Monica Iosub

conosciuta con il nome artistico Attimi di Colori, è un’artista che vive a Verona, città in cui risiede da oltre vent’anni e dalla quale trae costante nutrimento visivo e ispirazione…

BIOGRAFIA

#Monica Iosub

conosciuta con il nome artistico Attimi di Colori, è un’artista che vive a Verona, città in cui risiede da oltre vent’anni e dalla quale trae costante nutrimento visivo e ispirazione creativa. Il suo percorso artistico nasce da una precedente esperienza come web designer, ambito nel quale si è dedicata alla progettazione visiva e alla creazione di siti internet, sviluppando una forte sensibilità per la forma, l’equilibrio e la comunicazione visiva. Con il tempo, però, ha sentito l’esigenza di superare i limiti dello schermo digitale per approdare a un linguaggio più diretto, fisico ed emotivo, trovando nella pittura il mezzo più autentico per esprimere il proprio mondo interiore.

La sua ricerca si orienta verso l’astrazione, scelta come spazio di libertà capace di dare forma a emozioni, ricordi e stati d’animo che sfuggono alla rappresentazione figurativa. Attraverso l’uso prevalente di colori acrilici e tecniche miste, costruisce composizioni caratterizzate da gestualità spontanea, vibrazioni cromatiche e un equilibrio armonico tra luce e materia. Ogni opera nasce come un processo intuitivo e personale, un atto di ascolto e trasformazione in cui il colore diventa linguaggio e la tela si trasforma in un diario emotivo.

La sua pittura si configura come un viaggio interiore, in cui le emozioni si traducono in forme e atmosfere capaci di instaurare un dialogo silenzioso con l’osservatore. Le sue opere non sono solo immagini, ma esperienze sensoriali che invitano alla contemplazione, alla riflessione e alla connessione profonda con la dimensione più intima e universale del sentire umano.

Cos’è per te l’arte?

Per me l’arte è un linguaggio silenzioso che parla direttamente all’anima. È il modo più autentico che ho per esprimere ciò che spesso non riesce a trovare spazio nelle parole: emozioni, ricordi, pensieri profondi. Dopo il mio percorso nel mondo del web e della progettazione digitale, ho sentito il bisogno di qualcosa di più materico, più istintivo. L’arte è diventata quel luogo in cui posso andare oltre la struttura e la tecnica, per lasciare emergere l’essenza. Oggi l’arte per me è ascolto e libertà, è il momento in cui mi riconnetto con me stessa e trasformo ciò che sento in energia visiva. Attraverso l’astratto posso raccontare ciò che non si vede, ma si percepisce: la forza di un’emozione, la delicatezza di un ricordo, la profondità di un pensiero. È un dialogo silenzioso tra me e chi osserva, un ponte che unisce mondi interiori diversi attraverso la luce e il colore.

Cos’è per te l’astrazione e cosa ti permette di esprimere che la figurazione non riuscirebbe a comunicare?

Per me l’astrazione è libertà assoluta. È uno spazio senza confini in cui non devo rappresentare ciò che vedo, ma posso esprimere ciò che sento. La figurazione racconta il mondo esterno, l’astrazione invece mi permette di raccontare il mio mondo interiore. Attraverso forme non definite, movimento e armonie di colore, riesco a dare voce a emozioni complesse, stati d’animo sottili, energie che non hanno un volto preciso ma che si percepiscono. L’astratto mi libera dall’obbligo della riconoscibilità e mi consente di andare oltre la forma, di entrare in una dimensione più profonda e intuitiva. È proprio questa libertà che mi permette di trasformare emozioni, ricordi e pensieri in luce e colore, creando un dialogo silenzioso che va oltre ciò che si vede.

In che modo il tuo passato come web designer ha influenzato il tuo senso della composizione, dell’equilibrio e del ritmo visivo nelle tue opere?

