Fabio Stirlani, conosciuto dal pubblico come Stirlo, è un artista romano classe 1982 che ha saputo trasformare una vita ordinaria in un percorso di continua ricerca creativa. Dopo quasi vent’anni trascorsi dietro il bancone di una tabaccheria, ha deciso di abbandonare sigarette e gratta e vinci per inseguire una passione che non lo aveva mai abbandonato del tutto: la recitazione. Una scelta radicale, nata dopo il 2020, che ha segnato l’inizio di una seconda vita, più rischiosa ma infinitamente più autentica.
Da ragazzo girava cortometraggi con gli amici, e quel desiderio di raccontare attraverso immagini e parole non si era mai spento, anche se per anni era rimasto in silenzio. L’iscrizione al laboratorio di arti sceniche diretto da Massimiliano Bruno ha rappresentato il primo passo di questa rinascita: un luogo di studio e di confronto dove Fabio ha affinato la sua tecnica e riscoperto il valore della disciplina teatrale. Nonostante non abbia avuto modo di lavorare direttamente con Bruno, l’ambiente e gli insegnanti della scuola gli hanno trasmesso una visione profonda del mestiere dell’attore, fatta di rigore, umiltà e curiosità continua.
Per Stirlo la recitazione non è solo un’arte, ma un mestiere vero e proprio, da imparare giorno dopo giorno. La pratica, dice, è fondamentale: «Nei social bisogna essere un po’ più macchietta, ma per me il punto è sempre trovare un equilibrio tra leggerezza e verità». Nei suoi video, spesso in collaborazione con altri attori, si percepisce quella tensione costante tra spontaneità e costruzione, tra ironia e profondità emotiva. Ogni collaborazione è un’occasione per “rubare con gli occhi”, proprio come gli suggeriva il padre quando da bambino guardavano insieme le partite di calcio.
La decisione di lasciare la tabaccheria è arrivata in un momento di svolta personale e collettiva. «Avevo un buon lavoro, ma sentivo che non era più la mia strada», racconta. La pandemia, la nascita della figlia e l’inattesa popolarità sui social gli hanno fatto capire che era arrivato il momento di cambiare. E così ha seguito la voce interiore che lo spingeva verso un futuro diverso.
Oggi Fabio è un attore e content creator a tempo pieno, diviso tra set cinematografici, progetti digitali e collaborazioni editoriali. Dopo aver preso parte a film come Tic Toc e L’algoritmo della felicità, ha compreso quanto il mondo del cinema possa essere formativo, ma anche quanto conti l’atteggiamento umano oltre al talento: «Ho incontrato attori bravissimi e umili, e altri arroganti. Io voglio solo restare uno che non smette mai di imparare».
Nel mondo dei social, Stirlo unisce comicità e osservazione, costruendo sketch che partono spesso dal quotidiano. Ma non è solo un comico: sa essere riflessivo, pungente, capace di toccare le corde più delicate della realtà contemporanea. Il suo approccio cambia a seconda del pubblico: per gli adulti gioca sull’intuito e sul non detto, mentre nella collaborazione con il canale per bambini Stefano e Ilary deve tradurre tutto in messaggi chiari, diretti, trasparenti. «Scrivere per i bambini è una scuola di empatia», ammette.
Il suo percorso non è privo di difficoltà: la creazione di contenuti richiede costanza, idee e capacità di rigenerarsi. «Il web è un mostro che si nutre di contenuti — dice — non è mai sazio». La parte più impegnativa, però, è conciliare la vita da artista con quella di marito e padre: tra un set e un video, Stirlo cerca sempre di restare presente nella vita di chi ama.
Tra le sue influenze artistiche cita Lillo e Greg, «due geni assoluti», e nel cinema ama Tarantino, Giovanni Veronesi e Checco Zalone, che considera un maestro della comicità intelligente. Anche il calcio, suo amore di sempre, continua ad accompagnarlo: a 42 anni è tornato a giocare su un campo a undici, perché «il pallone manca come l’aria».
Sul futuro, Fabio Stirlani mantiene uno sguardo sereno. Non rincorre la fama né le comparsate a ogni costo. Crede che il proprio momento arriverà, e se non dovesse accadere, andrà bene lo stesso. «Ho già ottenuto più di quanto potessi immaginare cinque anni fa», dice con gratitudine.
Di sé offre un ritratto onesto e disarmante: buono, sensibile ed empatico, ma anche polemico, indeciso e rancoroso. Un uomo vero, che ha scelto di seguire la passione al posto della sicurezza, di rimettersi in gioco quando tutto sembrava ormai scritto. E che oggi, davanti alla macchina da presa o dietro uno smartphone, continua a cercare — con umiltà e coraggio — la verità di ogni storia.