classe 1999, è una cantautrice e pianista nata e cresciuta a Trieste, capace di fondere sonorità pop contemporanee e influenze indie con un’attitudine profondamente autorale. Si avvicina alla musica fin da bambina, iniziando lo studio del pianoforte nella scuola pubblica e proseguendo poi al Conservatorio di Trieste, dove costruisce una solida formazione classica. Con il tempo, la disciplina tecnica si trasforma in libertà espressiva: la scrittura diventa il suo spazio più autentico, il luogo in cui emozione e competenza musicale si incontrano.
Durante il periodo del Covid, mentre il mondo rallentava, Paola trova nella musica un rifugio e una direzione, trasformando l’isolamento in un’occasione per raccontarsi e dare voce alle proprie emozioni più intime. Le sue canzoni uniscono melodie delicate e testi introspettivi, in un equilibrio tra raffinatezza musicale e verità personale che oggi definisce la sua identità artistica.
Nel 2021 pubblica il suo primo brano inedito, nato dalla collaborazione con il sound engineer Francesco Blasig, noto per i suoi lavori con artisti come Elisa, Federica Carta e Alessandra Amoroso, oltre che con realtà internazionali come UMI ed ECM. È l’inizio di un percorso cantautorale in cui ogni brano diventa frammento di un vissuto emotivo e generazionale. L’anno successivo amplia la propria ricerca sonora collaborando con il producer sloveno Rok Dolenc, con cui pubblica due singoli, tra cui “Attimi”, il primo brano in italiano distribuito dalla storica etichetta toscana Smilax Publishing. Con “Nuvole”, uscito nell’estate dello stesso anno, inaugura una nuova fase creativa insieme ai produttori friulani Giovanni Scuor e Leonardo Duriavig, dando forma a un progetto musicale moderno e riconoscibile, sostenuto oggi da un team in crescita di musicisti e professionisti della comunicazione.
Attualmente Paola è al lavoro sul suo primo album ufficiale, una raccolta di brani inediti scritti dal 2021 a oggi, che raccontano il suo percorso di crescita personale e artistica. Il progetto nasce dal desiderio di trasformare introspezione ed emozioni in suono, costruendo un dialogo tra passato e presente. Ogni canzone è un viaggio che invita all’ascolto e al riconoscimento, con l’ambizione di portare la propria musica oltre la dimensione intima della creazione fino ai palchi, dove la condivisione con il pubblico diventa il cuore pulsante di ogni performance.
Cos’è per te la musica?
La musica per me è uno spazio di verità. È il luogo in cui riesco a mettere ordine nelle emozioni e dare forma a ciò che spesso resta indefinito. Non è solo espressione ma anche ascolto: di me stessa e del mondo che mi circonda. È il modo più sincero che ho per raccontarmi.
Cosa rappresenta per te oggi Trieste nel tuo immaginario musicale?
Trieste è radice e orizzonte allo stesso tempo. È il luogo in cui ho iniziato a studiare, a scrivere, a capire che la musica poteva diventare qualcosa di più di una passione. La sua dimensione sospesa, un po’ silenziosa ma intensa, ha influenzato il mio modo di sentire. Allo stesso tempo sento il bisogno di confrontarmi con realtà diverse per crescere, quindi per me è un punto di partenza solido, non un confine.
In che modo la formazione classica continua a influenzare il tuo pop?
La formazione classica mi ha insegnato disciplina, ascolto e rispetto per la struttura musicale. Anche quando scrivo brani pop, sotto c’è sempre una costruzione armonica consapevole. Oggi però cerco di non farmi guidare solo dalla tecnica: voglio che la canzone resti viva, immediata ed emotiva.
C’è un’emozione nata nel periodo Covid che senti ancora centrale?
Sì, la vulnerabilità. In quel periodo ho imparato ad accettare il silenzio e l’incertezza. Scrivere è stato un modo per trasformare quella fragilità in qualcosa di creativo. Ancora oggi cerco di non nascondermi dietro una facciata di forza ma di rimanere autentica.
Com’è cambiato il tuo modo di scrivere dal 2021 ad oggi?
All’inizio scrivevo in modo molto istintivo, quasi come uno sfogo, mettendo su carta ciò che provavo al momento, con le emozioni che andavano e venivano. Oggi sono più consapevole: mi chiedo quale direzione io voglia dare al brano, che tipo di suono può accompagnarlo, quale parola sia davvero necessaria. Rimane l’istinto ma è affiancato da una maggior cura e visione.
Cosa hai imparato dalle collaborazioni con producer diversi?
Ogni collaborazione mi ha insegnato e dato qualcosa di diverso. Ho imparato che una buona produzione non deve sovrastare la canzone bensì sostenerla, supportarla. Ma, soprattutto, ho capito che il dialogo umano è fondamentale: quando c’è sintonia, il risultato musicale è sempre più vero.
Scrivere in italiano ha modificato il tuo modo di raccontarti?
Scrivere in italiano è stato un passaggio importante. È una lingua che ti espone di più, non permette di nasconderti. Mi ha aiutata ad essere più diretta e sincera, a trovare una voce personale che sento più mia.
Quando componi nasce prima la melodia o la parola?
Spesso nasce un’atmosfera al pianoforte, una melodia che suggerisce già un’emozione. Le parole arrivano dopo, non sempre in modo razionale, seguendo però quel sentimento iniziale. Cerco sempre il giusto equilibrio tra istinto e costruzione tecnica ma spesso è proprio l’istinto è la vera scintilla.
Qual è il filo rosso del primo album?
Il filo rosso è la crescita. I brani raccontano un percorso che parte dall’intimità della scrittura in una stanza e arriva ad una consapevolezza più ampia, sia musicale che personale. È una fotografia di questi anni di trasformazione, non solo musicale ma anche mentale e fisica.
Che esperienza desideri creare dal vivo?
Vorrei che il live fosse uno spazio condiviso, non solamente un’esibizione. Le canzoni nascono in solitudine ma sul palco diventano relazione e condivisione. L’obiettivo è creare un momento di ascolto vero, in cui chi è presente possa riconoscersi.
Se fossi un’immagine sonora?
Oggi mi sento come un pianoforte in una stanza che lentamente si apre e lascia entrare altri suoni e altre persone. L’intimità, chiaramente, resta ma si amplia.
Descriviti in tre canzoni.
“Luce” di Elisa, per l’intensità emotiva. Un brano di Francesca Michielin, per la scrittura generazionale e contemporanea. E una mia canzone, perché sto imparando a riconoscermi sempre di più in quello che scrivo.