Shoko Okumura

è un’artista giapponese nata nel 1983 nella prefettura di Chiba e attualmente residente a Milano. Dopo essersi laureata nel 2008 presso il Dipartimento di Pittura Giapponese della Tokyo University of…

BIOGRAFIA

#Shoko Okumura

è un’artista giapponese nata nel 1983 nella prefettura di Chiba e attualmente residente a Milano. Dopo essersi laureata nel 2008 presso il Dipartimento di Pittura Giapponese della Tokyo University of the Arts, si trasferisce in Italia per approfondire le tecniche di restauro dell’affresco, avviando nel tempo una pratica artistica personale nel contesto milanese.

Il suo lavoro nasce dall’incontro tra due tradizioni: da un lato i materiali e le tecniche della pittura giapponese, come i pigmenti minerali e le foglie d’oro e d’argento, dall’altro le conoscenze acquisite nella pittura murale italiana. Da questa contaminazione prende forma un linguaggio visivo distintivo, costruito sul dialogo tra culture e sulla ricerca di equilibrio tra materia, luce e spiritualità.

L’esperienza di vivere lontano dal Giappone ha rappresentato un elemento centrale nel suo percorso, permettendole di riscoprire il proprio Paese attraverso uno sguardo nuovo. Questo processo ha alimentato un profondo interesse per il rapporto tra uomo e natura nella cultura giapponese, per i rituali, le stagioni e le sensibilità ancestrali, temi che attraversano in modo costante la sua produzione artistica.

Le sue opere sono state esposte in gallerie e istituzioni culturali in Italia, in diversi Paesi europei e in Giappone, inclusi importanti spazi espositivi come Takashimaya e Mitsukoshi. Parallelamente alla pratica espositiva, ha sviluppato progetti che uniscono arte e sostenibilità: attraverso una serie dedicata agli alberi, ha avviato una collaborazione con un’organizzazione impegnata nella riforestazione, collegando l’acquisto delle opere a iniziative concrete sul territorio.

Nel corso degli anni ha ampliato il proprio linguaggio anche attraverso collaborazioni con il mondo della moda e del lusso, esplorando il rapporto tra arte, artigianato e design. Tra queste, la realizzazione di un’opera tradotta in tessuto Nishijin per le suite del Bulgari Hotel Tokyo, la collaborazione con la maison milanese Serapian presentata a Homo Faber a Venezia e i progetti con Maison TOMA, che includono creazioni uniche dipinte a mano e impreziosite da foglia d’oro, presentate durante la Milano Fashion Week.

Accanto all’attività artistica, ha preso parte a progetti editoriali, illustrazioni e iniziative culturali, contribuendo alla diffusione delle tecniche e dei materiali della pittura tradizionale giapponese in Italia. Nel corso della sua carriera ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui l’Adachi Contemporary Ukiyo-e Award e premi nell’ambito di concorsi d’arte contemporanea.

La ricerca di Shoko Okumura si sviluppa oggi come un percorso in continua evoluzione, in cui la pittura diventa uno spazio di incontro tra culture, memoria e natura, capace di trasformare la materia in esperienza sensibile e contemplativa.

Cos’è per te l’arte?
Per me l’arte non è offrire risposte definitive, ma invitare le persone a fermarsi, osservare e percepire una connessione profonda con la natura e con il mondo circostante. È un mezzo per esprimere ed esperire l’empatia verso gli elementi e le cose (mono no aware), trasformando la sensibilità in una forma di cura e responsabilità.

Cosa significa per te creare un dialogo tra la tradizione artistica giapponese e quella italiana?
Significa intrecciare due patrimoni ricchi di storia: la pittura tradizionale giapponese (Nihonga) con i suoi pigmenti minerali e foglie metalliche, e la tecnica dell’affresco italiano che ho studiato dopo essermi trasferita in Italia. Questo incontro crea un linguaggio visivo unico in cui la filosofia giapponese sulla natura si fonde con la matericità e la sensibilità visiva italiana.

In che modo vivere lontano dal Giappone ha influenzato la tua visione artistica e il tuo rapporto con le tue radici?
Vivere a Milano e osservare il Giappone dall’esterno ha approfondito la mia affascinazione per il rapporto spirituale unico che il mio paese d’origine ha con la natura, con i suoi rituali, il susseguirsi delle stagioni e le antiche sensibilità. La distanza mi ha permesso di riscoprire ed esaltare concetti come l’impermanenza e la “malinconia delle cose”.

La natura è un elemento centrale nel tuo lavoro: come nasce questa connessione e come si traduce nelle tue opere?
La mia connessione con la natura nasce dal profondo legame spirituale e rituale che la cultura giapponese intrattiene da sempre con il mondo naturale e con il susseguirsi delle stagioni. Per me la natura non è un semplice soggetto decorativo, ma un’entità viva, sacra e pervasa da uno spirito e divinità.

