È nata il 29 settembre 1976, una data che richiama il titolo di una canzone intrisa di nostalgia di Lucio Battisti. Cresciuta nell’hinterland milanese, ha sempre mantenuto un legame profondo con la terra paterna, la Sardegna, portando dentro di sé l’influenza di due mondi diversi ma complementari. Fin da bambina si è distinta per una spiccata creatività, una curiosità vivace e un’attenzione naturale ai dettagli, con il desiderio costante di lasciare la propria impronta in ogni esperienza.
Ha frequentato il liceo artistico, dove ha acquisito le basi del disegno, della sperimentazione e della creazione. Affascinata dalla storia dell’arte e dalla straordinaria ricchezza del patrimonio artistico italiano, sognava di diventare restauratrice. Le vicende familiari, però, non le hanno permesso di trasferirsi a Firenze per intraprendere questo percorso, spingendola invece a partire per la Spagna. A Barcellona ha vissuto mesi di incertezza, ma anche di crescita: ha iniziato a lavorare nell’allestimento di fiere e nella decorazione, sperimentando nuove forme espressive e coltivando la propria indipendenza.
Nonostante l’esperienza lontano da casa, il richiamo delle radici è rimasto forte. Tornata in Italia, ha diviso la propria vita tra la Lombardia e le estati trascorse in Sardegna, una terra che per lei rappresenta una rigenerazione profonda, quasi ancestrale. Negli anni, pur attraversando diverse esperienze lavorative, ha spesso avvertito un senso di inadeguatezza, come se ogni nuovo impiego la allontanasse dalla sua vera essenza.
Nel 2007 è diventata madre, un evento che ha segnato una svolta radicale nella sua vita. Si è dedicata completamente alla famiglia, continuando a dipingere quasi di nascosto, come se quella parte di sé dovesse restare confinata al passato. Nel 2012 è nato il suo secondo figlio e, nel 2015, il matrimonio si è concluso. Gli anni successivi sono stati complessi e intensi: ha cresciuto i figli come unico genitore, cercando faticosamente un nuovo equilibrio. In quel periodo, una voce interiore ha continuato a ricordarle la sua natura creativa e la capacità di affrontare la vita con fantasia e resilienza.
Nel 2023 ha trovato il coraggio di ascoltare quella voce. Ha acquistato nuovi materiali e ha lasciato che le mani guidassero il processo creativo, permettendo ai colori di fluire in modo spontaneo, come se un nodo rimasto stretto per anni si fosse finalmente sciolto. In quel momento ha preso consapevolezza di aver a lungo bloccato la propria espressione artistica, auto-sabotandosi. Da allora ha intrapreso un percorso creativo che spazia dall’astratto all’espressivo, con lavori che talvolta dialogano anche con il linguaggio della street art. Ha scelto di firmare le sue opere con il nome Mysoul_Art_Colors, un’identità che racchiude la sua anima, la sua arte e i suoi colori.
Oggi le sue opere affrontano prevalentemente tematiche legate al mondo femminile, dando vita a narrazioni visive pensate per creare connessioni e stimolare riflessioni. Tra le creazioni più significative c’è Io e te, un’opera dedicata al tema della dipendenza affettiva, in cui la protagonista si rivolge a sé stessa con un messaggio di rinascita e riappropriazione: “Io torno a prendermi me stessa e riparto da me”. Il dipinto raffigura una donna nel presente, accompagnata dalla propria anima del passato e dal volto del futuro, simbolo di cura, consapevolezza e trasformazione.
Nel 2025 ha reso omaggio al film Diamanti di Ferzan Özpetek con una tela ispirata alla cooperazione femminile e alla forza delle connessioni tra donne. Le sue opere non nascono con l’intento di essere semplici decorazioni o dimostrazioni di abilità tecnica: ogni tela è una storia, un punto di partenza per interrogarsi sulla realtà. L’arte diventa così uno strumento per stimolare il pensiero e dare voce alle molteplici versioni di donna che è e che incontra nel suo percorso. Con Mysoul_Art_Colors, esprime la propria anima attraverso l’arte e il colore, nella convinzione che ogni pennellata possa raccontare una storia e aprire un dialogo autentico con chi osserva.
