Olga Venosa

è la fondatrice e presidentessa di We Are Stronger, organizzazione di beneficenza nata nel 2017 in Inghilterra e Galles e nel 2019 in Italia, con la missione di prevenire il…

BIOGRAFIA

#Olga Venosa

è la fondatrice e presidentessa di We Are Stronger, organizzazione di beneficenza nata nel 2017 in Inghilterra e Galles e nel 2019 in Italia, con la missione di prevenire il bullismo e sostenere le persone che hanno subito abusi fisici, verbali o molestie. Il suo impegno nasce da una storia personale dolorosa: per oltre dieci anni, fin dall’infanzia, è stata vittima di abusi sessuali e violenze.

Nel periodo più difficile della sua vita, lo studio e lo sport sono stati per lei un rifugio, ma le ferite emotive lasciate da quelle esperienze hanno generato paura, ansia e vergogna, accompagnandola negli anni dell’adolescenza. Tale vulnerabilità l’ha resa bersaglio di bullismo ed esclusione sociale, aggravando il suo stato emotivo e portandola a confrontarsi con ansia, disturbi alimentari, bulimia, depressione e pensieri suicidi. Per molto tempo ha lottato con l’autostima, arrivando perfino ad abbandonare lo sport, un tempo sua grande passione.

Il suo percorso di guarigione è stato complesso e graduale. Con il tempo ha compreso di non avere alcuna colpa e di non doversi vergognare di ciò che aveva vissuto. Una tappa decisiva è stata la scelta di raccontare la sua storia alla famiglia: un confronto inizialmente difficile, ma che l’ha portata poi a trovare il sostegno di uno psicoterapeuta e di un nutrizionista per affrontare i disturbi alimentari. Da quel momento ha iniziato un nuovo cammino, approfondendo lo studio della psicologia, delle neuroscienze, della meditazione, dello yoga e della danza, discipline che sono diventate pilastri del suo benessere.

Oggi dedica totalmente le sue energie a We Are Stronger, mettendo la sua esperienza al servizio di chi vive situazioni simili a quelle che ha affrontato. Crede fermamente che la sincerità e l’apertura siano fondamentali per creare un ambiente sicuro, in cui le vittime possano chiedere aiuto senza paura. Il suo obiettivo è contribuire alla costruzione di un mondo più accogliente, dove ogni individuo si senta rispettato e protetto. La sua storia dimostra che, con determinazione, impegno e sostegno, è possibile superare le sfide più dolorose e costruire una vita più luminosa.

Olga è anche autrice di due libri per ragazzi: La gentilezza è alla porta, dedicato alla prevenzione del bullismo e dei disturbi alimentari in età giovane, e A cavallo della gentilezza, che sensibilizza sul bullismo e sulla disabilità.

Con il suo lavoro e la sua testimonianza, continua a promuovere un messaggio chiaro: solo con gentilezza, amore e rispetto si può costruire un futuro migliore per tutti.

Raccontaci della tua esperienza, cosa ti ha spinto a fondare We Are Stronger, dei tuoi libri e del tuo impegno quotidiano alla lotta conto gli abusi e il bullismo.

Ho subito abusi sessuali dall’età di sei mesi fino ai dieci anni, quasi ogni giorno, da parte del mio vicino di casa con il coinvolgimento della moglie. Questo ha avuto conseguenze devastanti sulla mia struttura psicologica, rendendomi vulnerabile al bullismo durante l’infanzia. Durante l’adolescenza ho sviluppato bulimia, ma oggi, grazie a un intenso percorso di crescita personale, ho superato molte difficoltà. Da 17 anni vivo a Londra, dove lavoro nel settore degli investimenti e nel 2017 ho fondato “We are Stronger Charity” un organizzazione di volontariato di supporto in Inghilterra, Galles e in Italia, dove svolgiamo le stesse attività, ma sviluppate in base alle differenze culturali. Il mio obiettivo principale è offrire sostegno e aiuto agli altri, perché non desidero che nessuno debba attraversare ciò che ho vissuto io. Nonostante la mia serenità attuale, sono stati anni estremamente difficili, difficili da descrivere a parole. Riguardo alle sfide più grandi che ho affrontato, posso dire che il più grande ostacolo è stato il crescere credendo che ciò che era sbagliato fosse giusto e che quindi io fossi sbagliata. Questa è anche la tragica realtà delle vittime di violenza infantile, che spesso si sentono sporche e sbagliate, indotte a credere di non essere degne di amore o rispetto.