Il mio passato come web designer ha avuto un’influenza profonda, anche se oggi lavoro con materiali completamente diversi. Nel mondo digitale ho imparato l’importanza dell’equilibrio, della gerarchia visiva, degli spazi e del ritmo: ogni elemento deve dialogare con l’altro, nulla è casuale. Questa sensibilità è rimasta dentro di me. Anche quando dipingo in modo istintivo, c’è sempre una ricerca di armonia tra pieni e vuoti, tra luce e ombra, tra movimento e pausa. La composizione non è mai rigida, ma nasce da un equilibrio che sento interiormente. Il web design mi ha insegnato a “vedere” l’insieme prima del dettaglio, a percepire quando qualcosa funziona visivamente e quando invece ha bisogno di respiro. Nelle mie opere questo si traduce in un ritmo visivo che guida lo sguardo, proprio come accade in una pagina web ben progettata. Oggi unisco struttura e istinto: la base progettuale che porto con me dal digitale e la libertà emotiva dell’astrazione. È dall’incontro di questi due mondi che nasce la mia cifra artistica.

Ricordi il momento preciso in cui hai capito che la pittura sarebbe diventata una necessità e non solo una curiosità creativa?

Non ricordo un momento preciso, un istante definito in cui tutto è cambiato. È stato più un processo, qualcosa che è cresciuto dentro di me in modo silenzioso, fino a diventare impossibile da ignorare. All’inizio del 2025 questa spinta è esplosa con più forza e ha iniziato a prendere una forma concreta. Quello che era nato come curiosità creativa si è trasformato in un bisogno autentico di espressione. Non era più solo sperimentazione, ma una vera necessità interiore. Ho capito che la pittura stava diventando parte di me quando ho iniziato a sentirne la mancanza nei momenti in cui non dipingevo. Era come se qualcosa restasse incompleto. Da lì non è stato più un semplice interesse, ma uno spazio indispensabile di ascolto, libertà e verità.

Quando inizi un’opera, parti da un’emozione precisa, da un’idea mentale o lasci che sia il gesto a guidarti completamente?

Ogni opera nasce da un’emozione, ma non sempre è un’emozione definita o razionale. A volte è una sensazione sottile, un’energia che sento muoversi dentro di me e che chiede di essere trasformata in colore. Non parto quasi mai da un’idea rigida o da un’immagine precisa. C’è una direzione, un’atmosfera, ma poi lascio che sia il gesto a guidarmi. Il primo segno sulla tela è sempre un atto istintivo: è lì che inizia il dialogo tra me e l’opera. Spesso utilizzo la luna come segno di partenza. Per me rappresenta interiorità, ciclicità, silenzio e luce nella notte. È un simbolo che mi accompagna, un punto iniziale da cui si sviluppa il movimento del colore e prende forma l’emozione. Durante il processo mi lascio sorprendere. Osservo ciò che emerge, ascolto il ritmo delle forme, l’equilibrio tra pieni e vuoti, tra luce e movimento. È un alternarsi di istinto e consapevolezza, di libertà e armonia. In fondo, per me dipingere è proprio questo: fidarmi del gesto, lasciarlo fluire, e permettere all’emozione di prendere forma senza forzarla.

Il colore sembra avere un ruolo centrale nel tuo linguaggio: come scegli le palette e che valore simbolico attribuisci ai diversi colori?

Non scelgo le palette in modo razionale o programmato: nascono dall’emozione che sto vivendo in quel momento. Ogni stato d’animo ha una sua vibrazione cromatica, e io cerco di ascoltarla. A volte mi sento guidata da tonalità calde e avvolgenti, altre volte da contrasti più profondi e intensi. Attribuisco ai colori un valore simbolico molto personale. Il blu, ad esempio, per me è introspezione e silenzio; il giallo è luce e speranza; il rosso è energia vitale e forza emotiva. I toni scuri non rappresentano mai solo ombra, ma profondità, spazio interiore, mistero. Anche il bianco ha un ruolo fondamentale: è respiro, pausa, possibilità. Non utilizzo il colore per descrivere la realtà, ma per evocare sensazioni. È attraverso le armonie, le stratificazioni e i contrasti che cerco di creare un’atmosfera capace di coinvolgere chi osserva, lasciando spazio a un’interpretazione personale. Per me il colore non è decorazione: è energia, è emozione che prende forma.

Quanto conta l’istinto rispetto al controllo tecnico nel tuo processo creativo?

