cantautore italiano nato a Palermo il 21 agosto 1978, scopre la passione per la musica all’età di dodici anni, quando tenta per la prima volta di scrivere una canzone. Inizia a studiare chitarra e, con il tempo, si innamora anche del pianoforte, che diventa lo strumento principale con cui compone le sue melodie. Nel corso della sua carriera ha scritto oltre settanta brani, inizialmente in lingua italiana, per poi sperimentare nel 2024 la scrittura in inglese, con l’obiettivo di aprirsi a un pubblico internazionale. Artista indipendente, sceglie di seguire un percorso autentico e libero da etichette, guidato unicamente dalla passione per la musica. Nel 2025 pubblica il brano Heartbeats in the Rain, realizzato in collaborazione con Alessio Boni. La canzone unisce sonorità pop moderne a un’intensa componente emotiva, raccontando la storia di due innamorati che, attraverso le difficoltà della vita, trovano nell’amore la forza di resistere e rinascere. La pioggia, simbolo di prova e trasformazione, diventa metafora della resilienza e della speranza che attraversano l’intero brano. Heartbeats in the Rain si distingue per la cura del suono e per una scrittura capace di fondere sensibilità poetica e modernità, con chitarre limpide, sintetizzatori evocativi e una voce intensa che trasmette autenticità e introspezione. La collaborazione con Alessio Boni aggiunge una dimensione interpretativa profonda, confermando la tendenza di Max Di Chiara verso la sperimentazione e la fusione tra musica e narrazione. Cantautore dal linguaggio personale e sincero, Max continua a esplorare emozioni universali attraverso la sua arte, mantenendo viva la fiamma che alimenta la sua creatività fin dall’infanzia.
Cos’è per te la musica?
Per me la musica è una forma d’espressione; è come parlare a qualcuno e rivelargli la parte più intima di te.
Quali emozioni o esperienze personali ispirano maggiormente la tua musica?
Per un cantautore, le esperienze vissute sono sicuramente una scatola da cui attingere emozioni. A volte, però, si cerca — almeno io lo faccio — di immedesimarsi in persone con situazioni diverse, storie diverse, viste da più punti di vista.
Come nasce solitamente una tua canzone: da un testo, da una melodia o da un’emozione improvvisa?
Non ho una tecnica ben precisa. A volte nasce prima il testo, a volte la musica; altre volte comincio a cantare con la chitarra dei versi nuovi ed ecco che nasce la canzone.
C’è un artista o un genere musicale che senti particolarmente vicino al tuo modo di creare?
Mi ispiro alla musica a 360°, ma i miei punti di riferimento sono i Queen, gli U2, Ed Sheeran, Alex Baroni, Negramaro, e altri ancora. Come dicevo, musica a 360°.
Quanto conta per te la sperimentazione nei tuoi brani e in che modo ti spinge ad evolvere come cantautore?
La sperimentazione per me è fondamentale: è un momento di crescita, sia nella musica sia nella vita in generale.
Che significato attribuisci alla collaborazione artistica e come scegli le persone con cui lavorare?
Amo collaborare con altri artisti; per me è un momento di confronto e crescita. Di solito le collaborazioni nascono improvvisamente, senza un’idea specifica, magari solo con una chiacchierata. La scelta è molto legata all’affinità caratteriale e musicale.
Come vivi il rapporto con il pubblico, soprattutto essendo un artista indipendente?
Per me il contatto con il pubblico è fondamentale; senza di questo, un artista non può definirsi tale.
Qual è la parte più difficile e quella più gratificante del tuo percorso musicale?
La parte che più mi riempie di orgoglio e felicità è sentire le mie canzoni cantate dalle persone comuni, che magari non conosco. Per me quello è il vero raggiungimento dell’obiettivo.
In che modo la tua città d’origine ha influenzato la tua sensibilità artistica e la tua scrittura?
Ho vissuto la Palermo degli anni ’80, anni non facili per i palermitani, ma che hanno contribuito, secondo me, alla crescita introspettiva ed emotiva di ogni cittadino. Con questo, l’artista in generale trova un terreno fertile per esprimere le proprie emozioni. Palermo mi scorre nelle vene; spero di trasmettere, indirettamente, con le mie canzoni, il calore della mia terra.
C’è una canzone tra le tue che consideri più rappresentativa di chi sei oggi?
Ce ne sono tante: Perché (13 novembre 2015), dedicata alla strage del Bataclan; La distanza non importa; Fighting for our love; Dove sarai; e due canzoni che usciranno il 17 ottobre (Empty Cup) e il 14 novembre (The Lighthouse and the Sea).
Come immagini la tua evoluzione musicale nei prossimi anni?
Non ho idea; spero di evolvermi sempre e comunque, nel bene e nel male.
Descriviti in tre parole.
Romantico, istintivo, estroverso.