Utilizzi materiali tradizionali come pigmenti minerali e foglia d’oro: che valore hanno per te questi elementi nel processo creativo?
I pigmenti minerali e le foglie d’oro e d’argento hanno un valore materico e poetico straordinario. La foglia d’oro riflette la luce in modo variabile a seconda della posizione e dell’ora del giorno, ricordando i riflessi della luce sull’acqua, e dona un senso di permanenza ed essenzialità rispetto alla transitorietà dei momenti.

Le tue opere spesso trasmettono una dimensione spirituale e contemplativa: quanto è importante per te questo aspetto nella tua ricerca?
È un aspetto fondamentale. La pittura richiede uno sguardo attento che permetta all’osservatore di passare dalla percezione visiva esteriore a una riflessione interiore. Creare un’atmosfera contemplativa aiuta a percepire la fragilità del mondo circostante e ad awaken un senso di rispetto.

Qual è stata la collaborazione che ti ha maggiormente stimolato dal punto di vista artistico e perché? E come cambia il tuo approccio quando l’arte incontra la moda/design?
Serapian (per Homo Faber 2023 a Venezia): Insieme alla storica maison milanese Serapian, abbiamo realizzato un esclusivo jewelry box (portagioie), il cui interno è stato dipinto interamente a mano da me con pigmenti naturali. Lavorare su un supporto così diverso dal consueto ha richiesto una continua ricerca e l’adattamento delle tecniche tradizionali: è proprio in questo dialogo con il limite che nasce il mio approccio creativo. Presentato a Homo Faber a Venezia, una delle esposizioni di alto artigianato artistico più prestigiose d’Europa, questo pezzo unico ha unito la delicatezza del mio tratto pittorico e la secolare maestria milanese nella lavorazione della pelle, creando una fusione tra pittura, artigianato e moda.

Qual è stata la collaborazione che ti ha maggiormente stimolato dal punto di vista artistico e perché?
Il progetto della pittura murale a bordo del voilier SY Kyalami, nell’ambito degli Artivism Awards, è stato estremamente stimolante. L’idea che l’opera continui a viaggiare attraverso il Mediterraneo come una galleria d’arte galleggiante, in dialogo costante con scienziati, ricercatori ambientali e gli elementi del mare, ha arricchito profondamente il mio lavoro. Mi affascina la possibilità che l’arte non sia soltanto un’espressione estetica, ma anche uno strumento capace di trasmettere consapevolezza sull’importanza della tutela degli oceani. Questo progetto mi ha ricordato la mia serie Tree Portrait, attraverso la quale sostengo la riforestazione e invito a riflettere sul nostro rapporto con la natura. Credo che l’arte possa creare connessioni emotive e ispirare una maggiore attenzione verso l’ambiente.

Il progetto legato alla riforestazione unisce arte e impegno ambientale: come nasce questa iniziativa e quale messaggio vuoi trasmettere?
Con la serie Tree Portrait ho attivato una collaborazione con un’organizzazione di riforestazione che permette di piantare nuovi alberi attraverso la vendita delle mie opere. Ogni dipinto ritrae un albero realmente esistente e riporta il suo codice GPS, così da consentire anche alle generazioni future di ritrovarlo e osservarne l’evoluzione nel tempo. Alcuni alberi saranno cresciuti, altri potrebbero essere stati abbattuti o addirittura essere scomparsi insieme al loro ambiente naturale a causa della pressione esercitata dall’uomo sul territorio. Il messaggio è che l’arte non deve limitarsi a contemplare la natura, ma può contribuire a custodirne la memoria e a proteggerla, trovando modi concreti per restituire ciò che essa ci dona. L’empatia verso l’opera diventa così empatia e responsabilità verso il mondo vivente.

C’è un’opera o una serie a cui ti senti particolarmente legata e che rappresenta al meglio il tuo percorso?
La serie Empathy Towards Things, e la sua estensione murale realizzata a bordo della barca a vela. Rappresenta appieno il mio percorso poiché racchiude la ricerca sull’impermanenza, la cura per ciò che è fragile, la luce mutevole e l’idea dell’opera d’arte in costante viaggio e dialogo con l’ambiente.

Come immagini l’evoluzione futura della tua ricerca artistica tra tradizione, innovazione e sostenibilità?
Immagino una ricerca in cui le tecniche pittoriche tradizionali continuino a dialogare con spazi inediti ed esperienziali, approfondendo il connubio tra arte e consapevolezza ecologica. Desidero che le mie opere siano ponti culturali e strumenti per promuovere la tutela della natura, del mare e delle foreste.

Descriviti in tre colori.
Oro (Kin): Simbolo di luce eterna, riflesso e dimensione spirituale. Bianco Gofun: Il bianco tradizionale della pittura giapponese, ottenuto dalla polvere di conchiglia. Rappresenta la purezza, la luce e il legame con una tecnica tramandata nei secoli. Blu Oltremare / Cobalto: Il colore dell’oceano e del cielo crepuscolare, legato al movimento, al viaggio e alla contemplazione.

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