Rossella Cea

è una professionista poliedrica nata e residente a Bari, il cui percorso intreccia scrittura, giornalismo e arti visive. Laureata in lingue e letterature straniere, opera nel settore editoriale come traduttrice…

BIOGRAFIA

#Rossella Cea

è una professionista poliedrica nata e residente a Bari, il cui percorso intreccia scrittura, giornalismo e arti visive. Laureata in lingue e letterature straniere, opera nel settore editoriale come traduttrice ed editor, affiancando a questa attività una lunga carriera giornalistica. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti, vanta oltre vent’anni di esperienza nel campo della cultura e dello spettacolo, collaborando con numerose testate e maturando anche esperienze in ambito televisivo. Attualmente è responsabile delle pagine culturali del Quotidiano di Bari e collabora con la Gazzetta del Mezzogiorno come giornalista, illustratrice e vignettista.

Parallelamente alla sua attività editoriale e giornalistica, ha sviluppato un importante percorso letterario, pubblicando traduzioni in lingua spagnola e inglese in ambito tecnico, legale e letterario. Nel 2009 ha esordito come autrice vincendo un concorso letterario indetto dalla Regione Marche, che ha portato alla pubblicazione della raccolta poetica “Pietre del Sud”. Nello stesso anno ha dato alle stampe “Mujer Naturaleza”, raccolta di poesie e traduzioni in lingua spagnola, seguita nel 2010 dal romanzo “Armonie Riverse”.

La sua formazione artistica si arricchisce grazie all’incontro con il fumettista Carlo Peroni, di cui è stata allieva, avviando così un percorso nel fumetto che l’ha condotta a collaborare con riviste nazionali come il Corriere dei Piccoli. Successivamente si è dedicata alla pittura, esponendo le proprie opere in contesti di rilievo sia in Italia che all’estero. Le sue mostre hanno toccato sedi prestigiose come Palazzo Ducale e Palazzo delle Prigioni a Venezia, Palazzo Doria Pamphilj a Roma, il Castello Estense di Ferrara, il Chiostro di Spoleto, oltre a importanti spazi internazionali tra Cina, Russia, Stati Uniti ed Europa.

Le sue opere sono presenti anche in collezioni permanenti, tra cui la sede del governo di Shanghai, e negli ultimi anni è stata protagonista di un intenso tour espositivo internazionale che ha attraversato città come Atene, Dubai, Palma di Maiorca e Miami, fino alla partecipazione alla Biennale di Venezia. La sua ricerca artistica, in dialogo costante con la scrittura e il giornalismo, riflette una visione multidisciplinare capace di coniugare narrazione, immagine e impegno culturale.

Cos’è per te l’arte?
Difficile darne una sola definizione. Come scrisse André Gide: «l’arte è una collaborazione tra l’uomo e Dio». È quella capacità umana di avvicinarsi al mistero che ci portiamo dentro, e in definitiva a tutta la bellezza di quello che siamo.

Qual è il filo conduttore che unisce la tua attività di giornalista, scrittrice e artista visiva?
Come giornalista mi occupo del settore Cultura e Spettacoli da molti anni, quindi ho spesso a che fare con l’arte e con gli artisti. Essendo anche io un’artista, riesco forse a interpretare e comprendere meglio il loro punto di vista e a raccontarli valorizzando tutte le loro migliori qualità. In quanto alla scrittura, non è raro che tantissimi artisti nella storia avessero anche talento come scrittori. Se pensiamo a Vincent van Gogh o a Frida Kahlo…

In che modo il lavoro di traduzione ha influenzato il tuo modo di raccontare e rappresentare la realtà, sia nella scrittura che nella pittura?
Una delle passioni della mia vita è quella per la ricerca. Questo si è tradotto prima nello studio delle lingue antiche e poi di quelle moderne. Credo sia molto affascinante trovare quel filo conduttore che unisce due universi differenti e che altrimenti non potrebbero comprendersi vicendevolmente. Questo mette in campo una serie di dinamiche e di percorsi affascinanti da sondare intellettualmente.

Dalla poesia al romanzo, fino alla pittura: quale linguaggio senti oggi più vicino alla tua espressione interiore?
Non credo di aver ancora scelto, né che sceglierò mai. Con la maturità forse si impara a conoscersi davvero e ad accettarsi con le proprie sfumature. La mia caratteristica è la versatilità. Alla fine credo di amare in egual modo ogni mia passione, che ho saputo trasformare in lavoro. Ed è bello così.

