Nicola Giotti

nato nel 1975 a Giovinazzo, ridente cittadina sul litorale barese conosciuta come Perla del Sud Adriatico, è la terza generazione di una famiglia di pasticceri. Dopo aver frequentato l’Istituto Alberghiero…

BIOGRAFIA

#Nicola Giotti

nato nel 1975 a Giovinazzo, ridente cittadina sul litorale barese conosciuta come Perla del Sud Adriatico, è la terza generazione di una famiglia di pasticceri. Dopo aver frequentato l’Istituto Alberghiero di Molfetta, si diploma nel 1994 distinguendosi come miglior studente dell’intero istituto. Fin da subito intraprende un intenso percorso di formazione, partecipando a numerosi corsi di specializzazione con alcuni dei più autorevoli maestri e professionisti della pasticceria a livello internazionale, consolidando una visione personale che unisce tecnica, ricerca e sensibilità artistica.

Nel 2010 avvia le prime sperimentazioni di quella che diventerà la sua tecnica distintiva, l’aerografia indiretta speculare lucida, consacrata ufficialmente nel 2018 come innovativa tecnica di decorazione pasticcera. Attraverso questo linguaggio unico, Giotti trasforma il cioccolato in autentiche opere d’arte, creando manufatti di straordinaria raffinatezza destinati a celebrare personalità, eventi e simboli culturali. Emblema della sua produzione sono le iconiche uova di cioccolato aerografate, caratterizzate da superfici lucide e dettagli che richiamano la preziosità della porcellana artistica.

Le sue creazioni sono state dedicate e consegnate a importanti personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, tra cui Papa Francesco in occasione della visita apostolica a Molfetta nel 2018, Elena Sofia Ricci, Mariagrazia Cucinotta, con la quale ha collaborato anche a un cortometraggio in qualità di esperto di pasticceria, John Turturro, Sergio Rubini, Mara Venier, Caparezza e Luca Ward. La sua arte dialoga profondamente con il mondo artistico contemporaneo, come dimostrano le opere ispirate a un disegno del Maestro José Van Roy Dalí, quelle dedicate ai Rockets e all’arte di Renato Casaro, celebre illustratore delle locandine cinematografiche. Ha inoltre realizzato opere celebrative per città simbolo come Venezia e Matera, Capitale Europea della Cultura 2019, oltre a numerose creazioni dedicate a San Nicola per la città di Bari, la Basilica del Santo e delegazioni internazionali. La sua attività è stata raccontata anche in importanti trasmissioni televisive, tra cui Sereno Variabile.

Dal 2019 è giudice nei più prestigiosi concorsi della pasticceria italiana, tra cui il SIGEP di Rimini, e successivamente è stato nominato giudice internazionale, confermando il riconoscimento del suo ruolo nel panorama dolciario contemporaneo. Nel 2020 pubblica il suo primo libro, Metamorfosi, edito da Chiriotti Editore, uno dei più autorevoli editori internazionali del settore, e nello stesso anno entra a far parte della crew del magazine Stay Star. Nel maggio 2022 viene ricevuto presso il Senato della Repubblica Italiana, dove presenta il suo libro e le sue opere in cioccolato aerografato, sancendo ufficialmente il valore culturale e artistico del suo lavoro.

Nel 2024 gli viene dedicato il docufilm L’impossibile Possibile, che racconta il suo percorso creativo e umano, e nello stesso anno realizza la sua prima mostra personale, dedicata alle uova aerografate ispirate alle statue della Passione di Cristo, su commissione del Comune di Molfetta. Dal 2025 ricopre la carica di Vice Presidente Nazionale del Dolciario all’interno di Confartigianato Imprese, contribuendo attivamente allo sviluppo e alla valorizzazione del settore. Nel febbraio 2026 le sue sfere di cioccolato aerografate dedicate ai Giochi Olimpici Milano Cortina entrano a far parte della mostra ufficiale delle opere d’arte olimpiche, segnando una prima assoluta per opere edibili riconosciute come espressione artistica nel contesto olimpico internazionale.

Luce. Materia. Rinascita.

