Miranda Santoro

nasce ad Ascoli Satriano, in Puglia, dove affonda le radici del proprio percorso umano e artistico. Dopo aver completato gli studi classici, scopre la pittura nel 2007, dando avvio a…

BIOGRAFIA

#Miranda Santoro

nasce ad Ascoli Satriano, in Puglia, dove affonda le radici del proprio percorso umano e artistico. Dopo aver completato gli studi classici, scopre la pittura nel 2007, dando avvio a una ricerca personale che la conduce a individuare nella tecnica dell’olio su tela il mezzo più autentico per esprimere la propria visione.

La sua produzione si concentra principalmente sulla figura umana, indagata attraverso volti, incarnati e tessuti, con una particolare attenzione alla dimensione emotiva. Le sue opere si distinguono per l’intensa forza espressiva e per la cura minuziosa del dettaglio, elementi che contribuiscono a restituire profondità e verità ai soggetti rappresentati.

Nel corso degli anni ha esposto in numerose mostre, sia in Italia che all’estero, ottenendo premi e riconoscimenti che ne attestano il valore artistico. Oggi prosegue il proprio percorso tra esposizioni, eventi e commissioni private, portando avanti una ricerca in continua evoluzione.

Cos’è per te l’arte?
L’arte per me è il riflesso dell’anima, il mezzo più potente per esprimere emozioni complesse che spesso le parole non riescono a trasmettere.

Quando hai scoperto la pittura nel 2007, cosa ti ha fatto capire che sarebbe diventata una parte così centrale del tuo percorso?
Quando ho scoperto la pittura nel 2007, colori e pennelli hanno preso il sopravvento. Ho capito subito che non si trattava di una semplice passione: l’arte era diventata qualcosa di vitale, terapeutico e necessario nella mia vita.

La figura umana è al centro della tua ricerca: cosa ti affascina di più nel lavorare su volti e incarnati?
Mi affascina vedere nascere una figura su una tela bianca attraverso il chiaroscuro, pennellata dopo pennellata, a volte anche senza un disegno preparatorio. È un processo che continua a emozionarmi e che ancora oggi mi fa provare le farfalle nello stomaco.

Quanto conta per te l’aspetto emotivo rispetto a quello tecnico nella realizzazione di un’opera?
L’aspetto emotivo è fondamentale. La tecnica è importante, ma se manca l’emozione è come se mancasse l’anima dell’opera. Credo che un dipinto debba riuscire a trasmettere qualcosa a chi lo osserva.

I tessuti hanno una presenza importante nei tuoi lavori: che ruolo giocano nella narrazione visiva dei tuoi soggetti?
I tessuti nei miei lavori non sono semplici abiti. Sono elementi fondamentali per definire volumi, movimenti e atmosfere. A volte raccontano una professione, altre volte uno stato d’animo o un tratto della personalità del soggetto.

Nel tuo processo creativo parti da un’idea precisa o lasci spazio all’evoluzione dell’immagine sulla tela?
Dipende. A volte parto da un soggetto ben definito, altre volte lascio che l’opera si sviluppi liberamente. Quando non ho vincoli o richieste particolari, mi piace dare spazio alla fantasia e lasciarmi guidare dall’ispirazione del momento.

Le tue opere sono molto intense dal punto di vista espressivo: da dove nasce questa forza?
Non saprei spiegare esattamente da dove nasca. Posso solo dire che dipingere mi emoziona profondamente e che in ogni opera metto una parte di me stessa, con sincerità e passione.

Le esperienze espositive in Italia e all’estero hanno cambiato il tuo modo di vedere il tuo lavoro?
Sì, sicuramente. Ogni esperienza espositiva mi ha permesso di crescere, sia dal punto di vista artistico che umano. Confrontarmi con pubblici diversi mi ha aiutata a guardare il mio lavoro con maggiore consapevolezza.

Quando realizzi un ritratto, cerchi più la somiglianza o la verità interiore del soggetto?
Cerco entrambe. La somiglianza è importante, ma non basta. Mi interessa anche raccontare qualcosa della persona, cercando di coglierne l’essenza, le emozioni e la personalità.

Che rapporto si crea tra te e chi commissiona un’opera?
Generalmente si crea un rapporto di fiducia. Le persone partono con alcune idee, ma spesso finiscono per lasciarmi carta bianca. Quando consegno un’opera provo sempre un po’ di timore, ma la soddisfazione più grande è sentirmi dire che avevano piena fiducia nel risultato finale.

Guardando al futuro, come immagini l’evoluzione della tua ricerca artistica?
Mi immagino ancora alla ricerca di nuove emozioni e nuove sfide artistiche. Vorrei continuare a realizzare opere capaci di suscitare empatia, riflessioni e un dialogo autentico con l’osservatore.

Descriviti in tre colori.
Azzurro, perché rappresenta la sensibilità e la serenità che cerco di trasmettere. Bianco, perché è il colore della luce, della sincerità e delle infinite possibilità della tela. Rosso, perché racchiude la passione e l’energia che metto in ogni mia opera.

2 1 1
SHARE