Silvia Brindisi

è una scrittrice ed educatrice romana, profondamente legata alla sua città, dove vive e da cui trae ispirazione per il suo percorso umano e creativo. Persona solare, sincera e determinata,…

BIOGRAFIA

#Silvia Brindisi

è una scrittrice ed educatrice romana, profondamente legata alla sua città, dove vive e da cui trae ispirazione per il suo percorso umano e creativo. Persona solare, sincera e determinata, unisce a una forte sensibilità sognatrice una concreta capacità di trasformare le proprie idee in progetti reali. Tra le sue passioni spiccano la fotografia, i viaggi e soprattutto la scrittura, che rappresenta il mezzo espressivo più autentico attraverso cui racconta storie, emozioni e realtà spesso poco esplorate.

Nel corso della sua carriera ha maturato un’importante esperienza nel sociale e nel mondo della scuola, ambiti che hanno influenzato profondamente il suo sguardo narrativo. Nel 2015 ha pubblicato il suo primo libro di favole per bambini, “Amicizie magiche”, seguito nel 2016 da “Chi parla poco ha gli occhi che fanno rumore”, un’opera dedicata alla comunicazione verbale e non verbale, ambientata a Roma e incentrata sull’incontro tra una giovane ragazza e un senza fissa dimora, con l’intento di dare voce a una realtà spesso trascurata. Nel 2019 ha contribuito con un saggio scientifico all’interno del volume “Prevenzione e qualità della vita. Il ruolo degli educatori nel lavoro con i minori”, mentre nel 2020, durante il periodo di lockdown, ha dato forma a una raccolta di poesie. Attualmente è impegnata nello sviluppo di nuovi progetti, continuando a utilizzare la scrittura come strumento di espressione, riflessione e connessione con gli altri.

Cos’è per te l’arte?

L’arte, per me, qualunque essa sia, è comunicazione sia verbale che non verbale e permette, cosa molto importante, il dialogo ma anche l’unione e la condivisione tra le persone dello stesso Stato o Paese, ma anche con persone lontane, senza pregiudizi. È libertà, emozione ed emozionare.

Cosa rappresenta per te la scrittura e quando hai capito che sarebbe diventata una parte fondamentale della tua vita?

È stata sempre importante nella mia vita, soprattutto durante l’adolescenza, quando col tempo ho sempre di più coltivato questa passione raccontando momenti di vita, sogni, emozioni e tante riflessioni.

In che modo la tua esperienza nel sociale e nel lavoro con i minori ha influenzato il tuo modo di scrivere?

Sono esperienze molto diverse ma anche molto simili. Mi hanno dato la voglia di mettermi in discussione, essere sensibile, empatica, ascoltare e raccogliere senza pregiudizi, senza giudicare, ma soprattutto saper ascoltare. Il sociale, nelle varie situazioni in cui ho lavorato e mi sono formata — dai malati psichiatrici, tossicodipendenti, detenuti e disabili adulti — mi ha comunque insegnato tanto. L’importanza del dialogo, soprattutto sia a livello umano che lavorativo. Mi piace lavorare in maniera seria e professionale, ma anche molto empatica e soprattutto basata sul confronto costruttivo, sull’imparare ad ascoltare e senza mettersi troppi limiti, perché è importante condividere i propri pensieri, dubbi e paure. Mentre con i bambini è un lavoro delicato e importante. Mi hanno sempre trasmesso e mi trasmettono tantissima voglia di rimanere bambina dentro e mi ricordano quanto sia bello, a volte, restare bambini. Anche quando parlano o raccontano le cose, anche quando le chiedono, spiazzano perché sono semplici e guardano il mondo sempre in maniera molto bella. Tutti i bambini sono speciali, vanno tutelati, protetti e non lasciati mai soli. Sicuramente è importante seguirli molto. In ogni ruolo bisogna non trascurarli mai, ascoltarli e soprattutto dare loro meno tecnologia e più dialogo, più condivisione. Hanno bisogno di essere ascoltati, di diritti, dialogo, abbracci, baci, risate, semplicità e di passare momenti di qualità. Anche se non è facile, visto che la nostra società ha ritmi frenetici. I bambini hanno bisogno di noi e perciò è importante esserci a 360°. Perché capiscono tante cose anche in silenzio, ed è importante che molti genitori e familiari si rendano conto di questo, cosa che spesso sottovalutano.

Quanto è importante Roma nelle tue opere e in che modo la città entra nelle tue storie?

È importante, vitale. Sono nata qui, fa parte e farà parte della mia vita. Per me non è solo una città, ma un insieme di posti stupendi, paesaggi, persone e il nostro romano. Per me è emozione, vita e storia.

Come nascono le tue idee: da esperienze personali, osservazione della realtà o immaginazione?

Sono una persona a cui piace molto osservare, ascoltare, ma rifletto anche su ciò che va bene e su ciò che non mi piace di ciò che mi circonda. Come nel secondo libro, ho preso spunto dall’osservazione di una realtà, ovvero quella dei senza fissa dimora, e ho scritto il resto, visto che penso riguardi tutti.

Quale dei tuoi lavori senti più vicino a te oggi e perché?

Quelli vicini alle persone o ai bambini che hanno bisogno di presenza, aiuto, dolcezza e dialogo. Nessuno deve restare solo.

Durante il lockdown hai scritto poesie: cosa è cambiato nel tuo modo di esprimerti in quel periodo?

Mi sono messa in gioco in modo nuovo, volevo cambiare un po’ e sono rimasta molto soddisfatta di me e del fatto di averle pubblicate. A volte le cose fatte per caso sono le migliori.

Che tipo di emozione o riflessione vorresti lasciare a chi legge i tuoi testi?

Non mollate mai nella vostra vita, anche nei momenti difficili. Credete sempre in ciò che fate e nei vostri sogni.

Quali sono i nuovi progetti a cui stai lavorando e cosa possiamo aspettarci dal tuo percorso futuro?

Sono progetti letterari, per scaramanzia non dico altro.

Descriviti in tre parole.

Sincera. Empatica. Determinata.

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