Pierangelo Coffano

fin da giovanissimo ha sviluppato una forte passione per il mondo dello spettacolo, avvicinandosi a soli nove anni allo studio della danza e intraprendendo un percorso artistico che, nel tempo,…

BIOGRAFIA

#Pierangelo Coffano

fin da giovanissimo ha sviluppato una forte passione per il mondo dello spettacolo, avvicinandosi a soli nove anni allo studio della danza e intraprendendo un percorso artistico che, nel tempo, si è ampliato fino a comprendere il teatro, il canto e il musical. Un’esperienza trasversale che gli ha permesso di maturare competenze in diverse discipline artistiche, costruendo una formazione completa tra interpretazione, movimento scenico e performance.

Nel 2014 ha fondato la Compagnia Teatrale Mitra, di cui è direttore artistico, contribuendo alla sua crescita dal contesto siciliano fino a una dimensione nazionale attraverso la realizzazione di spettacoli teatrali, musical, produzioni artistiche e rievocazioni storiche. Nel 2016, insieme a Letizia Galesi, ha dato vita al duo artistico e musicale Le Maschere Nude, un progetto che intreccia canto, interpretazione e spettacolo e che ha preso parte a concorsi, manifestazioni ed esperienze televisive, ottenendo importanti riconoscimenti nelle categorie Musical e Interpreti.

Nello stesso anno ha fondato e condotto, insieme a Molly Narciso e Haller Tornello, la web TV Fermata Obbligatoria, nata con l’obiettivo di offrire uno spazio di visibilità e confronto agli artisti. Attraverso interviste e incontri, il progetto ha dato voce a cantanti, attori, performer e diverse realtà del panorama dello spettacolo, diventando un luogo di condivisione e valorizzazione dei talenti. Dal 2017 ricopre inoltre, insieme a Marco Spataro, il ruolo di direttore artistico del concorso canoro regionale Voce in Capitolo, occupandosi della selezione e della promozione di nuovi talenti, oltre che della conduzione e dell’organizzazione dell’evento.

Desideroso di perfezionare la propria preparazione, si è trasferito a Roma, dove ha frequentato la DA.RE.C Academy, Accademia Internazionale di Musical diretta dal maestro Gino Landi e successivamente dal performer Giò Di Tonno. Qui ha approfondito lo studio del canto, della danza, della recitazione, della regia e della performance, confrontandosi con importanti professionisti del settore. Durante il percorso è stato selezionato per entrare nella compagnia dell’Accademia, prendendo parte a diverse produzioni artistiche. Nel 2020 ha conseguito il diploma con il massimo dei voti.

La sua esperienza si è estesa anche al mondo televisivo, con la partecipazione nel 2022 al programma Guess My Age e, nel 2023, a ItaliaSì! su Rai 1, dove ha rappresentato il team di Marco Mengoni. Parallelamente ha maturato diverse esperienze cinematografiche, prendendo parte a produzioni come attore in piccoli ruoli e come figurante. Tra le soddisfazioni più significative figura la selezione per il cast del film italo-francese La Nouvelle Femme, diretto da Léa Todorov e interpretato da Jasmine Trinca, nel quale ha ricoperto il ruolo di ballerino e coreografo.

Il 4 settembre ha segnato un’altra tappa importante del suo percorso con l’uscita di Anche Così, il suo primo brano inedito, scritto e musicato personalmente e distribuito su tutte le piattaforme digitali. Una ballad che rappresenta il suo debutto nel cantautorato italiano e che affronta il tema dell’amore, della distanza e dei sentimenti che continuano a vivere anche quando una relazione attraversa una fase di separazione. Il brano non si limita a raccontare la fine di una storia, ma ne restituisce il valore attraverso ricordi, silenzi e parole non dette, soffermandosi sulla difficoltà di lasciarsi andare e sulla consapevolezza che non tutte le relazioni devono necessariamente concludersi in modo perfetto per essere autentiche.

Ha inoltre conseguito un Master in Educazione Teatrale e continua ad affiancare alla propria attività artistica un costante impegno nella formazione, dedicandosi all’insegnamento del teatro e del musical e accompagnando giovani talenti e aspiranti artisti nella scoperta delle proprie capacità espressive e interpretative.

Cos’è per te l’arte?

