Massimiliano Ferri

55 anni, nasce a Terni e vive da cinquant’anni a Cassino, in provincia di Frosinone. Sposato e padre di due figlie, è laureato in Economia presso l’Università di Cassino. Nel…

BIOGRAFIA

#Massimiliano Ferri

55 anni, nasce a Terni e vive da cinquant’anni a Cassino, in provincia di Frosinone. Sposato e padre di due figlie, è laureato in Economia presso l’Università di Cassino. Nel corso della sua carriera ha maturato esperienze professionali in diverse aziende e svolge la professione di consulente del lavoro. Da circa venticinque anni è socio amministratore dell’Istituto Sofia, centro di formazione professionale di Cassino, dove organizza corsi specialistici rivolti a occupati, inoccupati e disoccupati.

La scrittura non rientrava nei suoi progetti iniziali. Pur provenendo da una famiglia in cui è presente una certa sensibilità letteraria — una cugina materna è poetessa e scrittrice — la passione per la narrativa arriva per lui in modo improvviso, trasformandosi presto in un’esigenza irrinunciabile.

Si dedica principalmente alla scrittura di romanzi d’amore. Esordisce nel 2021 con Miracolo d’amore, seguito nel 2025 da Il primo bacio. È attualmente impegnato nell’editing del suo terzo libro, la cui pubblicazione è prevista entro Natale.

Ciò che più caratterizza il suo approccio narrativo è il processo creativo. Ferri non costruisce le storie in modo deliberato, ma le accoglie come visioni: le percepisce, le osserva e le traduce sulla pagina. I personaggi sembrano sceglierlo come narratore delle loro vicende, guidandolo lungo lo sviluppo del racconto. Quando la storia giunge al termine, questi trovano una sorta di quiete, come se il loro percorso fosse finalmente compiuto.

Anche le ambientazioni nascono spontaneamente. I suoi romanzi si collocano spesso in America, non per una scelta pianificata, ma perché sono le storie stesse a condurlo in quei luoghi. L’autore si limita a seguirle, lasciandosi guidare dal flusso narrativo.

La sua scrittura prende forma dall’ascolto, dall’immaginazione e da un rapporto intimo e singolare con i protagonisti delle sue opere. Ne deriva un viaggio narrativo in cui Ferri non impone una direzione, ma si lascia condurre là dove la storia richiede di essere raccontata.

Cos’è per te la scrittura? E come è cambiata la tua vita da quando è entrata in modo così improvviso nel tuo percorso?
Scrivere romanzi non era assolutamente nei miei programmi. Tutto è cominciato per caso con delle visioni. Ogni volta che inizio a scrivere un libro, è perché prima mi compare nella mente una sorta di film, dalla scena iniziale a quella finale, compresi i personaggi e tutte le scene da raccontare già pronte davanti agli occhi. A quel punto la scrittura diventa un’esigenza alla quale non riesco a sottrarmi. La mia vita è cambiata proprio per questo. Ho dovuto, per forza di cose, ritagliarmi degli spazi da dedicare alla scrittura, perché quelle storie, una volta entrate nella mia mente, non mi lasciano in pace finché non trovano la loro strada sulla carta. È come avere dei tarli nella testa che continuano a lavorare, a suggerirmi immagini, emozioni e situazioni, fino a quando non riesco finalmente a dar loro una forma attraverso le parole. Solo allora sento di poter tornare libero alla mia vita di sempre.

Cosa provi nel momento in cui una “visione” prende forma e diventa una storia da raccontare?
All’inizio, devo ammettere, mi spaventa. So che quella visione mi terrà impegnato per molto tempo e che, inevitabilmente, dovrò sottrarre tempo alla mia vita quotidiana per dedicarmi alla scrittura. In quei momenti chiamo quasi sempre mia cugina Silvana, poetessa e scrittrice, e le racconto la mia ansia. Lei, però, riesce sempre a ridimensionarla con poche parole, dicendomi che quello che mi sta accadendo è un dono e che devo semplicemente accettarlo. Ed è proprio così che, piano piano, l’ansia lascia spazio all’eccitazione e all’entusiasmo. Quella che all’inizio sembra una responsabilità diventa una nuova avventura da vivere, insieme ai personaggi che, da quel momento, entrano nella mia vita e mi accompagnano fino alla fine del romanzo.

In che modo il tuo lavoro di consulente e formatore influenza, se lo fa, il tuo modo di scrivere?
Ad essere sincero, il mio lavoro non influenza affatto il mio modo di scrivere. Sono due aspetti della mia vita che procedono su binari completamente separati. Da una parte c’è il mio lavoro, con le sue responsabilità e il suo impegno quotidiano; dall’altra c’è lo scrittore, che entra in scena quando arrivano le mie visioni e che segue un percorso completamente diverso, guidato dalle storie e dai personaggi che sento il bisogno di raccontare.

