è una scultrice italiana che lavora principalmente in terracotta e bronzo, materiali attraverso i quali indaga la profondità del volto umano, trasformandolo in uno spazio in cui le emozioni prendono forma e restano sospese nel tempo. Il suo primo incontro con l’argilla risale all’infanzia, quando il gesto creativo era ancora gioco e scoperta: da allora è nato un dialogo continuo con la materia, che accompagna e definisce tutta la sua ricerca.
Le sue figure sembrano affiorare lentamente, come ricordi che emergono dalla memoria, evitando ogni ricerca di effetto per privilegiare un incontro autentico con chi osserva. Le superfici leggere, che evocano pagine da sfogliare, e il dinamismo delle forme suggeriscono verità intime, tracce di parole e silenzi carichi di significato. Nei suoi volti convivono memoria e presente, sogno e intimità, in un equilibrio che invita a una relazione diretta e personale con l’opera.
Laureata con lode in Lettere e pubblicista, intreccia scrittura e scultura in un dialogo originale: se la parola incisa indaga l’invisibile, la materia lo custodisce e lo rende tangibile. Questo doppio registro espressivo contribuisce a dare alle sue opere una dimensione narrativa e poetica.
Nel corso della sua carriera ha ricevuto importanti riconoscimenti internazionali, tra cui il Primo Premio alla 3ª Biennale Internazionale di Ceramica Artistica di Ascoli Piceno nel 2014, il Premio Especial del Público al 35° Concorso Internazionale CICA di L’Alcora nel 2015 e il Premio della Giuria Popolare alla 64ª Mostra della Ceramica di Castellamonte nel 2025. È stata inoltre invitata per quattro volte dal Governo cinese a rappresentare l’Italia al Changchun International Ceramics Symposium.
Le sue sculture sono presenti in collezioni pubbliche e private in Europa, Asia e Americhe. Tra le mostre recenti figurano “The Language of Bronze” presso Bel Air Fine Art a Ginevra nel 2023, una personale da Marciano Contemporary in Place des Vosges a Parigi nel 2024 e “Visioni” al Circolo degli Esteri di Roma nel 2024.
Cos’è per te l’arte?
È uno spazio meditativo e creativo di libertà assoluta, dove gli unici limiti sono quelli della materia e della gravità. È il luogo in cui l’interiorità prende forma visibile.
Quando hai capito che il volto umano sarebbe diventato il centro della tua ricerca scultorea?
Durante il periodo di formazione in Sicilia, grazie all’insegnamento del Maestro Salvatore Rizzuti. Mi ha trasmesso entusiasmo e consapevolezza: modellare il volto non era un limite insuperabile, ma un territorio possibile da esplorare.
Cosa rappresenta per te l’argilla oggi rispetto al primo incontro avvenuto durante l’infanzia?
Rappresenta ancora gioco libero ed emozione autentica. È rimasto lo stupore originario, arricchito dall’esperienza. Senza stupore, la scultura sarebbe solo tecnica.
In che modo scegli se un’opera deve nascere in terracotta o in bronzo?
Ogni opera nasce in creta. Alcune restano terrecotte, altre attraversano il processo di fusione fino a diventare bronzi. È una trasformazione che avviene quando sento che la forma chiede una diversa permanenza.
Le tue superfici ricordano pagine da sfogliare: quanto è consapevole il legame tra scrittura e scultura nel tuo processo creativo?
È un legame nato in modo spontaneo, quasi impulsivo. La scrittura diventa un livello ulteriore di significato, enigmatico e simbolico, che emerge quando l’opera lo richiede.
Che tipo di dialogo desideri si crei tra i tuoi volti e chi li osserva?
Sono felice se non lasciano indifferenti. Quando suscitano commozione o una reazione profonda, sento che hanno toccato qualcosa di autentico. L’emozione è un linguaggio che non ha bisogno di traduzione.
Nei tuoi lavori convivono memoria e presente: quanto c’è di autobiografico nelle tue sculture?
C’è molto di autobiografico, anche se non in modo intenzionale. Il processo creativo è un dialogo interiore: lo stato d’animo del momento rimane impresso nella materia, talvolta anche mio malgrado.
I riconoscimenti internazionali hanno influenzato la tua ricerca o il tuo modo di percepire il tuo lavoro?
Sono stati uno stimolo importante e hanno rafforzato il mio entusiasmo. Tuttavia la mia ricerca segue un percorso spontaneo e inconscio, indipendente dai riconoscimenti.
Cosa ha significato per te rappresentare l’Italia al Changchun International Ceramics Symposium?
È stato un momento di confronto e apertura. Mi ha confermato che il linguaggio dell’emozione attraversa culture e confini. Ha segnato un riconoscimento pubblico significativo del mio percorso.
C’è un’opera a cui ti senti particolarmente legata e perché?
Inner Motion: un volto che soffia pagine di cui è parte integrante, impossibilitato a separarsene. È un’opera densa di significati, che io stessa ho compreso pienamente solo nel tempo.
Come immagini l’evoluzione futura della tua ricerca artistica?
Sto esplorando il tema dell’ascolto. In un’epoca dominata dal rumore, lavorare sull’ascolto è una scelta etica prima ancora che estetica.
Se dovessi descrivere con una sola parola l’essenza del tuo lavoro, quale sceglieresti e per quale motivo?
Emozione. È il nucleo della mia poetica e il ponte silenzioso tra materia e presenza.
Descriviti in tre colori.
Bianco, ocra, verde.