nasce nel 1997 in un piccolo paese della Sicilia, dove sviluppa fin da bambina un legame spontaneo e profondo con il disegno. I suoi primi ricordi legati all’arte coincidono con i momenti di libertà dopo la scuola, quando tornava a dedicarsi al suo album da disegno, trasformando il tempo libero in uno spazio creativo personale.
Pur non avendo intrapreso un percorso di studi artistici tradizionale, ha coltivato con costanza la propria passione in modo autodidatta, trascorrendo lunghi pomeriggi nella sua cameretta tra sperimentazioni, letture e pratica quotidiana. Questo approccio indipendente le ha permesso di sviluppare gradualmente una tecnica e uno stile personali, fondati su curiosità, disciplina e ricerca continua.
A partire dai 23 anni, decide di approfondire la propria formazione seguendo per alcuni anni lezioni private online presso la scuola di Katarina Alivojvodic, arricchendo così il suo percorso con nuove competenze e stimoli. L’arte, per lei, rappresenta da sempre un rifugio e una fonte di forza, un mezzo attraverso cui affrontare le difficoltà e comprendere il valore degli errori come parte essenziale del processo di crescita, sia artistica che personale.
Dai primi ritratti realizzati in ambito domestico e dalle commissioni iniziali di amici e familiari, Vera Longo ha progressivamente ampliato la propria produzione, dedicandosi oggi alla realizzazione di ritratti, dipinti personalizzati, paesaggi e, occasionalmente, copertine per libri.
Nel corso del suo percorso ha partecipato a mostre collettive, esponendo le proprie opere sia in Sicilia che a Roma, consolidando così una presenza crescente nel panorama artistico contemporaneo.
Quando hai capito che il disegno non era solo una passione ma anche una necessità nella tua vita?
Intorno ai 16 anni iniziò per me un periodo difficile e il disegno era il mio unico porto sicuro. Iniziai a passare giornate sui fogli, disegnavo di tutto, dai visi ai mandala. Col tempo mi accorsi di non riuscire a passare un solo giorno senza avere la matita in mano.
Essere autodidatta ha rappresentato più una libertà o una difficoltà nel costruire il tuo stile?
Per me lo scoprire il disegno da autodidatta ha rappresentato sicuramente una libertà, di sbagliare e riprovare, ma soprattutto di sperimentare. Tuttavia rimpiango spesso di non aver avuto la possibilità di intraprendere degli studi ad indirizzo artistico.
Cosa cerchi di catturare oltre alla somiglianza estetica?
Cerco sempre di ritrarre momenti, perché voglio che di quel ritratto rimanga non solo la somiglianza del soggetto ma anche un determinato ricordo.
In che modo il tuo legame con la Sicilia influenza i colori, le atmosfere o i soggetti delle tue opere?
La Sicilia è arte pura. È impossibile non lasciarsi attrarre dai suoi colori, dai suoi paesaggi e tradizioni, per cui inevitabilmente tutto questo in qualche modo fluisce nei miei lavori.
Qual è stata la sfida più grande nel passare dalle prime commissioni a un lavoro più strutturato come artista?
La sfida più grande per me, anche se può sembrare controverso, è stata imparare a dare, talvolta, meno importanza ai dettagli, perché per quanto un quadro possa essere ben eseguito, si rischia di trascurare la parte fondamentale di questo lavoro, ovvero quello di comunicare. In questo modo l’occhio di chi osserva tenderà a concentrarsi solo sui dettagli.
Cosa ti hanno lasciato le lezioni seguite con Katarina Alivojodic e come hanno cambiato il tuo approccio al disegno?
Grazie a Katarina sono riuscita a colmare alcune lacune tecniche o relative, ad esempio, all’utilizzo adeguato dei materiali. Grazie al suo aiuto ho sicuramente acquisito una maggiore competenza ma soprattutto ho avuto la possibilità di conoscere altri artisti di età diverse, nutriti dalla mia stessa passione per l’arte.
Quando lavori su un dipinto personalizzato, come entri in connessione con la persona o la storia che devi rappresentare?
Principalmente faccio molte domande ai committenti su quali sono le loro preferenze artistiche, su cosa vorrebbero che emergesse dal quadro. Tengo molto inoltre a fare una breve ma intensa conoscenza della persona, per avere quanti più elementi possibili da portare nel lavoro. Successivamente inizio ad elaborare delle idee che siano il più possibile coerenti con la richiesta e a metterle su carta.
C’è un’opera a cui sei particolarmente legata e che rappresenta un punto di svolta nel tuo percorso?
L’ultimo lavoro è quello più personale a cui sono forse più legata: si tratta di una bambina che dorme sul palmo di una mano. Il tema del quadro è il nostro bambino interiore, la parte di noi più innocente, delicata e molte volte incompresa. La mano rappresenta il nostro bisogno di proteggerlo, perché molte volte crediamo che lui rappresenti la nostra fragilità ma in realtà non è altro che la nostra forza, che ci spinge a voler cambiare e migliorare.
Come vivi l’esperienza delle mostre collettive rispetto al lavoro intimo che fai nel tuo studio?
Espongo ancora da poco tempo ma devo dire che mi piace molto avere la possibilità di confrontarmi con altri artisti, mi aiuta molto nella crescita artistica ma soprattutto a livello umano e relazionale.
Quali emozioni o messaggi speri arrivino a chi osserva i tuoi lavori?
Spero sempre di riuscire a trasmettere la mia passione per l’arte a chi osserva perché sono fermamente convinta che l’arte possa essere non solo un modo di esprimersi e comunicare ma anche una forma di cura per l’anima.
Guardando al futuro, senti il desiderio di sperimentare nuovi linguaggi o tecniche oltre al ritratto e al paesaggio?
Sì, assolutamente, sono ancora in sperimentazione, per cui ho molta curiosità e voglia di conoscere e utilizzare nuove tecniche e nuovi modi di esprimere la mia arte.
Se dovessi descrivere la tua arte con tre parole, quali sceglieresti?
Libera, espressiva e delicata.