Miriana Patruno

nata nel 2000 a Capurso, in provincia di Bari, è un’artista che fonda il proprio percorso musicale sulla libertà espressiva e sulla contaminazione tra generi. Si avvicina alla musica fin…

BIOGRAFIA

#Miriana Patruno

nata nel 2000 a Capurso, in provincia di Bari, è un’artista che fonda il proprio percorso musicale sulla libertà espressiva e sulla contaminazione tra generi. Si avvicina alla musica fin da giovanissima, iniziando a cantare all’età di dieci anni, dopo una prima esperienza nel mondo artistico attraverso la danza. Durante l’adolescenza entra a far parte di una band, esperienza che le consente di esibirsi frequentemente dal vivo e di sviluppare una solida presenza scenica.

Influenzata da sonorità pop, R&B e pop rock, costruisce nel tempo uno stile personale che rifiuta le etichette rigide, privilegiando l’esplorazione di linguaggi musicali diversi e una narrazione autentica di sé. Con il suo primo progetto di inediti, l’EP “CIÒ CHE MI VA”, compie un passaggio significativo nel proprio percorso artistico, dando forma a un lavoro che rappresenta al tempo stesso una sfida creativa e una dichiarazione di identità. Il titolo sintetizza la sua visione: creare senza limiti, seguendo istinto ed emozioni.

Attraverso i suoi brani racconta esperienze legate all’amore, alla crescita personale e alla ricerca di sé, con l’obiettivo di instaurare un legame diretto e sincero con chi ascolta. Il suo percorso è quello di un’artista in continua evoluzione, che riconosce nella musica il mezzo più autentico per esprimere la propria identità.

Cos’è per te la musica?
Per me la musica è il modo più diretto e sincero che ho per comunicare. È uno spazio libero dove posso essere completamente me stessa, senza filtri. È un linguaggio emotivo che spesso riesce a dire quello che a parole sarebbe più difficile esprimere.

Qual è stato il momento in cui hai sentito che la musica stava diventando qualcosa di indispensabile nella tua vita?
Probabilmente quando ho iniziato a cantare da bambina. Con il tempo mi sono accorta che non era solo una passione, ma qualcosa che tornava sempre, in ogni fase della mia crescita. Durante l’adolescenza, soprattutto con l’esperienza nella band, ho capito che non riuscivo più a immaginarmi senza.

In che modo l’esperienza nella band durante l’adolescenza ha influenzato la tua identità artistica di oggi?
Mi ha insegnato cosa significa stare sul palco e condividere energia con gli altri. Ho imparato il valore dell’ascolto, del lavoro di squadra e anche della presenza scenica. È stata una palestra fondamentale che mi ha dato consapevolezza e sicurezza.

Cosa significa per te “libertà espressiva” quando scrivi o interpreti un brano?
Significa non porsi limiti. Seguire quello che sento anche se non rientra in uno schema preciso. È lasciarmi guidare dall’istinto, senza preoccuparmi troppo delle etichette o delle aspettative.

Come riesci a bilanciare le diverse influenze musicali senza perdere la tua identità?
Cerco sempre di partire da me stessa. Ascolto tanti generi diversi, ma alla fine filtro tutto attraverso la mia sensibilità. Non è tanto una scelta razionale, quanto un processo naturale: se una cosa mi rappresenta, resta; se non mi appartiene, la lascio andare.

C’è un artista o un riferimento che ha segnato particolarmente il tuo percorso?
Non uno solo in particolare, ma diversi artisti che mi hanno influenzata in momenti diversi. Sicuramente il pop e l’R&B internazionale hanno avuto un peso importante, ma anche chi riesce a unire intensità emotiva e ricerca sonora.

L’EP “CIÒ CHE MI VA” rappresenta una fase precisa della tua vita: cosa racconta di te che prima non avevi mai espresso?
Racconta una parte di me che non solo è più istintiva e autentica, ma soprattutto libera da qualsiasi definizione rigida. È un progetto che non si ancora a un solo genere musicale, ma che cambia forma da brano a brano, proprio in base a quello che la canzone richiede. E per me questo è fondamentale, perché è esattamente ciò che esprime anche il titolo: fare “ciò che mi va” significa seguire l’istinto creativo senza dover rientrare per forza in una categoria.

Molti potrebbero pensare che questa scelta significhi non avere un’identità precisa, ma in realtà è proprio il contrario. La mia identità sta nel non essere legata a un solo genere. È nel movimento, nella contaminazione, nella libertà di passare dal pop all’R&B, dal pop rock a sfumature più intime o più energiche senza sentirmi fuori posto.

Con questo EP ho smesso di cercare un’etichetta unica e ho iniziato a raccontarmi per quello che sono davvero: un insieme di influenze, emozioni e stati d’animo diversi che convivono e trovano forma nella musica.

Come nasce solitamente una tua canzone: da un’emozione, da un’esperienza o da un’idea musicale?
Dipende. A volte nasce da un’emozione forte, altre da un’esperienza vissuta. Altre volte ancora parte da una melodia o da un suono che mi colpisce e che poi mi porta a costruire tutto il resto.

Qual è il tema che senti più vicino alla tua sensibilità artistica in questo momento?
La crescita personale e la consapevolezza. Sto vivendo una fase in cui cerco di capire meglio me stessa, e questo inevitabilmente entra anche nella musica.

Che tipo di connessione cerchi con chi ascolta la tua musica?
Cerco una connessione vera, anche silenziosa. Mi piace pensare che chi ascolta possa riconoscersi in quello che racconto e sentirsi meno solo in certe emozioni.

Cosa provi quando sei sul palco rispetto a quando sei in studio?
Sono due mondi diversi. In studio sono più concentrata, più intima, lavoro sui dettagli. Sul palco invece c’è un’energia diversa, più istintiva e immediata, dove tutto prende vita davanti alle persone.

Qual è stata finora la sfida più grande nel tuo percorso musicale?
Credere fino in fondo nel mio percorso e nelle mie scelte artistiche, anche quando non era semplice o immediato. Trovare la mia direzione richiede tempo e costanza.

In che direzione senti che si sta evolvendo il tuo stile?
Sento che si sta evolvendo verso una maggiore consapevolezza sonora ed emotiva. Sto esplorando nuove sfumature, ma sempre mantenendo un’identità che si basa sull’istinto e sull’autenticità.

Se dovessi descrivere la tua musica con tre parole, quali sceglieresti?
Autentica, istintiva, emotiva.

Cosa vorresti che le persone portassero con sé dopo aver ascoltato un tuo brano?
Vorrei che portassero una sensazione, anche piccola, ma vera. Magari un’emozione che li accompagni o che li faccia sentire compresi.

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