nome d’arte di Simone De Lucia, è un artista latin urban italiano nato nel 2001. Inizia il suo percorso musicale nel 2016 muovendosi tra Hip Hop e Trap, per poi orientarsi progressivamente verso sonorità Latin Urban e Reggaeton, definendo uno stile personale capace di fondere influenze diverse.
Nel 2018 ottiene un primo importante riscontro con il brano “Chica Pequeña”, che si diffonde rapidamente sulla piattaforma Musical.ly, raggiungendo milioni di ascolti, oltre 80.000 contenuti generati dagli utenti e la nona posizione nella Viral 50 di Spotify Italia. Questo successo segna l’inizio di una crescita costante, che lo porta negli anni successivi a esibirsi in contesti di rilievo come il Milano Latin Festival e a collaborare con artisti internazionali.
Parallelamente sviluppa attività promozionali anche in Spagna, ottenendo attenzione da parte di radio e istituzioni locali e ampliando il proprio pubblico oltre i confini nazionali. Con brani come “Dentro Di Me” e, nel 2025, “Bandida”, rafforza ulteriormente la propria identità artistica, consolidando una presenza sempre più riconoscibile nel panorama urban europeo.
Ad aprile 2026 pubblica l’EP “Milano Switch”, composto da cinque tracce, che segna un’evoluzione verso sonorità più dirette e urbane, tra dark trap e suggestioni legate alla club culture. Il progetto, incentrato su una narrazione visiva della notte milanese e sulla dualità della città, trova nella focus track “Nel Prime” una sintesi efficace della sua nuova direzione creativa, accompagnata da un videoclip ufficiale.
Cos’è per te la musica?
Per me la musica è il modo più vero che ho per raccontarmi. È identità, sfogo, disciplina e libertà insieme. Mi permette di trasformare quello che vivo, vedo e sento in qualcosa che resta, e che può arrivare alle persone in maniera diretta, senza filtri.
Come descriveresti l’evoluzione del tuo sound, dal periodo hip hop e trap fino alle influenze latin urban e reggaeton?
Il mio percorso nasce dall’hip hop e dalla trap, quindi da un approccio molto istintivo, crudo e diretto. Poi col tempo ho sentito il bisogno di aprirmi di più a sonorità latin urban e reggaeton, che mi hanno dato una dimensione più melodica, internazionale e da club. Non l’ho mai vissuta come una rottura con il passato, ma come un’evoluzione naturale: ogni fase ha aggiunto qualcosa alla mia identità.
Cosa ha rappresentato per te il successo virale di “Chica Pequeña” e in che modo ha cambiato il tuo percorso?
“Chica Pequeña” è stato uno spartiacque importante. Mi ha fatto capire che un brano può andare oltre le aspettative iniziali e raggiungere persone che magari non ti conoscono ancora. Mi ha dato visibilità, ma soprattutto mi ha spinto a ragionare con più attenzione sul mio percorso, sul modo in cui costruisco i pezzi e su come voglio farmi percepire come artista.
Quali artisti o contesti internazionali hanno influenzato maggiormente la tua crescita musicale?
Mi hanno influenzato molto gli artisti e i contesti dove l’urban non è solo un suono, ma anche uno stile di vita e un immaginario. Guardo molto alla scena latina internazionale, alla trap spagnola, al reggaeton più duro e a tutti quei progetti in cui musica, attitudine e visual vanno nella stessa direzione. Mi interessa chi riesce a essere forte, riconoscibile e credibile allo stesso tempo.
Che tipo di esperienza è stata esibirti al Milano Latin Festival?
Esibirsi al Milano Latin Festival è stata una bella esperienza, perché lì senti davvero il contatto con il pubblico. È uno di quei contesti in cui capisci subito se quello che fai funziona anche dal vivo, senza filtri. Mi ha dato energia e mi ha confermato che la mia musica può parlare bene anche in uno spazio condiviso, viscerale e diretto.
In che modo il pubblico spagnolo ha accolto la tua musica rispetto a quello italiano?
Il pubblico spagnolo mi è sembrato molto istintivo, più immediato nel reagire a ritmo, energia e impatto. In Italia, invece, spesso noto più attenzione alla storia, al testo e all’identità dietro l’artista. Sono due modi diversi di ascoltare, ma entrambi interessanti, perché mi aiutano a capire come la mia musica possa essere letta su più livelli.
Cosa raccontano brani come “Dentro Di Me” e “Bandida” della tua identità artistica?
Questi due brani raccontano bene le due facce della mia identità. “Dentro Di Me” ha una componente più introspettiva, più emotiva, più personale. “Bandida” invece tira fuori il lato più magnetico, notturno, diretto e sensuale. Sono due dimensioni che mi appartengono entrambe: una più fragile, l’altra più spregiudicata.
Qual è il concept alla base di “Milano Switch” e cosa rappresenta per te la città di Milano?
“Milano Switch” nasce dal contrasto tra la Milano di giorno e quella di notte. Di giorno è una città di lavoro, ritmo, ordine, ambizione e funzionalità. Di notte cambia faccia: diventano protagonisti il club, la libertà, l’eccesso, la tentazione e anche il rischio. Per me Milano è questo continuo passaggio tra due mondi, ed è proprio lì che nasce lo “switch”. È una città che ti cambia e ti mette davanti a una versione di te stesso che magari non conoscevi ancora.
Come hai lavorato alla costruzione dell’immaginario visivo legato all’EP?
Ho voluto che tutto fosse coerente con il progetto: luci notturne, atmosfere urbane, clubbing, ma senza perdere autenticità. L’idea era raccontare una Milano reale, vissuta, mai troppo patinata. Per me la città non è solo lo sfondo, ma quasi un personaggio del progetto. Anche l’immaginario visivo doveva trasmettere questo: il fascino, il lato oscuro e la trasformazione continua.
Cosa distingue “Nel Prime” dalle tue produzioni precedenti?
“Nel Prime” ha una leggerezza diversa, più ironica e più giocosa. È un brano che racconta il momento, la spavalderia, l’energia e anche l’autocelebrazione, ma con una certa autoironia. Rispetto ad altri pezzi, qui c’è una componente più immediata e più simpatica, che rende il brano più accessibile pur restando dentro la mia visione.
Quale direzione pensi di esplorare nei tuoi prossimi progetti musicali?
Nei prossimi progetti voglio continuare a esplorare l’urban più diretto, ma senza perdere la parte melodica e internazionale che ho costruito nel tempo. Mi interessa trovare sempre più equilibrio tra club, street e racconto personale. Voglio fare musica che sia forte, riconoscibile e in evoluzione, senza perdere il mio centro.
Descriviti in tre pezzi musicali.
Se dovessi descrivermi in tre pezzi musicali, direi:
– Bad Bunny – “Voy a Llevarte Pa PR”, per l’energia, l’attitudine e la dimensione internazionale.
– Nicky Jam – “En la Cama” / “Travesuras”, per il lato latin, sensuale e diretto.
– Mina – “Vaffanculo”, per la carica, l’ironia e l’atteggiamento senza filtri.
Se volessi aggiungere un quarto elemento, direi anche un brano da club, perché rappresenta il mio lato più notturno, fisico e pensato per far muovere la gente.