Vincenzo Ruggiero

in arte Vichi, nato ad Avellino e residente a Reggio Emilia dal 1967, è un artista autodidatta che ha intrapreso il suo percorso pittorico in età matura, trasformando una sensibilità…

BIOGRAFIA

#Vincenzo Ruggiero

in arte Vichi, nato ad Avellino e residente a Reggio Emilia dal 1967, è un artista autodidatta che ha intrapreso il suo percorso pittorico in età matura, trasformando una sensibilità creativa sempre presente in una pratica artistica concreta e continua. Dopo una vita lavorativa lontana dal mondo dell’arte, riscopre nel 2021 un impulso espressivo profondo, che lo porta a dedicarsi con passione alla pittura astratta.

Già in passato aveva dato forma alla propria creatività attraverso opere realizzate con materiali di recupero, come legni raccolti in natura e oggetti destinati al riuso, creando quadri e lampade dal forte carattere artigianale. Tuttavia, è solo recentemente che questa inclinazione si è manifestata in modo più strutturato, grazie anche a un incontro casuale con un’opera vista in una serie televisiva, che ha acceso in lui una nuova curiosità e un desiderio di ricerca.

Attraverso lo studio autonomo e l’osservazione di artisti online, ha iniziato a sperimentare tecniche e materiali, approfondendo in particolare la pittura acrilica e l’arte materica. Il suo lavoro si muove nell’ambito dell’astrazione, con opere che esplorano colore, densità e gesto, talvolta ispirandosi a grandi maestri come Mark Rothko e Jackson Pollock, pur mantenendo un approccio libero e in continua evoluzione.

Ad oggi ha realizzato circa sessanta tele di diverse dimensioni, senza vincolarsi a uno stile definito, ma lasciando spazio alla sperimentazione e alla scoperta. Si definisce un apprendista dell’arte astratta, in un percorso aperto e autentico, guidato dalla curiosità e dal desiderio di esprimere attraverso la materia e il colore la propria visione interiore.

Cos’è per te l’arte?

Come definire l’arte: potrebbe essere una voce che l’essere umano ha dentro oppure un linguaggio per comunicare con le persone. L’arte è semplicemente bellezza. Non è il quadro, ma lo stupore che suscita in chi lo guarda, è l’attenzione per i dettagli.

Cosa ha rappresentato per te il momento in cui hai riscoperto la pittura dopo anni di pausa?

Il desiderio di iniziare questo nuovo percorso era eccitante e allo stesso tempo mi creava dubbi, non avendo la minima conoscenza dei colori acrilici e della pittura astratta. Poi l’emozione ha prevalso su tutto.

Quanto ha influito il tuo passato creativo con materiali di recupero sul tuo approccio attuale alla pittura?

Dal mio passato creativo ho tratto fiducia per intraprendere questo nuovo percorso, ero consapevole della mia sensibilità artistica, non dovevo fare altro che riaccendere la fiamma e trasformare le emozioni nei colori di una tela.

C’è un’emozione o uno stato d’animo che cerchi di trasferire più spesso nelle tue opere astratte?

Non in particolare, non trovo al momento l’urgenza di far trasparire il mio stato d’animo. Lascio le mie opere libere, intendo senza un titolo, proprio perché chi le osserva possa non sentirsi condizionato, nemmeno da un titolo, e dare spazio alla propria immaginazione e fantasia.

Guardando ai tuoi lavori, ti riconosci di più nel gesto istintivo o nella ricerca di equilibrio e composizione?

Definirei i miei lavori un mix di istinto ed equilibrio. Da autodidatta osservo le opere dei grandi artisti per apprendere l’armonia e la composizione. Poi nella realizzazione del mio lavoro prevale il mio istinto, il mio modo di essere e di vedere danno forma all’idea iniziale.

Quali sono le tecniche o i materiali che ti incuriosiscono di più e che vorresti sperimentare in futuro?

Fino a questo momento ho provato diverse tecniche e materiali, dai colori molto diluiti, liquid art, all’applicazione sulla tela di carta o cartone, all’uso di gesso acrilico o pasta acrilica, arte materica. La mia curiosità mi spingerà sicuramente a cercare nuovi metodi da apprendere e sperimentare.

L’essere autodidatta è per te un limite o una libertà?

Potrebbe essere un limite poiché mi rendo conto che in qualsiasi disciplina i fondamentali hanno molta importanza. Tuttavia, non avendo schemi mentali, mi sento più libero di affidarmi alla mia creatività e fantasia. Con il tempo spero di migliorare anche laddove manco di una preparazione vera e propria.

Tra le tue circa sessanta tele, ce n’è una a cui sei particolarmente legato? Perché?

Tra i lavori da me realizzati ad oggi, certamente la prima tela è quella che mi emoziona di più, una tela 50×50 con un tema geometrico che forse oggi realizzerei diversamente, ma era il mio primo lavoro, ne ero soddisfatto e mi son detto che potevo continuare.

Quanto ti hanno influenzato artisti come Rothko o Pollock nel tuo percorso?

Artisti come Rothko o Pollock sono ammirati ed apprezzati in tutto il mondo. Mentre prima li conoscevo per le loro opere meravigliose che mi incantavano sempre, quando ho impugnato il pennello ho studiato le tecniche da loro utilizzate quali il “dripping” o le “campiture”, le ho trovate molto stimolanti e ho cercato di replicarle. Naturalmente con risultati ben diversi, ma per me interessanti e gratificanti. Un altro motivo per continuare.

Pensi che in futuro cercherai uno stile riconoscibile o preferisci continuare a sperimentare?

La mia continua esigenza di imparare, per il momento non mi porta ad avere uno stile riconoscibile. Sento ancora la necessità di continuare a sperimentare e dare spazio alla creatività e alla fantasia. L’arte astratta ha veramente un infinito modo di esprimersi, perché fermarsi ad un unico stile?

Cosa significa per te definirti “apprendista dell’arte astratta”?

Mi definisco apprendista perché sono nella piena fase di apprendimento dell’arte astratta, ma pensando al significato stesso della parola non si finisce mai di acquisire nuove conoscenze e capacità nel mondo sconfinato dell’arte. E allora non mi pongo limiti e sono fiducioso

Descriviti in tre parole.

Ironico, sensibile, passionale.

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