N’Ice Cream

nascono nell’estate del 2013 a Venarotta, un piccolo paese del Piceno, da un intreccio di amicizia, passione e casualità. Tutto comincia quando Pietro, futuro chitarrista elettrico del gruppo, rimane vittima…

BIOGRAFIA

#N’Ice Cream

nascono nell’estate del 2013 a Venarotta, un piccolo paese del Piceno, da un intreccio di amicizia, passione e casualità. Tutto comincia quando Pietro, futuro chitarrista elettrico del gruppo, rimane vittima di un grave incidente durante una gara di motocross. Costretto a letto da una frattura, inizia a prendere lezioni di chitarra per riempire il tempo della convalescenza. Ben presto coinvolge l’amico di sempre, Matteo, che diventerà il secondo chitarrista del gruppo, mentre Mirko, dotato di grande carisma e voce potente, si propone come cantante. Ai tre si aggiungono poi Riccardo, giovanissimo batterista di soli quindici anni proveniente da una band folk locale, e un altro Matteo, che si improvvisa bassista con entusiasmo. La prima esibizione del gruppo, allora chiamato “Leggings”, si tiene proprio nel loro paese, in una serata che ottiene un sorprendente successo di pubblico. Dopo il concerto, in un momento di festa, nasce il nome definitivo della band: “N’ice Cream”, ispirato alla frase scherzosa di Pietro, “Andiamoci a prendere un N’ice Cream!”. Da quel giorno inizia un percorso lungo e appassionante fatto di prove, concerti e amicizia, in una vecchia rimessa trasformata in sala prove. Nel 2014 pubblicano il loro primo EP, Gli Viziati, e vengono invitati a esibirsi al M.E.I. – Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza, il più importante festival italiano per artisti emergenti. Sul palco portano brani originali come Tornado, dedicata a quattro ragazzi scomparsi in un tragico incidente aereo nei cieli di Ascoli Piceno, e Però, un racconto musicale sulle origini del gruppo. Negli anni successivi i N’ice Cream diventano una presenza fissa nelle sagre e nei festival del centro Italia, accumulando un numero incalcolabile di live, contest e collaborazioni. La loro energia li porta anche in televisione: nel 2020, durante il lockdown, partecipano al talent show Tú sí que vales su Canale 5, sorprendendo la giuria con una versione punk rock di Destinazione Paradiso di Gianluca Grignani. L’esibizione conquista pubblico e giudici, tanto che Gerry Scotti chiede un bis, al quale il gruppo risponde con una grintosa versione di ’O Sole Mio. Lo stesso Grignani, vedendo la puntata, invia loro i propri complimenti. L’esperienza televisiva li consacra come una delle band emergenti più promettenti del panorama alternativo italiano. Nel 2022 tornano in TV, questa volta su Rai 1, selezionati tra le 16 band partecipanti al programma The Band, condotto da Carlo Conti. Seguiti dalla coach Irene Grandi, i N’ice Cream si distinguono per autenticità e spirito di squadra, conquistando l’ottavo posto nella classifica finale. Nonostante la breve durata del programma, restano una delle poche band tuttora attive tra quelle in gara. Nel 2023 celebrano i loro primi dieci anni di carriera con un concerto-evento il 21 agosto, festeggiando un decennio di musica, amicizia e dedizione. La formazione attuale è composta da Mirko Albanesi (voce), Pietro Tassi (chitarra e voce), Matteo Trevisti (chitarra e voce), Riccardo Galanti (batteria), Matteo Mariani (basso ed effetti) e, dal 2022, Tiziano Petacchini (pianoforte e sintetizzatore). Dopo i primi successi discografici con l’EP Gli Viziati e singoli come Le Piccole CoseMica Milano e la cover di Destinazione Paradiso, nel 2021 pubblicano Ansia e guai, un brano intenso e diretto che racconta una storia d’amore tossica e disillusa. Tra gin, notti di provincia e amori irrisolti, la canzone diventa un ritratto crudo e sincero delle relazioni contemporanee, esprimendo con ironia e amarezza la fragilità emotiva che accomuna tutti. In dieci anni di attività, i N’ice Cream sono riusciti a trasformare un sogno nato in una stalla di campagna in un percorso musicale maturo e autentico. La loro forza è sempre stata la stessa: l’amicizia, la verità nei testi e la capacità di raccontare la vita con la leggerezza e la rabbia del rock.

Cos’è per voi la musica?

Per noi la musica è un mezzo per continuare a sentirci liberi come ragazzini.

Come è cambiato il vostro modo di fare musica rispetto agli inizi, quando tutto nasceva per gioco e amicizia?

Tante esperienze hanno contribuito a influenzare il nostro modo di arrangiare i brani! Le esperienze a Rai 1 e Canale 5 hanno contribuito molto, perché ci hanno messo davanti a professionisti che ci davano sempre ottime idee e consigli.

Cosa ricordate del vostro primo concerto da “Leggings”? Quali emozioni vi accompagnavano quella sera?