Nel mio caso, questo si collega anche alla mancanza di supporto familiare, in quanto quando ho confidato in mia madre a 16 anni e mezzo, lei mi ha rifiutato e ha agito in modo da farmi sentire ancora più colpevole. Questo mi ha portato a riflettere profondamente sulle dinamiche di supporto familiare nelle situazioni di violenza. Troppo spesso le madri rifiutano di vedere la realtà per paura o disperazione, il che perpetua ulteriormente gli abusi sui loro figli. Questo tipo di mancanza di supporto è devastante per le vittime di violenza, poiché insegna loro a non valere nulla e a credere che il resto del mondo sia più importante di loro stessi. Questo impatta negativamente su tutte le sfere della loro vita, comprese le relazioni personali e professionali. Per questo motivo ho fondato “We are Stronger ODV”: per educare e sensibilizzare già dai primi anni di vita, nelle scuole e tra i genitori, insegnando loro l’importanza di riferire qualsiasi forma di maltrattamento. Vogliamo creare una cultura in cui i bambini possano fidarsi degli adulti che li circondano e sentire di poter esprimere i loro dubbi senza timore. Gli insegnanti, in particolare, svolgono un ruolo cruciale come modelli positivi quando a casa manca un esempio positivo. Questa è la mia missione: offrire supporto e educazione per prevenire lo stesso trauma che ho vissuto e migliorare le vite dei bambini e delle famiglie che incontriamo. Lo sport e lo studio sono stati fondamentali per me. A dieci anni, ho trovato la mia via d’uscita da sola, sapendo che mia madre non mi avrebbe mai supportato positivamente. Con mio padre, non avevo un rapporto stretto perché avevo associato gli uomini a qualcosa di nocivo per me, quindi mi sono allontanata da lui.

Ho trovato la mia strategia: chiudermi in camera appena tornavo da scuola, studiare fino a tarda notte così il vicino non poteva avere alcun accesso a me, perché sapevo che a mia madre importava il mio successo scolastico. Questo è diventato il mio rituale quotidiano fino alle superiori. Durante l’adolescenza, la paranoia ha iniziato a prendere piede. Mi chiedevo se tutti sapessero cosa mi era successo e se avrebbero giudicato. Nonostante tutto, lo sport è stato un salvagente. Eccellevo in tutte le discipline individuali. Nella pallavolo, per esempio che è uno sport di gruppo, non mi sentivo a mio agio, non tanto per l’altezza ma per il senso di appartenenza al gruppo, cosa che mi mancava in altri contesti. La danza e l’equitazione hanno continuato a darmi stabilità emotiva anche durante gli anni universitari. Viaggiare con Erasmus a 24 anni mi ha aiutato a distaccarmi da un ambiente tossico. La danza e il movimento mi hanno dato un rifugio sicuro e hanno innescato la produzione di ormoni positivi, migliorando il mio equilibrio emotivo. Nonostante tutto, mia madre non ha mai reagito positivamente alla mia situazione, mentre mio padre, dopo aver saputo, ha cercato di proteggermi. Ho fatto molta terapia e ho trovato sostegno anche in mio fratello e mio padre. La psicoterapia è stata fondamentale nel gestire il trauma e nel darmi gli strumenti per affrontare le mie sfide quotidiane. La nutrizionista è stata cruciale nel superare la bulimia, insegnandomi ad amare il cibo senza sensi di colpa. Il suo approccio umano e il supporto emotivo sono stati determinanti per il mio recupero. Il mio percorso di guarigione è stato un viaggio verso l’accettazione di me stessa e il rifiuto della mentalità di “non sei abbastanza”. Ho imparato che l’ascolto del corpo, la mindfulness e la meditazione sono strumenti potenti per mantenere l’equilibrio mentale e fisico.

Ogni persona ha la propria chiave per il benessere, e la terapia è uno strumento essenziale per trovarla. L’esperienza mi ha insegnato che non possiamo cambiare gli altri, ma possiamo cambiare noi stessi per il nostro bene. Ho deciso di distaccarmi da una famiglia disfunzionale per proteggere la mia salute mentale, creando un legame più sano con mio padre. Il supporto degli specialisti è stato cruciale nel mio percorso di guarigione, dimostrando che il vero cambiamento inizia da dentro. Questa consapevolezza mi guida anche nel lavoro con “We are Stronger”, dove educare e sensibilizzare sono fondamentali per prevenire il trauma e offrire sostegno a chi ne ha bisogno. Allora, è stato un percorso naturale per me avvicinarmi prima con la lettura, un po’ di coaching diciamo, e poi sempre più approfonditamente perché parte della mia personalità ama capire il tecnico. Ho trovato il coaching troppo generico e superficiale, soprattutto per una persona con un trauma come il mio. Ho cominciato ad esplorare la psicologia per capire il comportamento umano.