Che tipo di legame si crea con i personaggi che senti “ti scelgono” come narratore?
Si crea un legame molto profondo. È come entrare fisicamente nel romanzo insieme a loro e vivere sulla mia pelle tutto ciò che accade, provando le loro stesse emozioni e i loro sentimenti. A volte questo coinvolgimento è così intenso che, nelle scene particolarmente cariche dal punto di vista emotivo, arrivo persino ad avvertire una vera e propria spossatezza. Mi capita di dover interrompere la scrittura, fermarmi e riposare un po’ prima di poter ricominciare. Questa è la dimostrazione che non mi limito a scrivere soltanto le loro storie, ma a viverle intensamente assieme a loro. Ed è un legame che, durante la stesura del romanzo, diventa profondamente reale.

Perché pensi che le tue storie si ambientino spesso in America e che rapporto hai con questi luoghi?
Non è semplice dare una risposta, perché non ho alcun legame personale con questi luoghi e, a dire il vero, non so nemmeno se riuscirò mai a visitarli perché non ho mai volato e ne ho il terrore. La cosa curiosa è che io quei luoghi non li scelgo. Sono le mie visioni a portarmi lì. Quando inizio a scrivere, tutto mi appare già ambientato in determinati posti e io semplicemente procedo nella stesura del romanzo, senza chiedermi troppo il perché. Un esempio particolare è il mio ultimo romanzo, che uscirà entro la fine dell’anno. Nelle mie visioni iniziali c’era una grande festa con tante bancarelle colme di ciliegie che non sapevo spiegarmi. Solo in seguito, documentandomi, ho scoperto che in Michigan, proprio nella prima settimana di luglio, periodo in cui è ambientata la narrazione, si svolge un importante festival dedicato alle ciliegie. Sono episodi come questo che mi fanno pensare che, in qualche modo, non sia io a scegliere dove ambientare i racconti, ma sono queste visioni a condurmi nei luoghi in cui deve svilupparsi il romanzo.

Cosa distingue, secondo te, un romanzo d’amore autentico da uno costruito?
Posso parlare soltanto per me e per il mio modo di scrivere. Nei miei romanzi l’amore è autentico perché, prima ancora dell’amore, cerco di rendere autentici i personaggi: sono proprio loro che me lo chiedono. Anche se sono frutto della mia immaginazione, a ciascuno di loro cerco di dare un’anima, una personalità, delle emozioni vere. Credo che sia proprio da questa autenticità dei personaggi che poi nasca un sentimento d’amore che il lettore inevitabilmente percepisce come sincero. Quindi, nel mio caso, non è deciso a tavolino che debba esserci per forza. Forse l’amore “costruito” è quello che viene inserito nella storia a tutti i costi, perché deve esserci necessariamente una storia d’amore. Bisognerebbe chiederlo a chi scrive in quel modo.

Qual è stata la sfida più grande affrontata durante la scrittura dei tuoi romanzi?
In ogni romanzo, la sfida più grande è sempre la stessa: riuscire a trasmettere al lettore tutto quello che io sento mentre sono dentro quella storia. Quando il lettore riesce a provare anche solo una parte di quelle stesse sensazioni, allora so di aver raggiunto il mio obiettivo più importante come scrittore. Con i miei primi due romanzi credo di esserci riuscito e spero che accada anche con il prossimo. In questo, devo ammettere, i miei personaggi hanno sempre un ruolo fondamentale. Quando, magari per la fretta o per il desiderio di arrivare più velocemente alla conclusione anche di un capitolo, mi capita di scrivere in modo più superficiale, sono proprio loro, nella mia testa, a “bacchettarmi”. È come se mi dicessero che quella scena merita di più e mi costringessero a tornare indietro, ad approfondire, a raccontare con maggiore precisione ciò che stanno vivendo.

Come vivi il momento in cui una storia si conclude e i personaggi “ti lasciano”?
Quando una storia arriva alla conclusione, provo sempre una grandissima soddisfazione, accompagnata spesso da un brivido intenso. Sento di aver finalmente portato a termine il compito che i miei personaggi mi avevano affidato e di aver soddisfatto le loro aspettative. Subito dopo nasce in me un desiderio fortissimo, quello di poter condividere questo lavoro con i lettori. Ma insieme alla soddisfazione arriva anche una piacevole sensazione di liberazione. So che, finalmente, la mia testa sarà libera, che quei personaggi non continueranno più a vivere dentro di me e che potrò godermi un po’ di meritata tranquillità. E poi, devo ammetterlo, arriva anche un po’ d’ansia. Mi ritrovo quasi a sperare di non avere altre visioni. Forse sono uno scrittore un po’ atipico. Non sono uno di quegli autori che, appena terminato un libro, non vedono l’ora di iniziarne un altro. Io, qualche volta, spero quasi che non accada più. Ma se dovesse arrivare una nuova visione, farò tesoro delle parole di mia cugina Silvana, che mi ricorda sempre che quello che mi è stato dato è un dono e che devo accettarlo. E allora, ancora una volta, lo accetterò e mi lascerò trasportare in una nuova avventura, continuando a scrivere.