Per me l’arte è innanzitutto una forma di espressione e, allo stesso tempo, uno strumento di conoscenza di sé. È uno spazio in cui posso mettermi alla prova, confrontarmi con le mie capacità, ma soprattutto riconoscere e affrontare i miei limiti. Attraverso l’arte ho la possibilità di esplorare parti di me che spesso, nella quotidianità, rimangono nascoste o che faccio fatica a comunicare agli altri. Il teatro e la scrittura, in particolare, mi permettono di dare voce a emozioni, pensieri e sensazioni che nella vita di tutti i giorni non sempre riesco a esprimere liberamente. Sono due linguaggi diversi, ma entrambi mi offrono la possibilità di raccontarmi, di mettermi a nudo e, in qualche modo, di comprendere meglio me stesso. Il teatro, soprattutto, ha rappresentato per me una vera e propria forma di terapia, un percorso di crescita personale che mi ha aiutato ad abbattere quelle barriere legate alla timidezza che mi accompagnavano fin da bambino. Salire su un palcoscenico, mettermi in gioco e confrontarmi con gli altri mi ha permesso di acquisire maggiore sicurezza, di superare le mie paure e di scoprire capacità che probabilmente non sapevo nemmeno di possedere.

A soli nove anni hai iniziato a studiare danza, dando il via a un percorso artistico che nel tempo si è arricchito di teatro, canto e musical. Quanto hanno influito queste prime esperienze sulla persona e sull’artista che sei diventato oggi?

La danza è stata la prima forma d’arte con cui mi sono confrontato e, soprattutto, la porta d’ingresso verso questo meraviglioso mondo dello spettacolo. Fin da piccolo, infatti, ho sempre avuto una forte inclinazione verso tutto ciò che fosse espressione artistica. Insieme ai miei amici del quartiere organizzavamo piccole scenette, spesso improvvisate, nelle quali ci divertivamo a inventare personaggi e situazioni. A casa, invece, cantavo continuamente, oppure presentavo i miei show immaginari con tanto di scaletta e ospiti. Mentre a scuola mi divertivo a cimentarmi nelle imitazioni dei miei insegnanti, trovando già allora un modo tutto mio per esprimere quella vena artistica che sentivo dentro. Credo che una parte importante della mia formazione sia arrivata anche dalla televisione. La mia vera scuola, se così possiamo definirla, sono stati i meravigliosi varietà della Rai degli anni 90, programmi che oggi, purtroppo, non esistono più e che hanno rappresentato una stagione televisiva straordinaria. Sono cresciuto guardando soprattutto gli show di Raffaella Carrà, unica e inimitabile, dalla quale ho sempre subito un grande fascino per la sua energia, la sua versatilità e la sua straordinaria capacità di tenere il palcoscenico, passando con naturalezza dal canto alla danza, dalla conduzione allo spettacolo. Ricordo, inoltre, che ho sempre seguito con grande interesse il Festival di Sanremo, perché sono profondamente legato alla nostra musica italiana.

Nel 2014 hai fondato la Compagnia Teatrale Mitra, assumendone la direzione artistica. Come è nata questa iniziativa e quali sono state le tappe più importanti della sua crescita, da una realtà territoriale siciliana fino a una dimensione nazionale?

Vivere in un piccolo paese della Sicilia, a un certo punto, aveva iniziato a starmi stretto. Dentro di me sentivo, e sento tuttora, un vulcano di passione che aveva bisogno di trovare il modo di esplodere ed esprimersi. Nel mio territorio esistevano già alcune compagnie teatrali, ma erano realtà prevalentemente composte da adulti, nelle quali difficilmente veniva dato spazio ai giovani per esprimere il proprio talento e la propria creatività. Questa situazione mi demoralizzava, fino a quando un giorno, ascoltando in televisione Papa Francesco rivolgersi ai giovani con queste parole: «Non lasciatevi rubare la speranza», trovai la spinta che mi mancava. Quelle parole furono per me un faro, un invito a non arrendermi e, soprattutto, a trasformare un desiderio in un progetto concreto. Così, dopo essermi informato sugli aspetti burocratici, nel 2014 fondai la Compagnia Teatrale Mitra, con l’obiettivo di offrire ai giovani e giovanissimi del mio territorio uno spazio in cui potersi esprimere e coltivare le proprie passioni. La compagnia è cresciuta progressivamente, arrivando a coinvolgere ben 42 membri: un traguardo che rappresenta per me un motivo di grandissimo orgoglio. Siamo partiti con una commedia in dialetto siciliano di otto personaggi, accolta da uno straordinario successo. L’anno successivo ho deciso di mettermi ulteriormente alla prova portando in scena il nostro primo musical, che ha riscosso altrettanto consenso, con diverse repliche e matinée dedicate alle scolaresche. Da quel momento abbiamo costruito un percorso artistico che ci ha portati a realizzare ogni anno due produzioni, alternando commedie e musical. Quella che era nata come una realtà territoriale, con il desiderio di dare voce ai giovani, si è trasformata nel tempo in un progetto sempre più strutturato e ambizioso, capace di superare i confini del nostro paese e guardare a una dimensione nazionale.