Cos’è per te l’arte?
Per me l’arte è un atto di trasformazione: della materia, del tempo e dello sguardo. È il momento in cui una tecnica diventa linguaggio e un gesto artigianale si carica di significato. L’arte non nasce per decorare, ma per lasciare una traccia, anche quando è destinata a scomparire.

Come è nato il tuo primo incontro con il cioccolato come mezzo espressivo?
Il cioccolato è entrato nel mio percorso inizialmente come materia tecnica, poi come superficie, infine come spazio espressivo. Il momento decisivo è stato quando ho compreso che poteva riflettere la luce, assorbirla e restituirla, proprio come una scultura. Da lì ho smesso di decorare e ho iniziato a costruire opere: il cioccolato non era più un ingrediente, ma un linguaggio.

Che ruolo ha avuto la tradizione familiare nel tuo percorso?
La tradizione familiare mi ha dato il rispetto per la materia, per il tempo e per il lavoro silenzioso. A un certo punto ho sentito l’urgenza di non ripetere, di rischiare. Il distacco non è stato una rottura, ma un’evoluzione: ho portato quella tradizione in un territorio nuovo, dove il gesto artigianale diventa visione.

Come nasce la tua tecnica dell’aerografia indiretta speculare lucida?
La mia tecnica nasce da un incontro inatteso. Da un dono: un oggetto dell’artigianato sudafricano, estremamente lucido, capace di emozionare attraverso la luce. Mi sono chiesto se quella stessa intensità luminosa potesse essere trasportata nel cioccolato. Ho cercato risposte confrontandomi con alcuni dei più grandi esperti di pasticceria, cioccolateria e aerografia, ricevendo sempre la stessa risposta: era impossibile. Proprio da quell’impossibilità è nata la mia curiosità, che mi ha spinto a sperimentare, a ricercare senza compromessi. Da lì ha preso forma la tecnica dell’aerografia indiretta speculare lucida, quella che oggi definisco l’impossibile possibile.

Quando realizzi un’opera, da cosa parti?
C’è sempre un’idea iniziale, ma non è mai rigida. La materia dialoga, resiste, suggerisce. È nell’incontro tra intenzione e risposta del cioccolato che l’opera prende forma.

Come convivono estetica e gusto nelle tue opere?
Nelle mie opere estetica e gusto non sono separati, ma stratificati. L’occhio è il primo senso a essere coinvolto e prepara l’esperienza. Il gusto arriva dopo, come conferma emotiva. Il confine tra ciò che si guarda e ciò che si mangia esiste solo per essere superato.

Che rapporto vedi tra arte dolciaria e arte contemporanea?
Quando l’arte dolciaria smette di essere decorazione, entra naturalmente nel sistema dell’arte. Condivide con l’arte contemporanea la ricerca, il concetto, la fragilità e la temporaneità.

Perché scegli di dedicare opere a determinate personalità o eventi?
Mi rivolgo a persone, artisti, attori, eventi e momenti storici che hanno lasciato una traccia identitaria unica nelle pagine della storia dell’umanità. Il mio creare arte nasce dal desiderio di celebrare tutto questo in una materia insolita come il cioccolato, che per me diventa simbolo, memoria e luce.

Quali artisti o linguaggi hanno influenzato il tuo percorso?
Sono attratto da chi ha saputo rompere un linguaggio per crearne uno nuovo. La luce di Caravaggio, la libertà di Picasso e l’attitudine alla ricerca dell’arte contemporanea hanno nutrito il mio sguardo.

Come vivi oggi il riconoscimento istituzionale?
Lo vivo come una responsabilità. Dimostrare che l’artigianato può essere pensiero e dialogare con la cultura alta senza perdere autenticità.

Qual è la sfida più grande oggi?
Restare fedeli alla ricerca in un tempo che chiede velocità. Proteggere il tempo lento del gesto creativo è oggi un atto radicale.

Che segno desideri lasciare con il tuo lavoro?
Vorrei lasciare un linguaggio. Dimostrare che anche una materia fragile ed effimera può contenere pensiero, bellezza e visione.

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