nato a Milano nel 1971, lavora nel settore della moda da circa trent’anni. Attualmente risiede a Peschiera Borromeo, alle porte di Milano, dove ha trovato un equilibrio tra la vivacità del contesto lavorativo e una dimensione più intima e riflessiva della vita quotidiana. È proprio in questo spazio personale che coltiva la sua più grande passione: la pittura.
Parallelamente all’attività professionale, sviluppa infatti un percorso artistico autonomo e in continua evoluzione. Il suo linguaggio pittorico si è trasformato nel tempo, attraversando diverse fasi sempre legate alla rappresentazione del paesaggio, sia naturale che urbano. Dalle prime opere più figurative, caratterizzate da un rapporto diretto con la realtà osservata, è progressivamente approdato a una visione più libera e sperimentale.
Le sue tele si distinguono per l’uso deciso di colori intensi e vibranti, spesso accostati in modo audace, e per l’impiego di geometrie che si discostano dagli schemi tradizionali. Le forme si scompongono e si ricompongono, dando vita a scenari che evocano luoghi riconoscibili ma al tempo stesso immaginari, in un equilibrio costante tra struttura e istinto, ordine e rottura.
Le sue opere non propongono una lettura univoca, ma invitano lo spettatore a un coinvolgimento attivo, stimolando la fantasia e lasciando spazio a interpretazioni personali. Ogni dipinto diventa così un’esperienza aperta, un invito a perdersi tra colori e forme per ritrovare emozioni e significati sempre nuovi.
Cos’è per te l’arte?
Per me l’arte è un linguaggio universale che non impone un significato ma apre uno spazio in cui ognuno può trovare il proprio.
Come riesci a conciliare il tuo lavoro nel mondo della moda con la tua ricerca pittorica?
Nel tempo ho maturato la consapevolezza che le fasi delle mie due attività cambiano. Ci sono periodi in cui il lavoro prende tutto, e la pittura rallenta. Non significa perderla. Significa lasciarla respirare senza sensi di colpa.
Un pittore non smette di esserlo e spesso proprio quando non dipinge accumula nuove idee che si trasformeranno nelle future interpretazioni.
C’è stato un momento preciso in cui hai sentito il bisogno di passare da una pittura più figurativa a una più sperimentale?
Non è stato un momento preciso, ma piuttosto un processo graduale. A un certo punto ho sentito che la pittura figurativa, per quanto ancora importante per me, non bastava più a contenere ciò che volevo esprimere. Avevo bisogno di maggiore libertà, di lasciare spazio all’imprevisto e alla materia stessa del colore. La sperimentazione è nata da questa esigenza interiore, più che da una scelta razionale.
In che modo i paesaggi, naturali o urbani, influenzano il tuo processo creativo?
I paesaggi sono per me un punto di partenza più che un soggetto. Che siano naturali o urbani, mi interessano per le atmosfere che generano e per le tracce che lasciano nella memoria. Nel processo creativo non li riproduco fedelmente, ma li trasformo, li filtro attraverso l’esperienza emotiva e li lascio emergere in modo più libero sulla tela.
I colori nelle tue opere sono molto intensi e vibranti: nascono da un impulso emotivo o da una scelta studiata?
Nascono da entrambe le cose. Il primo impulso è quasi sempre emotivo, istintivo, ma poi entra in gioco una fase più consapevole in cui cerco equilibrio, tensione e armonia tra i colori. È un dialogo continuo tra istinto e controllo.
Quanto conta per te l’equilibrio tra struttura e istinto nella costruzione di un dipinto?
È fondamentale. Per me un dipinto funziona proprio quando struttura e istinto riescono a convivere senza annullarsi. L’istinto dà energia, movimento, verità; la struttura invece tiene tutto insieme, dà coerenza. Il lavoro sta nel trovare ogni volta un punto di equilibrio diverso.
Le tue opere lasciano spazio all’interpretazione: ti interessa conoscere la lettura che ne dà lo spettatore o preferisci che resti libera e personale?
Mi interessa molto come lo spettatore entra in contatto con l’opera, ma senza guidarlo troppo. Ogni lettura è valida: il mio intento è lasciare spazio all’interpretazione, far emergere emozioni o riflessioni personali. Il dialogo nasce proprio dalla libertà che concedo a chi osserva.
Il tuo background nella moda ha influenzato il tuo senso del colore e della composizione?
Assolutamente sì. Lavorare nella moda mi ha insegnato a percepire il colore e la composizione in modo immediato e visivo, a considerare contrasti, armonie e ritmo come elementi dinamici. Questa esperienza ha arricchito il mio approccio pittorico, senza mai sostituire la mia libertà espressiva.
Guardando al futuro, senti il desiderio di esplorare nuovi soggetti o tecniche oltre il paesaggio?
Il mio linguaggio artistico è in continua evoluzione; il paesaggio è per me un punto di partenza, non un confine. Il futuro è fatto di possibilità: nuovi soggetti, materiali e linguaggi che possano continuare a sorprendere me e chi osserva le mie opere.
Descriviti in tre colori.
Direi blu, per la calma e la profondità; rosso, per l’energia e l’impulso creativo; giallo, per la luce e la curiosità che cerco sempre nelle mie opere.