
All’inizio sembra bellissimo. Ti senti accesa, presente, piena, meravigliosamente in fiore. Ti muovi più veloce, pensi più veloce, desideri di più. Wow! La vita sembra aprirsi. Poi, a un certo punto, qualcosa cambia ritmo. Ahi. Un piccolo scarto, quasi impercettibile. Il corpo rallenta appena. Il respiro si accorcia. L’energia, che sembrava infinita, inizia a chiedere spazio. Una vocina si affaccia e sussurra: “respira” (cito Ros, la mia commercialista e tanto altro). Ed è proprio lì che succede qualcosa di interessante. Perché la mente continua a dire: “ancora, ancora, ancora”. Spinge, propone, incalza. Ha mille idee, tutte valide, tutte urgentissime, tutte importanti.
Il corpo invece cambia linguaggio. Olé. Bisbiglia: “scegli”. Accidenti! Con una chiarezza semplice, quasi silenziosa… eppure potentissima. Cosa dovrei scegliere? Dove andare, cosa nutrire e cosa lasciare sullo sfondo. In poche parole: priorità. E qui arriva la parte vera. Io, in questo, sono pessima. Lo dico ridendo, ma fino a un certo punto, chi mi conosce lo sa bene. Perché quando l’energia sale, anche io sento quella voglia di infilarmi ovunque. Dire sì, creare, iniziare, espandere, divento uno strano animaletto frenetico, un incrocio tra una lepre e uno scoiattolo, che chiamo “leprottola”! E si scansi chi può. Ogni volta il corpo, con una pazienza infinita, mi riporta lì: una cosa alla volta, ma scelta bene. Vale sei la solita testona affamata di vita, però devi respirare. Aprile ha questa qualità: amplifica. Amplifica l’energia, le possibilità, ma anche la dispersione. E dentro questa amplificazione serve un centro. Attenzione, perché proprio qui il corpo diventa una bussola finissima.
Segue ciò che ha radici. Non si lascia sedurre solo da ciò che brilla. Riconosce ciò che resta. Ti accorgi che alcune cose ti accendono in modo pieno, caldo, stabile. C’è presenza, c’è profondità, c’è un senso di casa. Altre invece accendono veloce. Sono scintille bellissime… e altrettanto rapide a spegnersi. Ti lasciano con una sensazione strana, come di vuoto leggero. Questa differenza è preziosa ed essenziale. Ricordiamolo. È il punto in cui smetti di rincorrere e inizi ad abitare. Abitiamo il nostro corpo. Perché la vera energia della primavera è far crescere ciò che è vivo. Lo so, la narrazione comune parla di fare di più, fare meglio, fare tutto. E invece no. È crescita, radicamento, direzione. E ciò che è vivo, nel corpo, si riconosce. Sbam. Si riconosce perché resta, nutre e anche mentre richiede energia, restituisce presenza. Che meraviglia! Ti senti più dentro, più orientata, e soprattutto il corpo così facendo mette radici. Il resto crea rumore. Un rumore lieve, quasi inavvertibile. Si infila nelle giornate piene, nei pensieri veloci, nelle cose fatte “perché sì”.
Riempie il tempo… e svuota il sentire. Allora aprile diventa un invito diverso: a muoverti, sì, a creare, sì, a lasciarti attraversare da questa energia nuova e frizzantina. A godertela anche, perché è bella. E insieme, a scegliere con cura. Tutto ciò che chiama merita spazio? Tutto ciò che entusiasma merita energia? Tutto ciò che appare possibile è anche nutriente? Il corpo questo lo sa. Sempre. Solo che parla piano. Serve presenza per ascoltarlo mentre tutto intorno accelera, mentre tutto sembra urgente, importante. Quando lo fai, qualcosa cambia davvero. Le azioni si semplificano, le scelte si chiariscono, le giornate si alleggeriscono, pur restando piene. L’energia smette di disperdersi e inizia a prendere forma. Riesci a percepirlo?
L’energia va nel punto giusto e da lì cresce con naturalezza e continuità. Con una forza che si sente, stabile, radicata, viva. Una forza che non ha bisogno di sforzo continuo per esistere. Quando la direzione è incarnata, il movimento cambia qualità. Cessa di essere frenesia e diventa espressione. Il mio augurio per te (e per me): fai in modo che cresca ciò che scegli.
Con affetto, Valentina Gazelle Self Love
Il corpo non mente. Le Carte lo ascoltano. La danza lo libera.
a cura di Valentina Gazelle




