Gli Space Particles sono una band fusion electronic pop/rock nata durante gli anni della pandemia da un’idea di Domenico “Reddemo” Colasuonno, sviluppata insieme a Nicola “Il Dubbio” Lotti e Ruben Di Luzio. Il progetto prende forma dal desiderio di superare i confini dei generi tradizionali, dando vita a un linguaggio musicale libero e in continua evoluzione.
La loro proposta artistica si distingue per un sound dinamico e trasversale, capace di fondere influenze che spaziano dagli anni Sessanta fino alla contemporaneità, intrecciando blues, rock, pop elettronico e fusion in una sintesi originale. Accanto a brani inediti energici e carismatici, la band propone anche reinterpretazioni personali di grandi classici, riletti in chiave moderna e proiettati in una dimensione sonora senza tempo.
La musica degli Space Particles si configura come un vero e proprio viaggio, in cui passato e futuro si incontrano e si contaminano, dando vita a un’esperienza immersiva che va oltre il semplice ascolto. Sul palco, il gruppo esprime un’energia intensa e coinvolgente, trasformando ogni performance in un evento capace di unire dimensione sonora e visiva in un’unica, suggestiva narrazione.
La formazione è composta da Domenico “Reddemo” Colasuonno alla voce e chitarra, Nicola “Il Dubbio” Lotti al basso, sintetizzatore e cori, e Ruben Di Luzio alla batteria, percussioni e cori, tre musicisti uniti da una visione comune che punta a esplorare nuovi orizzonti musicali senza schemi né limiti.
Cos’è per voi l’arte?
L’arte è espressione , forme di libertà e creatività che si incrociano…
Come è nato concretamente il progetto durante la pandemia e quale esigenza artistica vi ha uniti?
Avevamo già suonato insieme negli anni precedenti, poi per lavoro e distanze ci eravamo persi, ma il fato ha voluto che tornassimo tutti nel nostro paese e dal 2020 ci siamo ritrovati sia artisticamente che personalmente dando vita agli Space Particles
Cosa significa per voi “andare oltre gli schemi” nella musica di oggi?
Siamo anticonformisti per natura… amiamo tutti il rock nelle sue mille sfaccettature, andiamo oltre i cliché perché quello che facciamo deve piacere prima a noi, covato nel nostro animo creativo, senza porsi particolari imposizioni di genere e stile ed ogni pezzo deve essere con la nostra impronta SP – Space Particles.
Come costruite i vostri brani: partite da un’idea, da un suono o da una jam session?
Solitamente Domenico si presenta in sala prove con il testo e la melodia grezza suonata con la sua chitarra, il passaggio successivo e’ iniziare a jemmarci sopra la bozza. Poi da un giro di basso o da un giro di chitarra che ci colpisce, comporranno le linee del brano, senza schemi predefiniti, cercando di creare il Flow
Quali sono le principali influenze musicali che hanno plasmato il vostro sound?
Siamo cresciuti in un momento preciso: quello in cui il rock aveva ancora qualcosa da dire e lo diceva senza chiedere permesso. Il grunge dei Pearl Jam, Soundgarden e Queens of Stone Age, ci ha insegnato che la musica deve avere un peso, deve lasciare un segno. Poi abbiamo scavato: la tensione della new wave, dell’elettronica. E in parallelo, roba nostra: Lucio Dalla, Lucio Battisti, Rino Gaetano, fino all’alternative italiano degli Afterhours. Non è nostalgia: è materiale vivo. Lo abbiamo preso, smontato e rimontato!
Nel fondere generi così diversi, come riuscite a mantenere una vostra identità riconoscibile?
pensiamo mai “facciamo un pezzo rock” o “facciamo un pezzo elettronico”. Noi partiamo da un’idea, da una sensazione, e la seguiamo fino in fondo. Se per arrivarci serve un suono sporco, lo usiamo. Se serve qualcosa di più elettronico, lo portiamo dentro. L’identità non nasce dal genere, nasce dalla coerenza interna. E quella, se sei onesto, si sente sempre.
Quanto spazio ha l’improvvisazione all’interno delle vostre composizioni e delle esibizioni live?
Abbastanza da far succedere qualcosa, ma non così tanto da perdere il controllo. I pezzi sono strutturati, ma dal vivo li mettiamo in discussione. Con Basso e batteria costruiamo una base molto solida, quasi fisica, e sopra quella base ci prendiamo libertà reali. Poi la chitarra e gli effetti di Domenico riempiono il resto.Non improvvisiamo per fare i virtuosi. Improvvisiamo perché vogliamo che ogni live sia diverso. Se no tanto vale schiacciare play.
Quando reinterpretate brani leggendari, qual è il vostro approccio per renderli nuovi senza snaturarli?
La domanda è semplice: “Perché rifarlo?”. Se la risposta è “perché è bello”, non lo facciamo. Se la risposta è “possiamo dire qualcosa di nostro attraverso quel pezzo”, allora sì. Teniamo l’anima e cambiamo il corpo. A volte basta poco, a volte ribaltiamo tutto. Ma deve restare riconoscibile… e allo stesso tempo inevitabilmente diverso.
Che ruolo hanno i sintetizzatori e l’elettronica nel vostro equilibrio sonoro con strumenti più tradizionali?
Non ci definiamo una band elettronica, ma nemmeno una band rock classica. Stiamo nel mezzo, e ci stiamo bene. Dal vivo lavoriamo con tastiere e suoni gestiti con iPad e tastiera modulata, questo senza dubbio grazie all’intelligenza artistica di Nicola. Il risultato è che, pur essendo in tre, riempiamo molto spazio. Il suono è stratificato, ma resta vivo, suonato. Non è una base sotto: è parte integrante del linguaggio. Domenico Reddemo : voce e chitarra. Nico il Dubbio : basso, synth e cori. Ruben Di Luss : batteria e cori.
Cosa volete trasmettere al pubblico durante un vostro live?
Vogliamo che succeda qualcosa. Punto.
Non ci interessa essere perfetti, ci interessa essere presenti. Un live deve avere tensione, deve avere momenti in cui può anche rompersi, ma proprio lì diventa vero. Se il pubblico esce e si ricorda un passaggio preciso, un momento in cui ha sentito qualcosa… allora ha funzionato.
Quali sono i vostri prossimi obiettivi o progetti futuri?
Portare tutto questo fuori. Registrare, fissare quello che siamo adesso e poi metterlo alla prova altrove: altri palchi, altri contesti, altra gente. E soprattutto continuare a muoverci. Perché appena ti fermi e inizii a replicarti, hai già finito!
Descrivetevi in tre pezzi musicali.
3 dei nostri brani inediti :
Il primo prezzo e’ “Resta? “: emotivo, nostalgico, aperto, con dinamiche che respirano. E’ il brano che ci ha permesso la semifinale San Marino Eurovision 2025:
Il secondo prezzo e’ “Past Perfect “: diretto, resiliente, colpisce al cuore. E’ stato il nostro primo brano inedito, un brano che ci ricorderà per sempre della pandemia, pubblicato (post covid) estate 2022:
Il terzo prezzo e’ “Diverso”: speranzoso, graffiante, che guarda al futuro
e’ stato il nostro ultimo lavoro pubblicato nell’estate dell’anno scorso: