Sarah Vetrani

sviluppa una ricerca artistica che si muove tra visioni surreali e dimensioni oniriche, dando forma a universi distorti ma profondamente evocativi. Il suo linguaggio si colloca su un confine sottile…

BIOGRAFIA

#Sarah Vetrani

sviluppa una ricerca artistica che si muove tra visioni surreali e dimensioni oniriche, dando forma a universi distorti ma profondamente evocativi. Il suo linguaggio si colloca su un confine sottile tra Surrealismo psicologico e Automatismo psichico, traducendo in immagini un percorso di indagine interiore intenso e personale.

Al centro del suo lavoro vi è la linea, utilizzata come strumento di esplorazione emotiva e mentale. Linee morbide e tratti decisi si intrecciano con pattern geometrici, dando vita a una grammatica visiva riconoscibile, costruita attraverso un alfabeto simbolico e mitologico. Le sue opere si distinguono per la pulizia del segno e per la capacità di armonizzare elementi astratti con anatomie deformate, mantenendo un equilibrio formale che rende ogni composizione coerente e suggestiva.

Attraverso questa sintesi tra forma e introspezione, Sarah Vetrani costruisce un immaginario personale in cui l’inconscio prende forma, invitando lo spettatore a immergersi in una narrazione visiva sospesa tra realtà e visione.

Cos’è per te l’arte?
Una forma di vita che si evolve all’infinito.

Cos’è per te il confine tra realtà e dimensione onirica nelle tue opere?
Per me è un confine molto labile, che mescolo costantemente senza parsimonia. Nelle mie opere emerge spesso la dimensione onirica, ma in realtà è ciò che percepisco maggiormente anche nella vita reale.

In che modo il Surrealismo psicologico e l’automatismo psichico influenzano il tuo processo creativo?
Quello che definisco il mio personale processo creativo è dettato unicamente dall’automatismo psichico. Credo che la verità artistica si celi proprio attraverso i movimenti automatici della psiche. Mi lascio trasportare da questi automatismi.

Che ruolo ha la linea nella tua ricerca interiore e come si evolve nel tempo?
Quando disegno, la matita va da sé e mi conduce verso mondi astratti. Spesso noto un movimento armonioso delle linee, giochi di forme che, unendosi tra loro, creano prospettive da interpretare.

Come riesci a bilanciare elementi astratti e anatomie deformate mantenendo armonia visiva?
Trattandosi di un processo fortemente automatico, accade che durante la costruzione di linee e idee emergano forme apparentemente disorganizzate e quasi prive di senso. Tuttavia, nel risultato finale, forme e linee trovano una loro armonia e significato, come se fosse una magia. D’altronde, l’arte è magia.

Qual è il significato del tuo alfabeto mitologico e come nascono i tuoi quadri?
I miei quadri nascono dall’osservazione del mondo, delle sue forme e dei suoi colori. Credo che la mia psiche rielabori tutto questo come in una sorta di “frullato” di immagini, trasformandole liberamente. Alla fine, mi sento solo un mezzo tra il mondo e la mia arte. Non credo esista un vero e proprio alfabeto mitologico; se esiste, non ne sono consapevole.

Descriviti in tre colori
Rosso, magenta e blu.

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