Quando è iniziato il tuo percorso artistico?
Il mio percorso artistico era semplicemente privato, ho sempre dipinto e disegnato ovunque, ho restaurato e decorato mobili, creato decorazioni per eventi fieristici, suggestioni visive nel verde. Ma non mi sfiorava l’idea che potesse essere riconosciuto all’esterno come un lavoro di valore. Dal 2023 ho iniziato a vendere le mie opere.
Cosa significa per te il legame con la Sardegna? Come questa terra ti influenza, sia a livello personale che artistico?
La Sardegna per me rappresenta la forza, le mie radici autentiche, la resilienza del femminile. E’ la terra dei ricordi d’infanzia, del tempo a contatto con la natura. Il tempo in Sardegna si trasforma, diventa più lento in sincrono con il vento e il mare. La stessa routine che cerco per dipingere, che mi permette di staccarmi dalla realtà e portarmi nel mondo dell’immaginario.
Qual è stato il momento preciso in cui hai capito che dovevi tornare a dipingere? Puoi raccontare cosa ti ha portato a rompere i blocchi che avevi imposto sulla tua arte?
Ho capito che dovevo tornare a dipingere una mattina d’autunno, spinta da mia figlia che insisteva da un po’, ho ritratto una donna con il viso nascosto da fiori, mi sono stupita dell’intensità che trasmetteva, da li non mi sono più fermata, ero un fiume in piena. Come se avessi dentro tante cose da dire e avessi taciuto tutta la vita.
Cosa rappresenta per te il nome Mysoul_Art_Colors? Ha un significato simbolico più profondo legato al tuo percorso?
Il nome mysoulartcolors nasce dalla necessità di far comprendere che la mia arte viene dall’anima, volevo fosse chiaro che questa entità che esce sulle tele proviene dal profondo. In un certo senso mi distacco dal mio nome e cognome per essere la mia versione più autentica. Paola è la donna concreta che intorno a me vedono le persone, quella che cresce 2 figli da sola, che sa essere pratica. Voglio firmare le mie opere con la versione di me più ancestrale, mysoul è strega, poetessa, danzatrice di sogni, libera di esprimersi e senza schemi. La mia firma rappresenta la mia libertà artistica.
Parlaci dell’opera “Io e te”: cosa ti ha ispirata a creare un pezzo così personale? Come hai deciso di rappresentare il tema della dipendenza affettiva?
Ho trattato il tema della dipendenza affettiva perchè ne ho sofferto in prima persona in passato, questa tela nasce dopo aver conosciuto una donna che mi ha raccontato la sua storia di dipendenza affettiva ed esserne uscita. Io e te è un tatuaggio che lei ha sul braccio, rappresenta un monito che ha voluto imprimersi sulla pelle dopo aver fatto terapia per anni. E’ una dipendenza subdola e difficile da riconoscere soprattutto su se stessi. Io e te parla a queste donne, porta un messaggio di speranza, mostra quello che è la donna nel momento in cui rinuncia a se stessa ma mostra anche come si possa uscire facendo un lavoro su se stesse e sulla propria autostima.
Quali sono le tematiche femminili che senti più urgenti da raccontare attraverso l’arte? E cosa speri che le donne provino osservando le tue opere?
Le tematiche che affronterò sono quelle legate alla rinascita femminile, in campo lavorativo, la cooperazione tra donne che diventa forza autentica, la forza mascherata dalle fragilità che ci attribuisce il sistema. La voglia di rivalsa delle nostre unicità come nell’opera LET IT BE, ho rappresentato il momento in cui la donna si libera da schemi imposti e viene allo scoperto mostrando il suo volto, in parte (perchè rimane libera di far vedere ciò che vuole). Affronterò il tema dell’emotività femminile che non significa debolezza. Nella tela “piccolo cuore” una ragazza tiene il suo cuore in mano a simboleggiare quanto lo abbia portato all’esterno, ma allo stesso tempo torna a prendersene cura.