Questo è stato parallelo all’approfondimento nello yoga, nella meditazione e poi nelle neuroscienze dove ho trovato maggior comprensione del trauma e dinamiche legate ad esso, studiando il funzionamento del cervello e la sua interrelazione con la biologia. È fondamentale perché entrambi spiegano come ciò che pensiamo, mangiamo e facciamo influenzi profondamente il nostro corpo. Per esempio, mangiare caramelle, cioccolata, fritture porta a squilibri ormonali che possono contribuire alla depressione. Il concetto in inglese di “Chasing the Tales” descrive bene questo ciclo di depressione che porta a cercare sostanze non salutari, che a loro volta perpetuano lo stato di salute corporea non ottimale. Le neuroscienze mi hanno spiegato come ciò che faccio nel mio corpo influenzi direttamente il mio stato emotivo e fisico e viceversa. Ho imparato a chiedermi come posso aumentare i livelli di serotonina, ossitocina, ecc., sia attraverso l’alimentazione che con l’attività fisica o altre pratiche. Ho sperimentato personalmente eliminando il caffè, che aggravava la mia ansia, e ho iniziato a bere tisane fatte con erbe che aiutano a produrre gli ormoni positivi come la serotonina. Ho imparato queste cose con un po’ di ricerca e frequentando negozi specializzati a Londra, dove mi hanno insegnato anche come preparare le tisane con erbe pure e fiori. Oltre all’alimentazione, ho approfondito la meditazione, lo yoga e la mindfulness. Leggendo di più sulle neuroscienze, ho capito meglio perché certi eventi del passato continuano ad influenzarmi. Ho iniziato a interessarmi anche alla pedagogia e alla neuroscienza infantile, cercando di comprendere come certi modelli comportamentali si trasmettano attraverso le generazioni. Ho visto come esperienze traumatiche in gioventù possano influenzare la formazione di strutture non salutari nella mente, che possono portare a cicli di violenza e relazioni disfunzionali. In sintesi, ho imparato che interrompere questi schemi è fondamentale per non ripetere i medesimi errori.

Le neuroscienze mi hanno aiutato a capire il perché di comportamenti passati e come posso intervenire attivamente per migliorare la mia salute mentale e fisica. È fondamentale essere trasparenti sulla mia storia. All’inizio dell’associazione, non ero pubblica; l’ho resa visibile su We are Stronger, dichiarando solo di aver avuto un’infanzia difficile. All’epoca, una psicoterapeuta italiana mi consigliò di non rivelarlo, dicendo che gli uomini non avrebbero voluto stare con me e che la gente mi avrebbe guardato in modo strano. Questa mentalità italiana è molto diversa da quella estera, dove è incoraggiato condividere la propria esperienza per dimostrare che non si è soli e che esistono strumenti e comunità di supporto. È cruciale ricevere supporto per non sentirsi isolati e per il proprio riscatto e dignità. Esponendo la mia storia il prima possibile, ho scoperto che mi liberava e faceva capire agli altri. Finalmente ero me stessa, senza dover indossare maschere di sicuro un gran vantaggio in ogni tipo di relazione. Anche se in Italia c’è ancora resistenza provinciale, ho trovato supporto all’estero e, anche l’anno scorso a Bari, ho raccontato la mia storia, a differenza di come faccio in Inghilterra. Alcuni non hanno capito, accusandomi di auto-vittimizzazione, ma ho ribadito che è essenziale parlare per rompere il silenzio. È triste vedere che alcune mentalità rimangono arretrate, come ho sperimentato anche con familiari che mi hanno accusata su Facebook per paura di essere giudicati. l e che ho dovuto allontanare. Questo riflette una bassa maturità e consapevolezza culturale, che non mi interessa. Gli ostacoli sono sia mentali, con il bisogno di lottare contro se stessi e vecchi schemi, sia sociali, con la resistenza provinciale. Ho dovuto affrontare molte battaglie personali, ma l’associazione We are Stronger Charity mi ha dato un senso di missione e di appartenenza. Siamo impegnati a promuovere la gentilezza, la comprensione e il rispetto attraverso libri educativi per scuole elementari da me scritti in collaborazione con specialisti e che affrontano il bullismo e altre tematiche correlate come i disturbi alimentari nel libro “La gentilezza è alla porta” e il rispetto alla diversità e disabilità nel libro “A cavallo della gentilezza”.

Collaboriamo con specialisti per sviluppare contenuti che educano e prevengono, adattandoci ai cambiamenti sociali e tecnologici. Il nostro impegno non è solo educativo, ma anche pratico, offrendo supporto legale e psicologico, organizzando eventi per sensibilizzare e raccogliere fondi. Il nostro messaggio è di chiedere aiuto senza vergogna, riportare le ingiustizie e focalizzarsi sulle persone e sulle risorse che ci supportano. In conclusione, la nostra missione è guidata dalla gentilezza, dal rispetto e dall’empatia, elementi fondamentali per una società più inclusiva e consapevole.