Nel 2016, insieme a Letizia Galesi, hai dato vita al duo artistico e musicale Le Maschere Nude. Da dove nasce questo progetto e quali soddisfazioni ti ha regalato la partecipazione a concorsi, manifestazioni e programmi televisivi?

Il duo “Le Maschere Nude”, prende il nome da una suggestione pirandelliana che racchiude anche una profonda essenza teatrale: il rapporto tra ciò che siamo e ciò che scegliamo di mostrare attraverso l’arte. Il progetto è nato da una bellissima amicizia e da una reciproca stima artistica che, dopo diciassette anni, ci lega. Letizia è una talentuosa cantautrice e fin da subito abbiamo sentito il desiderio di fondere le nostre voci e le nostre sensibilità artistiche in qualcosa di unico. Siamo partiti dalle cover e dalle serate di piano bar, fino ad arrivare a importanti concorsi nazionali nelle categorie interpreti e musical, ottenendo riconoscimenti significativi e diversi primi posti. Anche le partecipazioni a programmi televisivi musicali regionali ci hanno regalato grandi soddisfazioni, rappresentando occasioni di crescita e conferme importanti. Al di là dei premi e dei riconoscimenti, la soddisfazione più grande è stata vedere apprezzato dal pubblico il nostro modo di fare musica e condividere un percorso artistico che, nato da un’amicizia, si è trasformato in una bella esperienza umana e professionale.

Sempre nel 2016 hai fondato Fermata Obbligatoria, una web TV dedicata alla valorizzazione di cantanti, attori e performer. Qual era l’obiettivo di questa iniziativa e quanto ritieni sia importante creare occasioni di visibilità per gli artisti emergenti?

Fermata Obbligatoria è un progetto a cui sono particolarmente legato, nato dall’unione di una sincera amicizia e di una profonda stima professionale con Molly Narciso e Haller Tornello. Questa esperienza ci ha permesso, prima di tutto, di sperimentare, metterci in gioco e conoscere personalità e talenti straordinari. Da sempre, nei miei progetti, cerco di creare rete, favorire collaborazioni e mettere in dialogo sensibilità artistiche diverse. Con Fermata Obbligatoria abbiamo voluto offrire uno spazio di visibilità non soltanto ad artisti già affermati, ma soprattutto ai talenti emergenti, dando loro l’opportunità di raccontarsi e farsi conoscere. Credo, infatti, che creare occasioni e abbattere le barriere della visibilità sia fondamentale, perché l’arte possa continuare a evolversi. Sono convinto che il futuro dello spettacolo passi anche dalla capacità di dare spazio a nuove voci, nuove idee e nuove forme di espressione.

Dal 2017 sei direttore artistico del concorso canoro Voce in Capitolo. Quali caratteristiche cerchi in un nuovo talento e cosa ritieni sia fondamentale per distinguersi nel panorama musicale contemporaneo?

I progetti artistici sono un po’ come dei figli: li immagini, li crei, li accompagni nella crescita e, con il tempo, li migliori e li arricchisci. Voce in Capitolo è uno dei miei più grandi orgogli e nasce insieme a Letizia Galesi e Marco Spataro. Con Marco, continuo a collaborare nella realizzazione di tutte le fasi del concorso, dai casting fino alla conduzione della serata finale. Negli anni abbiamo avuto il piacere di conoscere e ascoltare tantissimi cantanti e cantautori. Vederli crescere artisticamente e raggiungere palcoscenici nazionali o importanti esperienze televisive è per noi una delle soddisfazioni più grandi. Durante le selezioni siamo piuttosto esigenti: oltre alle qualità vocali, al timbro e all’intonazione, cerchiamo soprattutto personalità e identità artistica. In un panorama musicale in cui spesso si tende a imitare modelli già affermati, credo che la vera differenza la faccia la capacità di essere autentici, riconoscibili e di trasmettere emozioni. Il talento, infatti, non consiste soltanto nel saper cantare bene, ma nell’avere qualcosa di personale da raccontare.

Il trasferimento a Roma e la frequentazione della DA.RE.C Academy, sotto la direzione di Gino Landi e successivamente di Giò Di Tonno, hanno rappresentato un passaggio importante nella tua formazione. Che cosa ti ha lasciato questa esperienza e quanto ha contribuito a definire la tua identità artistica?

