Veronica Cellamaro

classe 1994, è una scrittrice appassionata di lettura e scrittura fin da giovane età. Nel 2015 ha iniziato a pubblicare i suoi racconti sulla piattaforma Wattpad, dove ha ottenuto un…

BIOGRAFIA

#Veronica Cellamaro

classe 1994, è una scrittrice appassionata di lettura e scrittura fin da giovane età. Nel 2015 ha iniziato a pubblicare i suoi racconti sulla piattaforma Wattpad, dove ha ottenuto un significativo riscontro: due delle sue storie brevi hanno raggiunto rispettivamente 81 mila e 72 mila visualizzazioni.

Nei suoi romanzi affronta temi profondi legati alla rinascita personale e alle verità scomode, dando voce a emozioni autentiche e percorsi interiori complessi. Amante degli animali, si riconosce nella citazione “Life is short so take the time and appreciate”, che riflette il suo approccio alla vita e alla scrittura.

Vive a Cerignola, in provincia di Foggia, e ha pubblicato quattro romanzi disponibili su Amazon e Kindle Unlimited.

Qual è stato il momento in cui hai capito che la scrittura sarebbe diventata una parte fondamentale della tua vita?
Scrivo da sempre, fin da bambina: ho iniziato con un diario segreto per poi passare alle fanfiction. Il punto di svolta è arrivato nel 2015, quando ho deciso di pubblicare i miei primi racconti su Wattpad. In quel momento ho capito che la scrittura non era solo un hobby, ma una parte viscerale di me: un mezzo per evadere dalla realtà e dare finalmente voce e forma alle tantissime idee che mi affollavano la testa.

Cosa ti ha spinto a iniziare a pubblicare su Wattpad e che ricordi hai di quel periodo?
Nel 2015 avevo così tante storie nel cassetto che ho voluto condividerle su Wattpad, mossa dalla curiosità di far parte di quella community di cui sentivo tanto parlare. Non mi aspettavo assolutamente un riscontro così positivo. L’affetto dei lettori, i commenti calorosi e il numero crescente di visualizzazioni mi hanno dato la carica e il coraggio necessari per proporre il mio romanzo, Push You Away, alle case editrici. È grazie a quella spinta se nel 2019 ho pubblicato il mio esordio con un editore indipendente.

I tuoi romanzi parlano di rinascita e verità scomode: da dove nasce questa esigenza narrativa?
Nasce dalla convinzione che la letteratura non debba solo intrattenere, ma anche offrire uno specchio in cui guardarsi, persino quando riflette verità scomode. Come autrice non sono attratta dalle storie “perfette”, ma da quelle reali. Sento il bisogno di raccontarle perché troppo spesso, nella vita quotidiana, nascondiamo il dolore per paura del giudizio. Con i miei libri voglio dire: “È successo, è stato doloroso, ma si può ricominciare”. Scrivo di rinascita perché la considero la forma di coraggio più grande che esista.

C’è un’esperienza personale che ha influenzato profondamente il tuo modo di scrivere?
In realtà non attingo da un’esperienza personale specifica: cerco semplicemente di scrivere le storie che io stessa vorrei leggere e che non ho ancora trovato sugli scaffali.

Come costruisci i tuoi personaggi e quanto c’è di te in loro?
Sono i personaggi a venire da me per raccontarsi. Quando l’ispirazione arriva è immediata, quasi prepotente: la storia si materializza davanti ai miei occhi e, ovunque mi trovi, devo fermarmi a prendere appunti e stendere una scaletta per non far svanire nulla.

Qual è la difficoltà più grande che incontri durante il processo creativo?
Cercare di immedesimarmi completamente nei miei personaggi. Hanno vite complesse e travagliate e calarmi nei loro panni significa assorbire le loro sofferenze. Dal punto di vista emotivo è un processo incredibilmente intenso e talvolta faticoso.

Che rapporto hai con i tuoi lettori e quanto incidono i loro feedback sul tuo lavoro?
Quando tratti temi delicati come la manipolazione o la ricostruzione personale, i lettori non si limitano a dirti “bello questo capitolo”, ma ti confidano pezzi preziosi della loro vita. I loro messaggi mi commuovono e mi responsabilizzano enormemente. I feedback non modificano la trama delle mie storie, ma incidono sul mio senso di responsabilità: mi ricordano che ogni parola ha un peso e che dall’altra parte c’è qualcuno che magari sta cercando un piccolo appiglio di speranza.

Tra i tuoi quattro romanzi, ce n’è uno a cui ti senti particolarmente legata? Perché?
Sono profondamente legata a tutti. Tre di essi formano una trilogia familiare e sono affezionata a ciascun membro di quella famiglia come se fosse un mio parente stretto. Allo stesso tempo, sono legatissima anche al mio romanzo standalone. I miei libri sono il frutto del mio lavoro e, mentre li scrivo, divento io stessa parte di loro; per questo è impossibile sceglierne uno solo.

Quali autori o libri hanno influenzato maggiormente il tuo percorso artistico?
Valentina D’Urbano e Silvia Ciompi sono senza dubbio le due autrici italiane che mi hanno avvicinata e introdotta a questo genere di scrittura.

Quali sono i tuoi progetti futuri e cosa vorresti ancora raccontare attraverso la scrittura?
In questo momento la mia vita è assorbita dalla crescita di mia figlia di quasi due anni, che richiede tutte le mie energie. Nonostante questo, sto già lavorando a una nuova storia: i protagonisti saranno un po’ meno tormentati rispetto al passato, ma avranno comunque la loro buona dose di problemi e ferite da affrontare.

Descriviti in tre libri.
Sceglierei: Un quaderno di pagine bianche: perché metà della mia identità risiede in ciò che devo ancora scrivere, nei personaggi che stanno ancora aspettando di trovare la propria voce. Better Late Than Never (il mio ultimo romanzo): perché racchiude la mia filosofia di vita, ovvero che la vera felicità comincia quando smetti di aspettare il permesso degli altri per essere te stessa. 1984 di George Orwell: non perché mi descriva caratterialmente, ma perché mi affascina e mi spaventa il modo in cui la mente umana può essere manipolata e per come le parole abbiano il potere di costruire o distruggere la libertà.

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