Il nostro primo concerto aveva un’atmosfera surreale. Lo abbiamo preparato in pochissimo tempo e abbiamo suonato senza il bassista, che ancora mancava come figura! Erano perlopiù paesani e parenti, che credo non si sarebbero mai aspettati un percorso come quello che abbiamo intrapreso e che stiamo continuando a tracciare.

Quanto ha influito l’incidente di Pietro sulla nascita e sullo spirito del gruppo?

L’incidente di Pietro è stata la miccia, perché la lunga convalescenza lo ha portato ad avere tanto tempo libero che ha dedicato a una chitarra che girovagava misteriosamente per casa. Nessuno di noi aveva influenze musicali né da amici né da familiari! Eravamo solo amici d’infanzia che si divertivano a cantare sulle sue prime note.

Qual è stata la scintilla che vi ha fatto capire che la musica poteva diventare qualcosa di più di una semplice passione tra amici?

La scintilla vera e propria non c’è mai stata. Diciamo che abbiamo tenuto sempre vivo questo cammino che sentivamo di dover seguire, ma senza che ne diventasse un’ossessione. Lo abbiamo fatto semplicemente nel modo più spontaneo possibile. Forse è stato proprio per questo che ci siamo tolti qualche soddisfazione.

Cosa rappresenta per voi il nome “N’ice Cream” dopo dieci anni di carriera?

Il nostro nome ormai rappresenta un legame indissolubile, qualcosa che rafforza ancora di più il nostro rapporto! Io ce l’ho tatuato anche sulla pelle.

Come è stato salire sul palco del M.E.I. di Faenza con i vostri primi brani originali?

Al MEI è stata un’altra grande esperienza, che speriamo di bissare con il nostro secondo album.

L’esperienza televisiva a Tú sí que vales ha segnato una svolta importante: come avete vissuto quel momento davanti a milioni di persone?

Dopo la puntata a Tú sí que vales posso dirti che ho passato due o tre giorni incollato al telefono per stare dietro a tutte le reazioni nei nostri vari social! Era esplosa una bomba grazie a uno share pazzesco. Siamo stati apprezzati dai giudici anche per il nostro modo di essere, e questo è stato motivo di grande orgoglio.

Cosa vi ha insegnato il confronto con Irene Grandi durante l’avventura a The Band su Rai 1?

Irene è stata un tutor carismatico che ha arricchito molto questa esperienza. È stata decisa e disponibile, lasciandoci anche qualche libera interpretazione! Ogni tanto la sentiamo per piccoli confronti. Grande artista, ha appena concluso un tour importante con piazze gremite!

Come nasce una vostra canzone? Parte da un testo, da un riff o da una chiacchierata tra amici?

Spesso una canzone parte da alcuni riff che Pietro ci fa ascoltare: mi rimane più facile poi il lavoro di scrittura.

“Ansia e guai” racconta un amore stanco e disilluso. Da dove nasce la necessità di scrivere un brano così diretto e viscerale?

Mi rendo conto che spesso le dediche d’amore sono predominanti nei nostri brani. Con Ansia e guai ho avuto la necessità di raccontare un amore travagliato, che per qualche motivo non può e non deve continuare: un amore pregno di brutti momenti, dove ci si cerca sapendo di sbagliare, sapendo di ferirsi di più. Una canzone che non ti fa stare bene, anzi, ti aiuta a stare male meglio!

Che ruolo hanno oggi le emozioni “imperfette” – la rabbia, la nostalgia, la disillusione – nel vostro modo di scrivere e suonare?

Questo tipo di emozioni trapela dalle nostre canzoni per via di un mondo attuale che, grazie ai social, ci mostra sempre tutto bello e infiocchettato. Ma poi dobbiamo fare i conti con la realtà, e lì viene il difficile: è lì che si devono coltivare i rapporti, è lì che dobbiamo essere noi stessi, facendo anche delle rinunce e mettendo da parte gli egoismi. Non facciamoci giudicare dagli altri: non siamo ciò che gli altri vorrebbero vedere in noi. Questo concetto è ben espresso in Nudo, dove Pietro invita a rimanere se stessi, che per quanto banale possa sembrare, a volte è la cosa più difficile da fare.

Come descrivereste il legame che vi unisce dopo dieci anni di musica insieme?

Un legame di amicizia indissolubile, dove basta uno sguardo o una parola per sapere cosa si sta pensando. Queste cose possono sembrare rarità nel mondo frenetico di oggi, ma la vita di paese fortifica questi rapporti. E noi ci teniamo stretto questo tesoro.

Guardando avanti, quale direzione immaginate per il futuro dei N’ice Cream?

Ai N’ice non piace pianificare troppo il futuro. Facciamo il nostro lavoro, sappiamo quello che possiamo fare e conosciamo i nostri limiti. Forse l’umiltà e la consapevolezza sono stati gli ingredienti che ci hanno regalato tutto questo.

Descrivetevi in tre parole.

Pazzi, travolgenti, esplosivi.

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