Alcuni dei miei progetti sono nati e si sono sviluppati da autodidatta, ma il trasferimento a Roma e il percorso di formazione presso la DA.RE.C Academy hanno rappresentato una svolta importante. Mi hanno permesso di ampliare i miei orizzonti, confrontarmi con una realtà professionale più strutturata e arricchire notevolmente il mio bagaglio artistico. Gli anni trascorsi in accademia, mi hanno dato l’opportunità di perfezionare le mie capacità e approfondire diverse discipline, ma soprattutto di comprendere meglio cosa significhi intraprendere questo mestiere. Ogni insegnante mi ha trasmesso non soltanto competenze e disciplina, ma anche passione, dedizione e rispetto per il lavoro artistico. Un’accademia di questo livello ti insegna anche ad affrontare le difficoltà di questo settore, ad accettare i rifiuti che possono arrivare dopo un’audizione e a non smettere mai di metterti in discussione. Noi artisti siamo costantemente alla ricerca di nuove opportunità, pronti a reinventarci e a crescere professionalmente. È un’esperienza che consiglierei a tutti i giovani che desiderano intraprendere questa strada. Credo, infatti, che la formazione sia fondamentale: la vera arte, però, si completa attraverso la pratica, il confronto e soprattutto le emozioni autentiche che si vivono sul palcoscenico. La tecnica ti fornisce gli strumenti, ma è l’esperienza a insegnarti come usarli. Senza una preparazione adeguata, rischi di esprimere soltanto una parte del tuo potenziale.

Hai avuto esperienze in televisione e nel cinema, fino alla partecipazione al film italo-francese La Nouvelle Femme, diretto da Léa Todorov, nel ruolo di ballerino e coreografo. Quale di queste esperienze ricordi con maggiore emozione e cosa hai scoperto confrontandoti con linguaggi artistici differenti?

Nonostante la formazione e le numerose esperienze maturate nel settore, ogni nuova occasione rappresenta sempre una grande emozione, quasi fosse la prima volta. Sono abituato a lavorare alle mie produzioni, seguendo idee e visioni personali, ma quando mi viene proposto di entrare a far parte di progetti altrui, che siano cinematografici, teatrali o televisivi, cerco sempre di farlo con umiltà, rispetto e grande disponibilità, mettendomi al servizio della visione di chi li dirige. Tra le esperienze che ricordo con maggiore emozione c’è sicuramente quella del film italo-francese La Nouvelle Femme, diretto da Léa Todorov, nel quale ho ricoperto sia il ruolo di ballerino sia quello di coreografo. Ho curato per diversi giorni la preparazione dei ballerini e dei protagonisti per la scena del valzer, confrontandomi con la regista per tradurre al meglio la sua visione in movimento. È stata un’esperienza importante, perché mi ha permesso di assumere responsabilità diverse e di mettere le mie competenze al servizio di un progetto cinematografico internazionale. Un’altra esperienza che porto nel cuore è quella vissuta su Rai 1, nel programma ItaliaSì, condotto da Marco Liorni, dove ho avuto l’opportunità di rappresentare il team di Marco Mengoni interpretando una sua canzone. Un’emozione completamente diversa, legata all’adrenalina della diretta e al rapporto immediato con il pubblico. Credo che cinema, televisione e teatro, pur utilizzando linguaggi differenti, siano profondamente connessi. Il cinema richiede precisione, continuità e la capacità di ripetere una scena fino a raggiungere il risultato desiderato; il teatro e la televisione in diretta, invece, ti mettono a confronto con l’immediatezza, dove ogni istante è unico e non esiste la possibilità di ripetere un momento. Confrontarmi con queste realtà mi ha insegnato soprattutto ad ascoltare, ad adattarmi e a uscire dalle mie abitudini artistiche. Ho capito che non esiste un unico modo di fare spettacolo e che ogni linguaggio richiede sensibilità e strumenti diversi. La cosa più importante, però, è saper mettere da parte il proprio ego per entrare in sintonia con un progetto collettivo. Perché, al di là del ruolo che ricopriamo, credo che la vera professionalità di un artista si riconosca anche dalla sua capacità di mettersi al servizio dell’arte e di continuare a imparare, ogni volta, qualcosa di nuovo.

Il 4 settembre hai pubblicato Anche Così, il tuo primo brano inedito, scritto e musicato da te. Come è nata questa canzone e quanto della tua esperienza personale si nasconde in una ballad che affronta l’amore, la distanza e la difficoltà di lasciarsi andare?

