è un cantante, autore e performer per il quale la musica rappresenta molto più di una semplice esecuzione: è un mezzo per creare esperienze capaci di coinvolgere il pubblico e lasciare un ricordo autentico. Nel corso della sua carriera ha preso parte a importanti produzioni televisive, tra cui X Factor Italia, dove ha raggiunto i Bootcamp nel team di Morgan, e X Factor Malta, entrando nel team di Ira Losco. È stato inoltre finalista al San Marino Song Contest e secondo classificato a Social King, andato in onda su Rai 2 e Rai Gulp.
Nel suo percorso artistico ha calcato palchi importanti, esibendosi anche in eventi di rilievo come il Derby del Cuore presso lo Stadio Diego Armando Maradona e aprendo il concerto del rapper Luchè. Oggi porta la sua musica in concerti, eventi privati, matrimoni, strutture di lusso ed eventi aziendali, proponendo spettacoli costruiti su misura in base all’occasione e al pubblico, con l’obiettivo costante di offrire performance coinvolgenti, autentiche e curate in ogni dettaglio.
Cos’è per te la musica?
Per me la musica è libertà, identità e connessione. È il linguaggio attraverso cui riesco a raccontare ciò che provo, anche quando le parole da sole non bastano. È il mio modo di trasformare emozioni, esperienze e sogni in qualcosa che possa arrivare alle persone.
Qual è stato il momento in cui hai capito che la musica sarebbe diventata il tuo modo principale di esprimerti?
Credo di averlo capito gradualmente. Fin da piccolo sentivo che cantare mi permetteva di esprimere parti di me che nella vita quotidiana facevo più fatica a mostrare. Poi, salendo sui primi palchi e vedendo che la mia voce riusciva a emozionare e creare un legame con il pubblico, ho capito che la musica non era soltanto una passione: era il mio modo più autentico di comunicare.
In che modo le esperienze nei talent come X Factor Italia e X Factor Malta hanno influenzato il tuo percorso artistico?
Sono state esperienze molto formative, sia dal punto di vista umano sia professionale. Mi hanno insegnato a gestire la pressione, a confrontarmi con ritmi intensi e a capire quanto sia importante avere un’identità riconoscibile. Mi hanno anche aiutato a crescere come performer e a comprendere che il talento, da solo, non basta: servono preparazione, costanza, capacità di adattarsi e una visione chiara di ciò che si vuole raccontare.
Cosa significa per te trasformare una performance in un’esperienza per il pubblico?
Significa non limitarsi a cantare bene, ma creare un viaggio. Ogni elemento — la scaletta, l’energia, i movimenti, il look, le luci e il rapporto con il pubblico — deve contribuire a generare un’emozione. Mi piace che chi assiste a un mio show si senta coinvolto, libero di cantare, ballare e vivere un momento speciale. Vorrei che, alla fine, portasse con sé non solo il ricordo di una canzone, ma quello di un’esperienza.
Qual è stata l’emozione più forte vissuta su un palco importante come lo Stadio Diego Armando Maradona?
Salire su un palco così importante è stato un momento difficile da descrivere a parole. La sensazione più forte è stata quella di trovarmi davanti a qualcosa di enorme, sentendo allo stesso tempo l’adrenalina, la responsabilità e una profonda gratitudine. In quei momenti realizzi quanto sia potente la musica: riesce a unire migliaia di persone e a farti sentire parte di qualcosa di molto più grande.
In che modo costruisci uno spettacolo su misura per eventi così diversi tra loro?
Parto sempre dall’ascolto. Cerco di capire il tipo di evento, il pubblico, l’atmosfera desiderata e l’obiettivo di chi mi sceglie. Da lì costruisco una proposta personalizzata, lavorando sulla scaletta, sulle sonorità, sull’energia e sul livello di coinvolgimento. Ogni evento ha una sua identità e per me è importante che lo spettacolo sia coerente con il contesto, senza perdere il mio stile.
Cosa hai imparato aprendo il concerto di Luchè?
Aprire il concerto di Luchè è stata un’esperienza importante, che mi ha ricordato quanto sia fondamentale conquistare il pubblico in pochi minuti. Quando sali sul palco davanti a persone che magari non ti conoscono, devi essere autentico, presente e capace di trasmettere subito la tua energia. Mi ha insegnato a fidarmi ancora di più della mia identità artistica e a dare valore a ogni occasione.
Qual è la sfida più grande nel mantenere autenticità e identità artistica in contesti commerciali come eventi privati o aziendali?
La sfida è trovare il giusto equilibrio tra ciò che il pubblico si aspetta e ciò che rappresenta davvero Myky. Per me adattarmi non significa snaturarmi: significa mettere la mia esperienza, la mia voce e la mia energia al servizio dell’evento, mantenendo però un’impronta riconoscibile. Anche in un contesto privato o aziendale cerco sempre di portare qualcosa di personale e autentico.
Che tipo di connessione cerchi di creare con chi ascolta la tua musica dal vivo?
Cerco una connessione vera, spontanea e reciproca. Mi piace guardare il pubblico negli occhi, percepirne l’energia e creare uno scambio. Voglio che le persone si sentano parte dello spettacolo, non semplici spettatori. Quando vedo qualcuno cantare, ballare, sorridere o emozionarsi insieme a me, sento che la musica ha fatto ciò che doveva fare.
Hai un progetto discografico o nuovi brani in lavorazione?
La musica originale continua a essere una parte fondamentale del mio percorso. Sto lavorando a nuove idee e a brani che rappresentano la mia evoluzione artistica, mantenendo il legame con il pop, l’energia e l’immaginario che hanno sempre caratterizzato il progetto Myky. È un periodo di ricerca e costruzione, e mi piace prendermi il tempo necessario per creare qualcosa che mi rappresenti davvero.
Descriviti in tre parole.
Sognatore, determinato, autentico.