Come definiresti il tuo stile artistico? Quali influenze o esperienze hanno contribuito a definirlo?
Spero che le donne si possano riconoscere nelle mie opere e possano trarne forza per raggiungere i loro obiettivi.
Qual è stata la reazione più significativa o sorprendente che hai ricevuto da qualcuno che ha osservato una tua opera? Ti ha fatto vedere il tuo lavoro sotto una luce diversa?
A dicembre una donna brasiliana mi ha scritto che si ritrovava nei volti da me dipinti, in particolare aveva riconosciuto sè stessa in una tela e si era commossa. Mi ha raccontato la sua storia e la sua rinascita emotiva, il titolo di quest’opera è una parola presente anche all’interno della tela ” AMATI” rappresenta un volto di profilo che esce da una coltre di vegetazione e va verso una nuova se. L’opera è stata venduta e si trova in Francia, nonostante questo ho instaurato un rapporto di amicizia con questa donna che mi segue con affetto dal Brasile e si rivede nei volti femminili che dipingo.
C’è un artista, un’opera o un movimento artistico che ti ha particolarmente ispirata nel corso degli anni? Se sì, come questa influenza si riflette nel tuo lavoro?
Le artiste che mi ispirano sono Alda Merini con le sue poesie, Frida Khalo con le sue suggestioni, Nazim Hikmet, Tamara de Lempicka artista innovativa e straordinaria.
Come affronti il processo creativo quando lavori su una nuova tela?
Parti da un’idea precisa o lasci che il tuo istinto ti guidi completamente?
Il processo creativo ancora oggi per me è una scoperta, la tela bianca spesso mi crea un senso di vuoto difficile da gestire, inizio raccogliendo intorno a me silenzio e lasciando fare all’istinto, come se tirassi fuori dalla tela una sensazione che ha bisogno di essere definita. Da li avviene una trasformazione, inizio a vedere cosa o chi voglio liberare e dipingo. Ho creato opere che sono state per me una sorpresa fino alla fine, come se mysoul riuscisse a staccarsi da Paola per entrare a essere solo quelle mani che usano spatole e colori, una emozione intensa che non so come spiegare. Questo credo sia fare arte, esprimere liberamente una parte di sè, non è necessario mostrare un talento, quanto avere una predisposizione a staccarsi dal se razionale per entrare nell’irrazionale.
Hai un sogno o un progetto specifico per il futuro della tua carriera artistica? Ad esempio, mostre, collaborazioni o tematiche che vorresti esplorare di più?
Il mio unico progetto consiste nell’esplorazione di temi che non ho ancora trattato e nella volontà di portare il mio messaggio. Ho partecipato a 3 collettive durante il 2024 , a Firenze, Milano con Artaporter una piattaforma che porta l’arte a contatto con il pubblico. Ho esposto in Puglia all’evento “Mediterraneo” di Giovinazzo a cura di Art M Gallery, con la storica dell’arte e curatrice Antonella Merra. Credo di partecipare ai prossimi eventi nel 2025 in fase di progettazione. Sto approntando il mio nuovo spazio di lavoro per iniziare a lavorare su tele grandi, mi concentrerò sullo sguardo delle donne, che vorrei diventasse parte della mia firma. Un dettaglio di riconoscibilità.
Descriviti in tre colori.
Il colore che più mi rappresenta, è assolutamente il turchese in tutte le sue infinite declinazioni, l’azzurro del cielo, del mare, il colore del vento per come lo immagina mysoul è di un turchese infinito. Il colore del mio mare mi ha acceso gli occhi e in ogni opera la mia anima va a cercarlo. E poi il rosso che per me rappresenta la determinazione, la volontà, la vita, è presente nelle mie “donne”, rosso è spesso il tocco conclusivo. La decisione dell’esserci. Altro colore che uso è il nero, fondamentale per mettere un confine, per segnare o identificare qualcosa di netto. Non amo particolarmente definirlo colore ma ha la sua funzione narrativa.