Sara Franci

è un’illustratrice e autrice fiorentina dal percorso ricco e trasversale. Ex pallavolista e laureata in Comunicazione linguistica e multimediale, ha attraversato esperienze diverse mantenendo sempre viva una profonda curiosità intellettuale….

BIOGRAFIA

#Sara Franci

è un’illustratrice e autrice fiorentina dal percorso ricco e trasversale. Ex pallavolista e laureata in Comunicazione linguistica e multimediale, ha attraversato esperienze diverse mantenendo sempre viva una profonda curiosità intellettuale. Continua a studiare, leggere e fare ricerca, lasciandosi ispirare da ambiti come la storia, l’arte, il folklore, la spiritualità e la natura delle cose, allenando al tempo stesso la pazienza e l’ascolto.

Ama la comunicazione in tutte le sue forme, ma il disegno e la pittura sono da sempre il suo linguaggio più naturale. Nella sua visione artistica tutto è energia, magia e racconto, e il mondo invisibile è una forza potente da cui le sue opere traggono linfa. In ogni tavola ricerca un equilibrio armonico tra yin e yang, alto e basso, dimensione spirituale e terrena.

Accanto all’illustrazione, scrive e dà forma a frasi, poesie e libri, partecipando e ideando laboratori per bambini e presentazioni in collaborazione con scuole, associazioni, biblioteche, librerie ed enti culturali. Il suo lavoro l’ha portata a collaborare con realtà di rilievo come Samsung, il Teatro alla Scala di Milano e Unicoop Firenze. Nel 2018 ha ricevuto una menzione da Apple durante il Keynote per l’uscita del suo primo libro Piccolo Buio.

Dal 2022 collabora con l’Ospedale Pediatrico Meyer, per il quale ha realizzato un’opera per il nuovo Family Center e, nel 2023, una serie di lavori per il reparto di Psichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Nell’ottobre 2024 le è stato conferito il Premio Villa Vogel Cultura.

Ha scritto e illustrato I tuoi sogni sono stelle (Ape Junior, 2020) e Piccolo Buio (Pacini, 2018), oltre ad aver illustrato numerosi libri tra cui Ti presento l’Isola d’Elba (Pacini, 2025), Ti presento Torino (Pacini, 2024), Ti presento Pisa (Pacini, 2023), Firenze tra mummie, mostri, fantasmi e creature preistoriche (Edifir, 2023), Ti presento Firenze (Pacini, 2022), Ti presento Siena (Pacini, 2022), Ettore e il labirinto del vegotauro (Pacini–Samsung, 2021), Favole (Pacini, 2021), Sandrino e i tre piccoli gnomi (Pacini, 2020) e Non sai chi è Petronia? (Pacini, 2020).

Cos’è per te l’arte?

L’arte è sempre stato il mio mezzo per viaggiare tra le dimensioni e comunicare. A 10 anni mi infilavo le cuffie con la musica e disegnavo per ore, oppure aprivo le riviste della mamma e ritagliavo, ricopiavo, coloravo. Guardavo Mila e Shiro e poi creavo un intero fumetto sulla puntata che avevo visto. Disegnavo sui muri, sui diari miei e degli altri, dovunque.
L’arte è allo stesso tempo esplorazione e luogo sicuro.

In che modo il suo percorso personale, dalle esperienze sportive agli studi in comunicazione, ha influenzato il suo linguaggio illustrativo?

Ho sempre amato dipingere scene in parte reali e in parte surreali o oniriche, come se volessi trovare un ponte tra le cose. Questo è successo anche nella mia vita. Un altro grande ponte è stato lo sport, la pallavolo, a cui ho dedicato più di 20 anni e che mi ha cresciuta, come una seconda famiglia. Lo sport ti entra nel DNA e lo cambia, soprattutto lo sport di squadra. Ha creato una visione di “noi” piuttosto che di “io” e questo si è riflesso dovunque, nella mia arte, nella scelta degli studi, nel lavoro, nelle mie relazioni e amicizie. Questo “noi” mi guida tuttora e guida la mia mano quando disegno. È naturale per me trattare temi che accomunano tutti, come le emozioni, le paure, i sogni, le storie di vite passate o presenti, la conoscenza di noi stessi, la spiritualità.