Cosa ti aspetti dal tuo terzo libro e in cosa sarà diverso rispetto ai precedenti?
Il mio terzo libro, che uscirà entro la fine dell’anno, racconta ancora una storia d’amore ed è ambientato tra Detroit e le rive del lago Michigan. Ha concluso la prima fase di editing e ho già ricevuto un grande apprezzamento, cosa che mi ha fatto particolarmente piacere e mi fa guardare alla pubblicazione con grande fiducia. Mi aspetto, naturalmente, che anche i lettori possano apprezzarlo e lasciarsi coinvolgere da questa nuova storia. Rispetto ai miei primi due romanzi, Miracolo d’amore e Il primo bacio, credo però che questo nuovo libro abbia qualcosa di diverso: il coinvolgimento emotivo è, a mio avviso e di chi già l’ha letto, molto più profondo e intenso, per cui, come è accaduto a me, anche i cuori dei miei prossimi lettori saranno sicuramente messi a dura prova. Ne varrà comunque la pena per il finale meraviglioso che li aspetta.

Che consiglio daresti a chi scopre tardi, come te, una passione così forte per la scrittura?
Direi a chiunque senta accendersi dentro di sé anche una piccola fiamma di non trascurarla. Al contrario, incito ad alimentarla giorno dopo giorno, fino a trasformarla in un fuoco immenso. Non importa quando quella passione arrivi nella nostra vita. Non bisogna pensare che sia troppo tardi o chiedersi se ne valga la pena. Se sentiamo dentro di noi il desiderio di scrivere, dobbiamo lasciarci trasportare, senza freni e senza paura, e lasciarci condurre verso qualcosa che non potevamo neanche immaginare. Io stesso non avevo mai pensato di diventare uno scrittore e, se quella prima piccola fiamma non fosse stata alimentata, oggi non avrei mai vissuto tutto ciò.

Descriviti in tre parole.
Visionario. Sensibile. Autentico. Visionario, perché le mie storie arrivano attraverso immagini e visioni che sembrano film già proiettati nella mia mente. Sensibile, perché quando scrivo non mi limito a raccontare le emozioni dei miei personaggi, ma le vivo insieme a loro. Autentico, perché non ho mai cercato di diventare scrittore a tutti i costi. La scrittura è arrivata nella mia vita, mi ha scelto e io ho semplicemente avuto il coraggio di seguirla.

Il primo bacio

La storia della rinascita di una ragazza che ha smesso di credere in tutto, nella famiglia, nell’amore, persino in se stessa, che ha chiuso le porte al mondo e soffocato ogni suo sogno che dentro di lei faceva molto rumore e provocava dolore. Smarrita tra ricordi sbiaditi e il desiderio mai perso di sentirsi davvero amata, si trova per caso tra i boschi delle Pocono Mountains, dove il tempo sembra sospeso e, tra lo spettacolo della natura e un giovane uomo che sa leggerle dentro, dopo tanto tempo nel buio, intravede la luce e ricomincia a schiudersi, come i girasoli sotto la luce del sole d’estate. Un incontro senza promesse, da cui nasce un legame fatto di parole taciute e piacevoli sguardi, che sfiorano senza incutere paura. E poi, il desiderio di un bacio, il primo, quello necessario per tornare a sentirsi viva. Un romanzo che affonda le mani nell’anima e ne riporta alla luce la parte più  importante, quella che ha ancora  il coraggio di riaprire le porte all’amore e al futuro quando tutto sembrava finito.

Miracolo d’amore

Jack è un fotografo che lavora per la Reynold’s, azienda pubblicitaria di New York. Uomo di successo e benestante, vive una routine quotidiana che, pur costante, è molto stimolante. Un giorno viene incaricato di svolgere un servizio fotografico nella cittadina di periferia dove vive la sorella con la famiglia. Lì conoscerà Molly, una ragazza semplice, e tra i due nascerà un sentimento che in principio non potrà chiamarsi amore, per le ferite e i segreti di un doloroso passato che ha segnato e segna entrambi. Almeno fin quando non saranno protagonisti inconsapevoli di un Miracolo d’amore

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