L’istinto è il punto di partenza di ogni mia opera. È la scintilla iniziale, il primo gesto sulla tela, l’energia che rompe il silenzio dello spazio bianco. Senza istinto non riuscirei a essere autentica. Allo stesso tempo, però, il controllo tecnico ha un ruolo importante. Il mio passato nel mondo del web design mi ha insegnato il valore dell’equilibrio, della struttura e dell’armonia visiva. Anche quando lavoro in modo spontaneo, c’è sempre una consapevolezza che guida la composizione, una sensibilità verso il ritmo, i pieni e i vuoti, le pause. Non vivo istinto e tecnica come opposti, ma come due forze che dialogano. L’istinto mi permette di esprimere l’emozione pura; il controllo mi aiuta a darle forma, a renderla leggibile e armonica. È proprio nell’incontro tra libertà e consapevolezza che nasce il mio linguaggio artistico.

Le tue opere evocano calma, introspezione e sospensione: sono stati interiori che vivi mentre dipingi o nascono dopo, osservando il lavoro concluso?

La calma non significa assenza di emozione, ma equilibrio. Anche quando parto da un’emozione intensa, attraverso il gesto e il colore cerco una forma di armonia. Dipingere diventa un modo per attraversare ciò che sento e trasformarlo in qualcosa di più leggero, più luminoso. Spesso però mi accorgo davvero della profondità di quella calma solo dopo, osservando l’opera conclusa. È come se la tela restituisse ciò che ho elaborato interiormente. In quel momento capisco che non ho solo dipinto un quadro, ma ho vissuto un processo. Le mie opere portano con sé quella sospensione perché è uno stato reale che attraverso mentre creo: un tempo lento, intimo, in cui l’anima trova spazio per respirare.

Che rapporto desideri creare tra le tue tele e chi le osserva?

Desidero che le mie tele diventino un ponte tra il mio mondo interiore e chi le osserva. Non voglio imporre un significato unico, ma offrire uno spazio in cui ognuno possa trovare qualcosa di proprio: un ricordo, un’emozione, una sensazione. Quando qualcuno si ferma davanti a un mio quadro, inizia un dialogo silenzioso. Le opere diventano punti di incontro tra emozioni, percezioni e immaginazione: ciascuno può interpretarle a modo suo, sentirle con il proprio ritmo e lasciarsi attraversare dalle vibrazioni di colore e luce. Il mio obiettivo è creare un’esperienza intima e autentica, in cui chi guarda possa fermarsi, respirare e sentire. Voglio che le mie opere accompagnino lo sguardo e l’anima, invitando a una riflessione, a un momento di calma, a un piccolo viaggio dentro se stessi.

C’è un’opera che senti particolarmente rappresentativa del tuo percorso interiore fino a oggi?

Più che un’opera singola, sento che il mio percorso si riflette in tutte le tele che ho creato finora, perché ciascuna racconta una fase diversa di me stessa.

Quali direzioni senti di voler esplorare in futuro, sia dal punto di vista tecnico che emotivo?

In futuro desidero continuare a sperimentare e ampliare il mio linguaggio visivo, sia tecnicamente che emotivamente. Dal punto di vista tecnico, voglio approfondire le tecniche miste, giocare con materiali diversi, texture e stratificazioni, per dare ancora più movimento, materia e profondità alle mie tele. Amo l’idea di lasciare che la tela diventi un terreno di esplorazione, dove ogni gesto possa sorprendere e aprire nuove possibilità. Dal punto di vista emotivo, voglio creare opere che raccontino emozioni sottili, stati d’animo complessi, momenti di introspezione e sospensione, lasciando sempre spazio all’interpretazione personale. In sostanza, il mio percorso futuro è un dialogo continuo tra libertà e consapevolezza, tra tecnica e istinto, tra il mio mondo interiore e chi si apre all’esperienza delle mie tele. È un viaggio senza fine, fatto di colore, luce e sensazioni, che mi guida verso nuovi orizzonti creativi.

Descriviti in tre colori

Se dovessi descrivermi in tre colori, sceglierei il giallo, il colore della luna, simbolo di luce nella notte, di sogni e interiorità; il verde, il colore dei miei occhi, che rappresenta la mia percezione del mondo, la mia curiosità e la mia vitalità; e il nero, che sento profondamente mio, portatore di introspezione, mistero e profondità emotiva. Questi tre colori raccontano la mia essenza: luce e sogno, osservazione e vita, introspezione e forza interiore.

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