“ANCHE COSÌ” è un brano autobiografico e si può definire un mio debutto nel cantautorato italiano. È stato scritto diversi anni fa e ripreso più volte nel tempo. Ogni volta riuscivo a mettere nero su bianco alcuni versi, poi l’ispirazione si interrompeva. Probabilmente perché raccontare una storia d’amore arrivata al termine significava anche confrontarsi con tutta l’amarezza, i ricordi e le emozioni che quella storia aveva lasciato dentro di me. Oggi, finalmente, sento di essere riuscito a dare una forma compiuta a quella parentesi della mia vita, trasformandola in musica. Ho scelto un arrangiamento intimo ed essenziale, perché volevo che al centro rimanesse la storia, senza sovrastrutture. Desideravo raccontare qualcosa di vero, che avesse un significato e che potesse rimanere nel tempo, lontano dai classici tormentoni dance destinati a essere ascoltati per una stagione e poi dimenticati. Diciamo che, alla fine, ho trovato la storia giusta da raccontare. Il significato della canzone è già racchiuso nei primi versi e si sviluppa attraverso tutto il brano: quando una relazione finisce, non significa necessariamente che tutto ciò che abbiamo vissuto debba essere cancellato. Ci sono persone che, anche quando prendono una strada diversa dalla nostra, lasciano qualcosa di importante dentro di noi. A volte rimangono ricordi, emozioni, gesti, luoghi, persino piccoli dettagli apparentemente insignificanti, che continuano a far parte della nostra storia. Ed è proprio questo il senso di quel “anche così”: anche se ci siamo persi, anche se non siamo più quelli di prima, anche se il destino ci ha portato altrove, quello che abbiamo vissuto è comunque esistito e ha avuto un valore. Non tutto deve necessariamente avere una fine perfetta per essere stato importante. 

Dopo anni dedicati alla danza, al teatro, al musical e alla musica, hai scelto di affiancare alla tua attività artistica anche l’insegnamento, conseguendo un Master in Educazione Teatrale. Cosa significa per te trasmettere le tue conoscenze alle nuove generazioni e qual è la soddisfazione più grande nel vedere crescere un giovane talento?

In realtà, è qualcosa che ho sempre fatto: condividere la mia passione e trasmettere le mie conoscenze alle nuove generazioni. Credo sia fondamentale accompagnare la crescita dei giovani talenti, perché saranno loro a raccogliere il testimone e a contribuire al futuro dell’arte e dello spettacolo. Il conseguimento del Master in Educazione Teatrale mi ha fornito strumenti e competenze per perfezionare il mio approccio didattico e affrontare l’insegnamento con maggiore consapevolezza e preparazione. La soddisfazione più grande è vederli salire sul palcoscenico, riconoscere nei loro gesti e nelle loro interpretazioni gli insegnamenti trasmessi e constatare quanto siano riusciti a farli propri.  Alcuni di loro hanno già intrapreso percorsi importanti, entrando a far parte di compagnie teatrali di rilievo nazionale, e questo per me rappresenta un motivo di enorme orgoglio. Credo che il compito di un insegnante non sia quello di creare artisti a propria immagine e somiglianza, ma di fornire loro gli strumenti per scoprire la propria strada, valorizzare le proprie peculiarità e trovare una voce autentica. 

Guardando al tuo percorso, ricco di esperienze e progetti, quali sono i prossimi obiettivi professionali? Continuerai a sviluppare il tuo percorso da cantautore oppure hai in programma nuove sfide nel teatro, nel musical e nel mondo dello spettacolo?

I prossimi mesi saranno ricchi di impegni e nuove sfide. Tra i progetti più imminenti c’è la realizzazione del videoclip della mia canzone, mentre sto completando la scrittura di uno spettacolo teatrale che spero possa finalmente debuttare in scena nel 2027. Continuerò inoltre a dedicarmi ai laboratori teatrali rivolti a bambini e ragazzi, accompagnandoli nel loro percorso di crescita artistica e preparando, come ogni anno, uno spettacolo conclusivo. Non escludo neanche un ritorno alla musica con un nuovo brano inedito, ma per scrivere ho bisogno della giusta ispirazione e, soprattutto, di qualcosa da raccontare. Naturalmente ci sono tanti altri progetti in cantiere che, per scaramanzia, preferisco non anticipare! Mi piace pensare al mio percorso come a un viaggio in continua evoluzione, nel quale teatro, musica e spettacolo continuano a intrecciarsi. Non ho intenzione di pormi dei confini: voglio continuare a sperimentare, mettermi in gioco e, soprattutto, lasciarmi sorprendere dalle nuove opportunità.

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