34 anni, originaria del Veneto e residente a Salerno, è un’artista che vive la propria pratica come una necessità profonda e viscerale. Determinazione, perseveranza e una forte tensione interiore guidano il suo percorso creativo, alimentando una ricerca costante orientata all’esplorazione dell’identità e della verità emotiva.
Fotografa e pittrice, sviluppa un linguaggio espressivo che si muove tra immagine e materia. Attraverso la fotografia cattura frammenti di realtà con uno sguardo diretto e autentico, privilegiando il bianco e nero per esaltare i contrasti e rivelare la dimensione più intima ed essenziale dei soggetti. La pittura rappresenta invece uno spazio di trasformazione, dove reinterpreta spesso i propri scatti fotografici in chiave espressionista contemporanea, dando vita a opere in cui il corpo, e in particolare il nudo, diventa simbolo di vulnerabilità, libertà e verità.
Il dialogo continuo tra fotografia e pittura costituisce il fulcro della sua ricerca artistica, in un processo che unisce osservazione e introspezione. Le sue opere emergono come testimonianze di un’indagine personale e autentica, capaci di restituire immagini cariche di intensità emotiva e significato, espressione di un bisogno profondo di comprendere e raccontare la complessità dell’esperienza umana.
Cos’è per te l’arte?
Per me l’Arte non è solo un’espressione creativa, ma una visione continua e instancabile del mondo. È il mio unico vero senso di vita. Non riesco nemmeno a immaginare un’esistenza senza di essa, anche se spesso faccio fatica a spiegarlo a parole. L’arte, per me, non si limita alla pittura o alla fotografia: si manifesta in tutto ciò che faccio. È nei piatti che cucino, nel modo in cui amo, nelle emozioni che attraverso, nei pianti profondi e nelle risate a squarciagola. È una presenza costante, un filo invisibile che lega ogni gesto, ogni esperienza, ogni respiro. Potrei continuare all’infinito, perché per me l’arte non è qualcosa che si accende e si spegne: è quotidiana e infinita. Non è fuori da me. È in me.
In che modo il tuo trasferimento dal Veneto a Salerno ha influenzato la tua sensibilità artistica e il tuo modo di osservare la realtà?
Sono nata in Veneto e per amore mi sono trasferita a Milano, dove ho vissuto per oltre dieci anni. Ho lavorato in ospedale e in RSA come OSS. Dico “ero” perché oggi sono diventata ciò che ho sempre sentito dentro di me: un’artista. Per anni ho vissuto due vite: di giorno nei reparti, tra turni e responsabilità; di sera e spesso di notte a dipingere. Quello che sembrava un hobby era in realtà la mia vera essenza. La frenesia del Nord non mi apparteneva fino in fondo. Ho sempre sentito un forte richiamo verso il Sud, verso i suoi ritmi più lenti e autentici. Così io e mio marito abbiamo scelto di trasferirci per iniziare una nuova vita — e per dare finalmente spazio al mio vero essere.
Quando hai capito per la prima volta che l’arte sarebbe diventata una necessità e non solo una forma di espressione?
A 32 anni ho capito che, nonostante tutto, non mi sentivo realizzata. Dentro di me c’era un vuoto che non potevo più ignorare. Il mio corpo ha iniziato a mandarmi segnali sempre più forti, attraverso diverse disfunzioni fisiche: era come se cercasse di fermarmi, di costringermi ad ascoltare ciò che la mia mente continuava a mettere da parte. Io, però, ho resistito, ho fatto finta di nulla… e oggi ne porto ancora le conseguenze. A un certo punto ho capito che non potevo più andare avanti così. Ho scelto di fermarmi e di dare finalmente ascolto a quella voce interiore che da tempo gridava aiuto.
La fotografia e la pittura convivono nel tuo percorso: quale delle due senti più istintiva e quale più riflessiva?
Entrambe sono istintive e riflessive.
Il bianco e nero è una scelta molto precisa: cosa ti permette di raccontare che il colore, per ora, non può esprimere allo stesso modo?
Le fotografie in bianco e nero sono poesia pura. Raccontano ciò che il colore, a volte, non riesce a dire. Nelle ombre, nelle sfumature, nelle infinite scale di grigio si nascondono pensieri misteriosi, intimi, quasi profani — emozioni che sfuggono alle parole. Il bianco e nero spoglia l’immagine del superfluo e lascia spazio all’essenza: luce e ombra diventano linguaggio, silenzio che parla.
Il tuo lavoro pone una forte attenzione al corpo e al nudismo: cosa rappresenta per te il corpo umano a livello simbolico ed emotivo?
Il corpo umano è un capolavoro della natura, un’opera viva che racconta l’origine stessa della vita. Il nudo non è provocazione: è essenza. È ciò che siamo prima di ogni sovrastruttura, prima degli abiti, prima delle convenzioni. Ci vestiamo per cultura, per educazione, per contesto sociale — ma nasciamo nudi, autentici, senza filtri. Un corpo nudo rappresenta libertà, forza e verità. Nell’antichità il nudo era simbolo di sacralità e armonia vitale, non di scandalo. Oggi abbiamo spesso deformato questa visione, confondendo l’esposizione con la volgarità. Eppure il corpo, in tutte le sue forme, imperfezioni e unicità, resta arte. È identità, è storia, è linguaggio silenzioso.
Quando trasformi una tua fotografia in un dipinto, cosa cambia nel passaggio dall’immagine alla materia?
Sono due forme artistiche, due passioni che mi appartengono profondamente. Non potrei scegliere l’una al posto dell’altra: devono camminare insieme, allo stesso ritmo. La mia arte è scattare la fotografia. La mia arte è anche dipingerla. Sono due linguaggi diversi, ma raccontano la stessa visione.
Le tue opere sembrano nascere da un’esigenza interiore molto intensa: la creazione artistica per te è più un atto di liberazione, di comprensione o di trasformazione?
La mia Arte nasce come Terapia, un atto liberatorio, comprensione e di trasformazione quotidiana.
Quanto conta l’istinto rispetto al controllo nel tuo processo creativo?
L’istinto è la mia ispirazione, il mio motore.
Ti riconosci maggiormente nella definizione di fotografa o di pittrice, oppure senti che la tua identità artistica esiste proprio nell’unione di entrambe?
Unione di entrambe.
Quali emozioni o verità senti il bisogno più urgente di esplorare attraverso la tua arte oggi?
Provo una moltitudine di emozioni, positive e negative, che vivo intensamente e che si riflettono nelle mie opere. La mia missione è raccontare me stessa e dare voce a ciò che spesso le persone non riescono a esprimere, attraverso qualcosa di autentico. Non amo le conformità e non mi conformo: mostrarsi per ciò che si è realmente è, per me, un atto di amore verso se stessi, una liberazione in una società sempre più anestetizzata.
Il tuo lavoro è profondamente legato all’identità: quanto c’è di autobiografico nelle tue opere?
Tutto ciò che creo, lo vivo profondamente e lo riproduco.
Guardando al futuro, in che direzione senti che la tua ricerca artistica si evolverà?
Veronica deve campare SOLO DI ARTE.
Descriviti in tre parole.
OSSESSIONATA-DETERMINATA-PERSEVERANTE.