Stefania Nizzola

nasce nel 1994 a Mazara del Vallo, in Sicilia. Dopo aver conseguito il diploma al liceo classico e aver frequentato per alcuni mesi la facoltà di Lettere, decide di dedicarsi…

BIOGRAFIA

#Stefania Nizzola

nasce nel 1994 a Mazara del Vallo, in Sicilia. Dopo aver conseguito il diploma al liceo classico e aver frequentato per alcuni mesi la facoltà di Lettere, decide di dedicarsi completamente all’arte, seguendo un richiamo sentito fin da giovane. Si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, indirizzo Pittura, dove la sua passione cresce e si consolida insieme a una più ampia visione del mondo e a una maggiore consapevolezza del proprio universo emotivo. Consegue il Diploma accademico di II livello in Pittura e prosegue gli studi a Macerata, dove ottiene il Master in Illustrazione editoriale presso Ars in Fabula, durante il quale illustra il testo “L’isola dei sogni” di Graziella Favaro. Attualmente vive e insegna a Milano, proseguendo il proprio percorso artistico.

Nei primi anni di Accademia, la fotografia diventa uno strumento fondamentale per indagare gli aspetti più nascosti della natura, coglierne i dettagli materici e rielaborarli in chiave personale. Il suo sguardo si concentra sulla capacità delle cose più comuni di aprire a mondi alternativi e suggestioni poetiche, trasformando la realtà quotidiana in immagini cariche di significato.

Nel corso degli anni prende parte a diverse esperienze espositive e progetti artistici. Tra queste, una personale durante la Settimana dell’arte a Polizzi Generosa nel 2016 e la partecipazione alla rassegna ArtExpo Summer a Roma nello stesso anno. Espone in collettive e manifestazioni artistiche a Palermo e in Sicilia, tra cui l’estemporanea “Extempoarèa” presso lo spazio Arèa a Fieravecchia e diverse edizioni di “Un Tuffo nell’Arte” a Selinunte. Nel 2021 realizza una mostra personale presso il ristorante Habibi a Mazara del Vallo.

Parallelamente si dedica a interventi artistici sul territorio, partecipando alla realizzazione di murales per la riqualificazione della Borgata Costiera insieme al gruppo Scalmanati per l’Arte, guidato dall’artista Gerry Bianco, tra il 2023 e il 2024. Prende parte anche all’estemporanea Pittacqua, curata dal professor Enzo Campisi, a Marsala, e all’esposizione “Percorsi interiori” con l’artista Rossella Alfieri presso la Black Box Gallery. Nel 2025 partecipa inoltre a una collettiva alla Casa delle Stagioni a Pogliano Milanese, proseguendo un percorso creativo in costante evoluzione, in cui l’osservazione della realtà e la dimensione interiore si intrecciano in una ricerca personale e sensibile.

Cos’è per te l’arte?
Ritengo che l’arte sia un linguaggio capace di dare forma a ciò che a volte le parole faticano ad esprimere, creando ponti tra persone e culture diverse. Può essere anche un modo per approcciarsi al mondo in maniera positiva. Per me è uno stile di vita e un rifugio in cui posso essere me stessa e affrontare l’oscurità. Nei momenti difficili mi ha aiutata a dissipare il vortice di pensieri negativi, per fare spazio a un pensiero più disteso e profondo, favorevole alla germinazione di nuove idee.

Qual è stato il momento in cui hai deciso di lasciare il percorso universitario per dedicarti completamente all’arte?
Il processo che mi ha portato a intraprendere questa strada è stato lento e inconsapevole, fin quando dopo il Liceo non è esplosa l’esigenza di prendere una decisione. Avevo 18 anni, ero confusa sul mio futuro ma ero attratta dalla pittura e la cercavo ovunque. Inizialmente mi sono iscritta a Lettere, spinta dal mio ottimo rendimento nelle discipline umanistiche, ma sentivo che la strada intrapresa non rispecchiava veramente me stessa. Infatti, dopo un mese molto cupo ho capito che la mia vocazione era l’Arte e che la stavo ignorando. Ho lasciato Lettere e sono riuscita a iscrivermi in tempo all’Accademia di Belle Arti di Palermo, indirizzo Pittura. Ricordo ancora il primo giorno di Accademia come un sogno ad occhi aperti: sono tornata a casa felice e illuminata, ho continuato a disegnare e ho dimenticato anche di mangiare.

In che modo la tua formazione classica ha influenzato il tuo immaginario visivo e il tuo modo di raccontare per immagini?
Gli studi classici mi hanno trasmesso un’attenzione particolare ai dettagli e una sensibilità capace di apprezzare l’arte e le opere dell’ingegno umano. Lo spirito critico e la curiosità che ho maturato al Liceo mi hanno permesso di crescere artisticamente e di integrare tecniche e linguaggi diversi. In particolare, nelle sculture in argilla (Panta rei, Memoria e Origini), il linguaggio filosofico e classico riaffiora, dando vita a una tensione tra apollineo e dionisiaco.

Quanto è stata determinante l’esperienza all’Accademia di Belle Arti nel definire la tua identità artistica.
L’Accademia è stata fondamentale: mi ha permesso di sperimentare nuove tecniche e di aprirmi a immaginari diversi. I consigli di professori attenti e disponibili, insieme al confronto con i colleghi, mi hanno aiutata ad approfondire e definire la mia identità artistica. In particolare, il corso di fotografia mi ha stimolata all’osservazione dei dettagli e delle textures materiche degli oggetti quotidiani e della natura circostante. A partire dagli scatti realizzati durante le mie passeggiate, ho sperimentato nuove mescolanze e accostamenti cromatici, che trovavano una resa più intensa nella pittura a olio. La ricerca sul colore si è così ampliata, conducendomi verso la scoperta di forme e movimenti inediti nati dal segno. Il passaggio dalla pittura alla scultura è avvenuto naturalmente. È stato un modo per liberare la forma dai limiti imposti dal telaio e di cristallizzare il pensiero in materia tangibile.

