Mina Albanese

Mina, nata nel 1976 a Carbonara di Bari e residente ad Adelfia, è un’attrice che da anni anima il panorama teatrale e cinematografico pugliese con passione, profondità e una presenza…

BIOGRAFIA

#Mina Albanese

Mina, nata nel 1976 a Carbonara di Bari e residente ad Adelfia, è un’attrice che da anni anima il panorama teatrale e cinematografico pugliese con passione, profondità e una presenza scenica intensa. Il suo percorso artistico inizia nei teatrini di provincia, quando, appena dodicenne, comincia a calcare i palchi dei circoli ACLI. Da allora, la recitazione non l’ha più abbandonata, diventando parte integrante della sua identità e della sua crescita personale. L’approdo al Teatro Osservatorio di Bari segna per lei un momento di svolta, un luogo fertile dove poter incontrare giovani talenti e respirare la vera essenza del teatro come scambio di energia e verità.

Dal 2007 Mina Albanese è protagonista della scena artistica barese, distinguendosi per la sua capacità di dare corpo e anima ai personaggi che interpreta. Tra i primi ruoli significativi c’è quello di “Pinocchia” nell’opera di Stefano Benni, dove si confronta con una figura reinventata, curiosa e ingenua, capace di far emergere tutta la sua freschezza interpretativa. Da lì inizia un percorso di ricerca e approfondimento che la conduce a interpretazioni più complesse e drammatiche, come quella di Ofelia, simbolo universale del conflitto tra sentimento e ragione.

Il lavoro sul monologo “Striduli”, scritto e diretto da Roberto Giacoia, rappresenta un ulteriore passaggio di maturità nel suo percorso artistico. In parallelo, Mina si dedica anche al cinema, prendendo parte al cortometraggio “Voloti nell’Ombra” di Fabrizio Pastore, vincitore del Barcellona Film Festival. L’opera, realizzata con il sostegno della Regione Puglia e distribuita nel 2019 in formato libro+DVD, le offre la possibilità di collaborare con attori come Gerardo Placido, Vito Cassano e Nicola Moschetti, consolidando la sua esperienza anche davanti alla macchina da presa.

Quando parla del mestiere di attrice, Mina lo fa con una luce particolare negli occhi. Ricorda spesso una conversazione con il suo “maestro”, come ama chiamare chi rappresenta per lei l’anima del teatro. “Chi ce lo fa fare a noi?”, gli chiedeva con ironia nei momenti di fatica, e la risposta era sempre la stessa: “Amica mia, la gioia”. È questa la chiave che racchiude il senso profondo della sua arte: per Mina, recitare significa celebrare la vita in tutte le sue sfumature — nascere, morire, amare, soffrire e ridere — in un continuo atto di presenza e consapevolezza.

Nel corso della sua carriera, ha avuto l’opportunità di collaborare con personalità di rilievo, tra cui Mogol, al quale ha dedicato un monologo costruito sui suoi testi, ricevendo da lui apprezzamenti sinceri. Un altro progetto a cui è legata è “Piccolo spazio pubblicità”, una commedia brillante sulla vita familiare di Johann Sebastian Bach, scritta da Ersilia Cacace, autrice che Mina descrive come “precisa e tagliente come le lingue di noi donne”. Il debutto, previsto per il 19 aprile, rappresenta per lei un ritorno alla leggerezza, senza rinunciare alla profondità.

Nel confronto tra teatro e cinema, Mina riflette sulla diversità dei linguaggi: “Il teatro ha tempi faticosi ma lì c’è la bellezza della profondità, ogni emozione si trasforma e si riscopre. Il cinema, invece, deve catturare tutto in pochi frame, e lì risiede la magia e il genio di un’opera ben riuscita”. È consapevole che entrambe le forme richiedono dedizione e amore, ma il palcoscenico resta per lei il luogo in cui tutto trova un senso.

E quando le si chiede quali siano i suoi sogni, risponde con la spontaneità che la contraddistingue: “Devo comprare una cassettiera nuova per i sogni e una per i progetti!”. Un modo ironico e poetico per dire che i desideri non le mancano mai, che ogni giorno nascono nuove idee e stimoli. La sua visione è quella di chi non smette mai di credere nel potere rigenerante dell’arte e nella possibilità di reinventarsi continuamente.

Mina Albanese è una donna che vive il teatro come un atto d’amore e di verità, che trasforma ogni esperienza in crescita e ogni ruolo in occasione per raccontare l’animo umano. La sua carriera è un inno alla passione, alla resilienza e a quella “gioia di esserci” che, come dice il suo maestro, è la forza più grande che muove tutto.