classe 2006, è un’attrice e musicista che si avvicina al mondo dell’arte sin da giovanissima. A soli nove anni inizia a studiare recitazione, ampliando successivamente la sua formazione con il canto, sia leggero che lirico, e lo studio del pianoforte.
Il suo debutto cinematografico avviene con Lucania, diretto da Gigi Roccati. In seguito lavora con Roberto Faenza in Hill of Vision e torna a collaborare con il regista nel suo nuovo film dedicato ad Alda Merini, in cui interpreta la celebre poetessa in giovane età.
Prosegue il suo percorso con Tre Ciotole, diretto da Isabel Coixet e tratto dall’omonimo libro di Michela Murgia, una prestigiosa produzione Cattleya con partner internazionali, in collaborazione con Sky e MAX, che vede nel cast protagonisti come Elio Germano e Alba Rohrwacher. Nel film Sofia interpreta Giulia, offrendo una prova intensa e delicata. L’opera è stata presentata in anteprima mondiale al Toronto Film Festival ed è uscita nelle sale il 9 ottobre.
Sono di prossima uscita i film Di niente di nessuno, accanto a Vincenzo Ferrera; Anima di vetro, al fianco di Alessandro Haber, Antonella Ponziani e Marcello Fonte; Nanù, insieme a Marcello Fonte; e Il peso invisibile, nuovamente accanto ad Alessandro Haber.
Cos’è per te l’arte?
Per me l’arte è la condivisione delle emozioni. È un linguaggio che supera le parole.
Cosa rappresenta per te la recitazione oggi dopo le tue prime esperienze sul set?
La recitazione rappresenta una continua scoperta. Ogni set mi ha insegnato qualcosa, sia dal punto di vista professionale che umano. Ho capito che interpretare un personaggio significa ascoltare, osservare e mettersi a disposizione della storia con sincerità.
In che modo la musica tra canto e pianoforte influenza il tuo approccio alla recitazione?
La musica mi ha insegnato il ritmo, l’ascolto e la disciplina. Quando recito penso molto alle pause, ai silenzi e all’intensità emotiva, proprio come accade in un brano musicale. Credo che recitazione e musica parlino entrambe lo stesso linguaggio.
Com’è stato interpretare una figura così intensa come Alda Merini in giovane età?
È stata un’esperienza che mi ha responsabilizzato tantissimo. Ho cercato di avvicinarmi alla sua sensibilità con grande rispetto, studiando la sua storia e le sue parole. Interpretare Alda Merini mi ha fatto comprendere quanto sia importante raccontare la complessità dell’animo umano senza mai giudicarla.
Qual è stata la sfida più grande che hai affrontato lavorando con registi affermati come Roberto Faenza e Isabel Coixet?
La sfida più grande è stata imparare a fidarmi di me stessa. Roberto Faenza è stato un maestro di vita oltre che di set. Con lui ho imparato che anche nei grandi set c’è spazio per crescere e mettersi in gioco. Grazie a lui, in Hill of Vision, dalla produzione italo-americana, ho avuto l’onore di conoscere e accogliere insegnamenti dalle premio Oscar Elda Ferri e Milena Canonero. Stessa gratitudine per Isabel Coixet, che in passato ha diretto anche la grande Penelope Cruz. Tra i più bei ricordi di questo set ci sono sicuramente il dialogo, l’ascolto e la condivisione di idee, nonostante la grandezza della regista.
Nel film Tre Ciotole hai dato vita a un personaggio delicato: cosa ti ha lasciato questa esperienza? Cosa cerchi in un ruolo per decidere di accettarlo?
Tre Ciotole è stata un’esperienza che mi ha insegnato quanto anche la delicatezza possa avere una grande forza narrativa. Quando accetto un ruolo, mi piace trovare un percorso emotivo che abbia qualcosa da raccontare e di cui rimanga sempre un messaggio. Mi piace interpretare persone vere, con fragilità e sfumature.
Quale tipo di personaggi senti più vicini alla tua sensibilità artistica?
Mi attraggono i personaggi complessi, che cambiano nel corso della storia e che non possono essere definiti con una sola caratteristica. Amo i ruoli che raccontano la crescita, il coraggio e la vulnerabilità.
Lavorare accanto ad attori come Elio Germano e Alba Rohrwacher cosa ti ha insegnato?
Osservarli è stata una lezione continua. Mi hanno colpito la loro dedizione, la naturalezza e il rispetto con cui affrontano ogni scena. Ho capito quanto sia importante la ricerca continua.
Tra i progetti in uscita ce n’è uno che senti particolarmente tuo perché?
Ogni progetto occupa un posto speciale nel mio percorso perché rappresenta una fase diversa della mia crescita. Dall’autunno in poi ci sono diversi film in uscita e la mia speranza è che in ognuno dei ruoli interpretati io possa lasciare al pubblico qualcosa di positivo e qualcosa, soprattutto, che possa essere utile: un’emozione, una domanda o anche solo un piccolo pensiero.
Come immagini l’evoluzione del tuo percorso artistico nei prossimi anni?
Spero di continuare a crescere con curiosità, affrontando ruoli che possano lasciare un segno.
Descriviti in tre parole.
Sensibile. Curiosa. Determinata.