Cosa ti ha lasciato il Master in illustrazione editoriale e come dialoga oggi l’illustrazione con la tua ricerca pittorica?
Il Master è stata un’esperienza intensa e anche un po’ dolorosa, perché ho dovuto lasciare andare l’attenzione ai dettagli per dare spazio alla narrazione tramite immagini chiare. Infatti, mi è stato chiesto di ridurre l’ambiguità, elemento centrale del mio linguaggio pittorico che stimola la curiosità e l’immaginazione. Alla fine del corso penso di avere acquisito un equilibrio tra linguaggio poetico e narrativo che continuo ad adottare nelle mie illustrazioni: le figure sono sempre in connessione con lo sfondo e galleggiano in un’atmosfera pittorica e poetica. In questo periodo sto realizzando alcune illustrazioni in digitale, esplorando nuove possibilità espressive.

La fotografia ha avuto un ruolo importante nei tuoi primi anni di formazione: è ancora presente nel tuo processo creativo?
La fotografia per me è sempre fonte di ispirazione e un modo per stimolare l’immaginazione ma adesso non è più frequente come all’inizio del percorso. Infatti, oggi creo soprattutto in base alle emozioni e ai ricordi generati da stimoli visivi ed esperienze vissute. A volte preferisco dipingere in base alle immagini che ho interiorizzato e ritengo importante rispondere a un’urgenza espressiva che si serve di sfumature irreali ed eteree.

Quando osservi la natura, cosa cerchi: un dettaglio nascosto, un’emozione, un simbolo?
Ricerco da sempre il contatto con la natura perché mi trasmette sensazioni corporee che mi fanno sentire libera e accolta. A volte invece la natura mi trasmette una sensazione di piacevole inquietudine che mi aiuta a riflettere. Inoltre, vado alla ricerca di textures, fantasie, forme e colori come se mi trovassi in una galleria d’arte a cielo aperto. Per me l’opera d’arte ha un nesso con la natura. Infatti è come un fenomeno naturale che irrompe nelle nostre vite e che induce all’osservazione e alla riflessione. Ritengo che la vera sfida dell’artista sia cercare di trasmettere emozioni e sensazioni simili a quelle provate dinnanzi alla natura.

Quali temi senti più urgenti nella tua ricerca attuale?
Attualmente sento il bisogno di esprimere il desiderio di trovare uno spazio ampio e senza confini. Attraverso forme, segni e colori incisivi, suggerisco un percorso che gradualmente si dissolve e si schiarisce.

Che differenza c’è, per te, tra lavorare in studio e realizzare opere dal vivo o murales in uno spazio pubblico?
Ritengo che cambiare spesso spazi e contesti permetta di creare in modo più fluido e flessibile. Ogni luogo possiede un’energia propria che può essere colta e valorizzata. Sicuramente trovo più comodo dipingere in studio, dove posso gestire facilmente tempi, spazi e materiali, ascoltando la musica che preferisco. Tuttavia a volte sento il bisogno di dipingere insieme ad altri artisti per avere un confronto costruttivo. Lavorare in estemporanea può aiutare a sbloccarsi. Induce ad adattarsi a tempistiche precise, ai cambiamenti di luce e alle condizioni ambientali, spingendo a esplorare più a fondo lo spazio circostante. Realizzare murales può diventare un modo concreto per contribuire alla riqualificazione di aree disabitate tramite l’arte.

Come vivi il rapporto con il territorio siciliano ora che vivi e insegni a Milano?
Il legame con il territorio siciliano è costante: anche quando sono lontana, le immagini e lo spirito della mia terra riaffiorano nelle mie pennellate e nelle forme che cerco. Mantengo rapporti con diversi artisti e con colleghi dell’Accademia e, quando possibile, organizziamo insieme eventi e mostre, creando occasioni di confronto e condivisione. In particolare amo partecipare a estemporanee nei luoghi più suggestivi della mia terra come le Saline Genna di Marsala e la Valle dei Templi di Selinunte.

Qual è l’opera o il progetto che senti abbia segnato una svolta nel tuo percorso?
Micro è stato uno dei miei primi dipinti in cui ho sperimentato nuove sfumature di colore e Panta rei è stata la mia prima ceramica astratta che ha ampliato anche la mia visione pittorica. Realizzare murales per riqualificare Borgata Costiera (Mazara del Vallo) mi ha permesso di sperimentare formati sempre più grandi e di migliorare nella progettazione delle fasi del lavoro.

Cosa speri che il pubblico percepisca entrando in contatto con i tuoi lavori?
Spero che ognuno osservando le mie opere possa percepire sensazioni ed emozioni senza nome e che si lasci trasportare verso universi sconosciuti in cui il linguaggio è fatto di colori e di forme in movimento. Per me è importante che l’osservatore immagini le mie opere muoversi e modificarsi in base a una visione personale e autentica.

In che direzione immagini possa evolversi la tua ricerca nei prossimi anni?
Nei prossimi anni vorrei intensificare la sperimentazione, creando con maggiore libertà e senza impormi limiti. Mi piacerebbe approfondire in particolare l’illustrazione, sviluppando un dialogo tra digitale e analogico. Parallelamente, desidero dedicarmi alla realizzazione di numerose ceramiche astratte, mettendole in relazione con la mia produzione pittorica.

Descriviti in tre colori.
Oro, blu cobalto e lacca di garanza. Sono i colori che con la loro energia cromatica possono dare risalto e profondità alle sfumature che ricerco ogni giorno.

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