Le tue opere sono state esposte in contesti internazionali molto diversi: cambia il tuo approccio creativo a seconda del luogo e del pubblico?
Sicuramente, dopo aver esposto in diversi Paesi del mondo, ci si fa un’idea dell’approccio al sistema dell’arte, attraverso il quale si tende a considerare finalità e contesti diversi. Esporre in una fiera in America non è la stessa cosa, per esempio, che partecipare a uno stesso tipo di evento in Italia o in un altro Paese in Europa. Cambiano completamente le regole e le aspettative. L’importante è comunque confrontarsi con culture e modalità di pensiero differenti, affinché l’esperienza possa risultare costruttiva.

Cosa cerchi di comunicare attraverso la pittura che non riesci a esprimere con le parole?
L’immagine ha sempre avuto un effetto di immediatezza che la parola, per me, non possiede, nonostante io creda fermamente in qualsiasi tipo di espressione artistica, la musica in primis. Dopo aver sviscerato per anni il figurativo, da qualche tempo sono passata a sondare tematiche più impalpabili e spirituali, il cui senso può essere ben espresso dall’informale o dall’astratto materico.

Il tuo percorso è profondamente multidisciplinare: senti che le diverse forme d’arte dialogano tra loro o restano ambiti separati?
Il dialogo tra diverse discipline è fondamentale. Chi pensa di poter tornare indietro o di restare fermo in ideologie monolitiche, secondo me, non ha compreso nulla di quello che è l’arte di oggi. E purtroppo nel nostro Sud bisogna ancora combattere contro certi schematismi limitanti.

Qual è stata l’esperienza espositiva che ha segnato maggiormente il tuo percorso artistico?
Sicuramente una bellissima mostra fatta a Venezia nel 2013, a Palazzo Ducale. In quell’occasione credo di essermi resa conto di quanto fosse importante e bello lo scambio con l’estero e con l’esterno, prima ancora che artistico, proprio a livello umano. Ricordo una passeggiata da sola al tramonto a Venezia che cambiò completamente il corso della mia esistenza.

Nel tuo lavoro emerge un forte legame con la cultura: quanto è importante per te il ruolo sociale dell’arte oggi?
Penso che la creatività sia uno strumento fondamentale per l’evoluzione di qualsiasi tipo di comunità, perché va ad accarezzare prima di tutto quel luogo dell’anima (o almeno così dovrebbe essere) legato alla consapevolezza che siamo creatori ed esseri che possiedono coscienza del proprio sé, pertanto assolutamente in grado di cambiare quello che non va in questo mondo.

Come nasce un tuo lavoro pittorico: da un’idea, da un’emozione o da una suggestione letteraria?
Può nascere da un’emozione, da un’intuizione, da una suggestione letteraria, ma anche dal vuoto, dalla necessità di dover esprimere certe istanze interiori. Ma, ripeto, tutto è collegato e tutto va visto in una prospettiva multipla. Ecco perché non si può parlare mai di discipline separate: si rischierebbe di avere un punto di vista univoco, chiuso in sé stesso.

Quali sono i temi che senti più urgenti da raccontare in questo momento della tua carriera?
Credo di aver intrapreso da qualche anno un percorso spirituale che mi sta portando ad affrontare le grandi tematiche dell’umano: la vita, la morte, chi siamo, da dove veniamo. Per questo, nella mia ultima collezione Mare Compresso, ho cercato di lasciarmi andare a quel flusso di energia primordiale che probabilmente precede l’abilità strettamente tecnica e metodica, per poi riprenderla con una consapevolezza differente.

Guardando al futuro, in quale direzione immagini evolverà la tua ricerca artistica?
Mi auguro di affinare la mia sensibilità a tal punto da riuscire ad esprimere pittoricamente determinate esperienze spirituali, percettive e identitarie. E poi di unire a questo tecniche nuove che possano realmente rappresentare tutto quello che è stato e che continua a essere il mio particolare percorso, senza stupidi termini di paragone.

Descriviti in tre colori.
Il nero della concentrazione, il rosso dell’entusiasmo e il bianco delle cose fragili ma pure.

2 1
SHARE

Contatti