Quanto contano per lei la ricerca e lo studio di temi come folklore, spiritualità e storia nella nascita di una nuova tavola o di un libro?

Sono sempre stata una grande ascoltatrice e lettrice di storie. Da quelle che mi leggevano prima di dormire, alle storie che riguardano i miei antenati, ai libri. Le storie delle persone sono sempre state nutrimento. Da questo è nato il mio interesse per il folklore e la storia, per conoscere come vivevano le persone di altre epoche. Persone come noi, con un cuore, un cervello, molti problemi, pensieri e svariate emozioni. Come funzionavano le loro giornate? In cosa credevano? Com’era il loro rapporto con l’anima, l’arte, la vita e la morte? Questo filone si è sviluppato maggiormente da quando con Pacini Editore lavoriamo alla collana “Ti presento”, che vuole raccontare ad adulti e bambini le storie delle città, con testi e immagini. Ascoltare e raccontare queste cose mi dà un senso di empatia e condivisione.

Come riesce a tradurre visivamente il concetto di equilibrio tra yin e yang, visibile e invisibile, nelle sue illustrazioni?

Ho sempre percepito che la realtà che vediamo è solo una minima parte di quello che c’è e nei miei disegni questa visione c’è sempre stata. Come dicevo, ho sempre amato disegnare a metà tra realismo e surrealismo, tra quello che vedono i miei occhi e quello che vedo dall’interno. I mondi invisibili comandano la nostra vita. Dimensioni come le emozioni, le paure, i pensieri e l’energia che c’è in noi e in tutte le cose sono campi potentissimi e ancora poco conosciuti, ma che influenzano inesorabilmente la nostra vita. Io amo studiare e rappresentare a modo mio queste dimensioni.
Il concetto di equilibrio è una forza per me istintiva. Non lo ricerco forzatamente, sento come equilibrare un’opera, soprattutto a livello cromatico. E anche questo è uno di quei concetti che più ha influenzato la mia vita, facendomi sentire sempre quando qualcosa è “squilibrato”. Ad esempio, ho quasi sempre fatto due lavori e anche adesso, oltre all’illustratrice, faccio un altro lavoro, proprio perché il mio equilibrio interiore ha bisogno che io nutra diversi aspetti. È una danza: si prende una direzione, poi a volte, per riequilibrare la bilancia, si aggiusta il tiro. Mentre scrivo penso che tutte queste cose (equilibrio, istinto, conoscere l’invisibile…) sono da sempre cose naturali per noi umani, solo che ce ne siamo dimenticati. Forse adesso è il momento di riscoprirle, piano piano.

Che differenza c’è, nel suo processo creativo, tra illustrare un testo già esistente e scrivere e illustrare una storia interamente sua?

Quando illustro un testo già scritto parto dal testo per costruire le immagini. Quando nasce un libro mio, testo e immagini si formano insieme nella mia testa e si fondono anche nelle tavole. Sia per Piccolo Buio che per I tuoi sogni sono stelle è stato così.

L’esperienza con realtà come il Teatro alla Scala, Samsung e Apple ha cambiato il suo modo di percepire il ruolo dell’illustratore oggi?

Tutte queste esperienze sono state bellissime e incredibili, soprattutto quella di ritrovarmi sul maxi schermo di Apple durante il keynote 2018, all’uscita del mio primo libro Piccolo Buio. Io che, tra l’altro, sono un’artista autodidatta, a volte ripenso a quelle esperienze e sono ancora sbalordita. È come se l’Universo mi avesse presa per mano e portata su una strada nuova e inaspettata. Non ho mai pensato che l’illustratore debba avere un ruolo istituzionale, ognuno si identifica con ciò che sente. Per me fare l’illustratrice è essere un ponte, un traduttore tra i mondi, trasformare in immagine ciò che è solo astrazione. Ed è magia allo stato puro. Come quando progetti una cosa per mesi e poi un giorno la tieni tra le mani, stampata. Non so descrivere quella sensazione se non con la parola “magia”. Ed è una fortuna avere una passione così grande. Le passioni ci fanno battere il cuore, ci scaldano quando siamo tristi e ci danno un luogo in cui sentirci sempre a casa. Sono fortunata.

Cosa ha significato per lei portare la sua arte in contesti delicati come l’Ospedale Pediatrico Meyer e lavorare a contatto con bambini e famiglie?

