Sabrina Adamo

nata nell’82 in un paesino sconfinato del basso Salento, cresciuta tra terra rossa, ulivi e mare in burrasca, disegna da circa due anni, anche se la passione per la matita…

BIOGRAFIA

#Sabrina Adamo

nata nell’82 in un paesino sconfinato del basso Salento, cresciuta tra terra rossa, ulivi e mare in burrasca, disegna da circa due anni, anche se la passione per la matita l’ha sempre accompagnata. Solo recentemente ha compreso quanto fosse essenziale per lei, quando, spinta da eventi difficili, il disegno è diventato l’unico strumento capace di farla estraniare dalla realtà. Oggi la matita è la sua migliore alleata, un mezzo attraverso cui dare forma alle emozioni e ritrovare equilibrio. Ama ritrarre volti, soffermandosi in particolare sugli occhi, perché è lì che riconosce la vera bellezza di ognuno.

Cos’è per te l’arte?

L’arte è per me il respiro dell’anima. Tutto ciò che non è in grado di essere espresso a parole l’anima lo tira fuori sotto forma di arte. Che sia provocatoria o celebrativa è un respiro a pieni polmoni.

Cosa rappresenta per te il disegno oggi rispetto al momento in cui hai iniziato?

Ho preso la matita in mano un pomeriggio di circa due anni fa. Ero in tormento per una situazione familiare delicata. Iniziai ad abbozzare su di un foglio degli occhi per poi notare dopo un bel po’ di minuti che avevo creato un volto senza neanche accorgermene e soprattutto mi resi conto che lo stato d’ansia in cui versavo prima di quel momento, per tutta la durata del disegno era sparito. Il disegno è stato la mia via di fuga. La mia cura. Oggi ne sono diventata dipendente. Non è più una cura ma uno stato d’animo. Resta il miglior modo che ho per esprimere ciò che sono e che ho dentro.

Quali emozioni cerchi di catturare quando ritrai un volto?

Il volto è per me la parte fisica più vera di ognuno di noi. Ciò che non dici lo dice il tuo volto. Il cuore soffre e il volto si incupisce. Ci si innamora e il volto si illumina. È lo specchio delle nostre emozioni. Per questo ritrarre volti mi dà serenità. Perché ho la possibilità di cogliere la bellezza delle emozioni inconsapevoli che ognuno di noi emana. E non c’è un’emozione ben precisa che vorrei catturare…è più un voler tirare fuori la mia emozione davanti allo sguardo del volto che ho davanti. Sono io, il volto che ho di fronte e ciò che provo nell’osservarlo.

Perché gli occhi sono diventati il centro della tua ricerca artistica?

Da sempre, fin da quando ero bambina per scaricare la tensione durante un discorso o anche solo nel mentre di una conversazione telefonica con la biro disegnavo un occhio. E anche oggi quando ritraggo un volto…inizio sempre dagli occhi. Non so perché. Forse perché gli occhi hanno il coraggio di dire ciò che non dici o forse perché sono la parte più intima e nuda di ognuno di noi.

In che modo i momenti difficili hanno influenzato il tuo stile e il tuo rapporto con l’arte?

Difficilmente oggi prendo la matita in mano se il periodo che attraverso è un periodo critico. Mentre in passato è stata la mia ancora di salvezza e disegnavo anche in uno stato emotivo tormentato. Oggi creo solo dopo che le acque si sono calmate. È l’opportunità che dò alla mia tristezza di venire fuori in modo consapevole e costruttivo. Non credo d’essere un’artista…sono solo una donna che ha trovato il modo giusto per dar voce alla bambina che ha dentro.

Ti piacerebbe sperimentare altre tecniche o pensi che la matita rimarrà sempre il tuo strumento principale?

La grafite resterà sempre il mio primo amore, il lucchetto con l’arte. Ma ho voglia di sperimentare e superare dei limiti che sono solo nella mia testa.

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