Nasce il 26 giugno 1995 a Vibo Valentia e vive a Roma. Il suo nome d’arte è Wildgirl, “ragazza selvaggia”, un soprannome dato dalla madre per il carattere vivace e l’energia incontenibile che la contraddistingueva fin da bambina. A sei anni si avvicina alla danza funky, che pratica per due anni, ma presto scopre una passione ancora più forte per la recitazione, inventando scenari e interpretazioni in casa, davanti alla famiglia, in modo del tutto spontaneo e autodidatta.
A ventidue anni si diverte a partecipare a sfilate in stile pin-up anni ’50, esplorando un’estetica retrò che unisce immagine e performance. Nel 2019 entra alla scuola Sci.pa.sa.gi., spinta da un amico batterista a sostenere una prova di canto e chitarra: da quel momento inizia ufficialmente il suo percorso musicale. Partecipa a programmi televisivi come Un palco per tutti e Videobox su Rai 2, e collabora come personaggio, “la cugina di Silvia”, nel programma HappyTVWeb condotto da Massimiliano Max Scuderi.
Negli ultimi mesi entra a far parte degli sketch di un gruppo di tiktoker e youtuber, i The Styrlos, continuando parallelamente il suo cammino artistico. Decide poi di mettersi alla prova nel mondo rock e metal, entrando in una band con cui canta dal vivo nei locali per circa un anno. Attualmente è impegnata in un nuovo progetto musicale con un altro gruppo.
Ha debuttato discograficamente con il suo primo singolo Fuori Posto ed è già al lavoro sul secondo, portando avanti una ricerca artistica che unisce musica, performance e una forte identità personale.
Cos’è per te la musica?
La musica per me è vita. È qualcosa che mi accompagna in ogni momento, che mi rappresenta profondamente e che mi permette di esistere davvero. Non è solo una passione, ma una parte essenziale di me, senza la quale non saprei riconoscermi.
Qual è stato il momento preciso in cui hai capito che la musica sarebbe diventata una parte centrale della tua identità artistica?
Quando mi ha salvato dai periodi più bui e mi ha dato molta forza. In quei momenti ho capito che non era solo qualcosa che amavo, ma qualcosa di cui avevo bisogno per andare avanti e ritrovare me stessa.
Quanto il tuo passato nella recitazione influenza oggi il modo in cui interpreti una canzone sul palco?
Non ho mai studiato recitazione in modo accademico, l’ho sempre fatta spontaneamente. Però questa spontaneità oggi mi aiuta molto sul palco, perché riesco a vivere e interpretare le canzoni in modo naturale, senza forzature.
Il nome Wildgirl racchiude una forte identità: cosa rappresenta per te oggi rispetto a quando ti è stato dato?
Questo nome d’arte me lo ha dato mia madre per via del mio carattere vivace fin da bambina. Oggi rappresenta un valore affettivo molto forte, è un legame con le mie radici e con quella parte autentica e libera di me.
Cosa ti affascina dell’estetica pin-up anni ’50 e in che modo ha influenzato la tua immagine artistica?
Mi affascina la sensualità senza volgarità. È un’estetica elegante, ironica e potente allo stesso tempo, che mi ha insegnato a valorizzare l’immagine senza perdere autenticità.
Qual è stata l’esperienza televisiva che ti ha lasciato di più, sia a livello umano che professionale?
“Un palco per tutti”: mi sono divertita molto e mi ha dato modo di spingermi oltre le mie paure, soprattutto apparendo in TV. È stata un’esperienza che mi ha aiutata a crescere e a credere di più in me stessa.
Come vivi il passaggio tra il mondo digitale dei social e quello più “fisico” dei live e della musica dal vivo?
Con i social sono un po’ un casino, li pratico poco e non mi rappresentano del tutto. Il live invece è tutta un’altra cosa: è divertente, vero, emozionante. È lì che mi sento davvero me stessa.
Cosa ti ha spinto ad avvicinarti al rock e al metal e cosa hai scoperto di te stessa in quel genere?
Il rock e il metal sono stati un rifugio sicuro per l’intensità. Non hanno paura delle emozioni forti. Dove gli altri vedevano solo “rumore”, io ho trovato un’incredibile architettura di rabbia, passione, malinconia e rivalsa. È stato l’unico posto in cui non dovevo chiedere scusa per quello che provavo.
Qual è la differenza principale tra lavorare in una band e portare avanti un progetto più personale?
La differenza principale è che in una band si lavora in gruppo, ci si sostiene a vicenda e si cresce insieme. In un progetto personale invece si conta soprattutto sulle proprie forze, sulle proprie scelte e sulla propria visione.
Il tuo primo singolo “Fuori Posto” racconta già molto di te: in che modo ti senti “fuori posto” nel mondo di oggi?
Mi sento fuori posto perché il mondo di oggi chiede di essere lineari e costanti. Chi si riconosce in quel testo vive invece di picchi, di abissi, di urgenza d’amore e di una forte paura di essere lasciato solo nel buio. È come avere la pelle ipersensibile in un mondo pieno di spigoli.
Su cosa stai lavorando nel tuo nuovo progetto musicale e in che direzione senti di evolvere?
Sto lavorando su brani che raccontano le mie esperienze e le mie avventure, sia belle che brutte, ma sempre vere. Sento che la mia direzione è quella dell’autenticità, senza filtri.
Che tipo di connessione cerchi con il pubblico quando sei sul palco?
Cerco una connessione fatta di libertà, gioia ma anche dolore. Voglio che chi mi ascolta si riconosca, si lasci andare e viva davvero quello che sto raccontando.
Se dovessi descrivere la tua arte con tre parole, quali sceglieresti?
Emozione, prospettiva e libertà.
Qual è il sogno più grande che vuoi realizzare attraverso la tua musica?
Far conoscere il mio mondo, riuscire a trasmettere quello che ho dentro e arrivare alle persone in modo vero e diretto.
foto Stefano Perna