Il capitolo Meyer ha cambiato completamente la mia vita, come la vita di tutti coloro che lo incontrano. Io e mio marito Fabio abbiamo due figlie, Luna che ha 8 anni e Gaia che ne ha 5. Gaia è nata a dicembre 2020, in pieno Covid; per un piccolo problema al cranio è stata operata appena nata ed è stata 8 giorni in Terapia Intensiva al Meyer. In poche ore ci siamo ritrovati tutti separati. In queste tre righe è racchiuso il più grande cambiamento della mia vita, finora. Tutto di quell’esperienza ha modificato le mie cellule, dalle persone che ho conosciuto in reparto a ciò che ho visto intorno a me. Dai medici e infermieri che ho visto in azione, ai piccoli ricoverati. Ho costruito, nell’universo della mia mente, un nuovo pianeta, il Meyer, popolato da veri eroi, che vivono e combattono per il bene, ogni giorno. E da quel momento io penso costantemente che quel pianeta esiste ed è sempre pieno… Dopo questa esperienza, per sdebitarmi di tutto l’amore, la cura e la gentilezza che avevamo ricevuto in quei giorni, ho creato un’opera e l’ho donata al reparto di Terapia Intensiva. Questo mi ha dato modo di entrare in contatto con lo staff della Fondazione Meyer e con colui che all’epoca era il direttore del Meyer, Alberto Zanobini. In seguito è nata una bellissima collaborazione e la Fondazione mi ha commissionato una serie di pannelli per il Family Center (2022) e una serie di opere per il Reparto di Psichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (2023). Lavorare con tutto lo staff e con Alberto, con il quale è nata un’amicizia che dura ancora oggi, è stata una grande occasione di crescita e mi ha insegnato che la bellezza, la gentilezza e l’arte sono parte integrante della cura. Da allora è cambiato il mio modo di guardare ogni luogo, a partire proprio dai luoghi di cura che spesso purtroppo sono grigi e bianchi, quasi totalmente privi di opere o belle immagini. E soprattutto da allora ho indirizzato sempre di più la mia arte verso temi sociali, verso i bambini, le donne e le famiglie.

Nei laboratori per l’infanzia, quali valori o strumenti creativi sente più urgente trasmettere ai più piccoli?

Ho appena terminato un ciclo di laboratori sui mondi invisibili. I temi erano: il buio, i sogni, le emozioni e gli esseri invisibili. Per me è importantissimo esplorare queste dimensioni fin da piccoli. Ricordo benissimo che anche noi bambini degli anni ’80 pensavamo a tutto questo, ma non esisteva un dialogo aperto all’epoca, o perlomeno se esisteva non era adatto a noi bambini. Adesso l’apertura c’è e va attraversata insieme. Mi piacerebbe in futuro poter esplorare anche il tema della morte, facendomi affiancare da persone esperte, come psicologi o educatori. Credo fortemente che anche questo argomento, e il modo in cui lo viviamo, sia il fulcro di tanti (se non di tutti) i problemi umani e mi piacerebbe esplorarlo insieme a bambini, ragazzi e adulti, dato che è un tema difficile a qualunque età.

Guardando al futuro, quali nuove direzioni artistiche o narrative sente di voler esplorare?

Più che al futuro guardo al presente e adesso sento di voler andare avanti a lavorare, studiare, esplorare l’invisibile e la spiritualità. E soprattutto cercare di praticare la meraviglia. Ogni giorno imparo qualcosa di nuovo, in primo luogo dalle mie figlie, le mie vere maestre di vita. Cerco di imparare a guardare il mondo con i loro occhi. Mi sto dedicando alla pittura, all’uso del legno e di altri materiali; sento che dopo tanti anni di lavoro digitale voglio tornare a sentire con le mani. Desidero continuare a organizzare laboratori per bambini, ragazzi e famiglie, perché stare con le persone a parlare e disegnare insieme è una delle parti più belle del mio lavoro. Infine, sto progettando un libro sui mondi invisibili, ma è ancora un’idea nella mia mente (e migliaia di pagine piene di appunti), ci vorrà del tempo. E magari si trasformerà in altro… staremo a vedere.

Descriviti in tre colori.

Verde e blu come le montagne.
Viola come la magia e il mistero.

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