Martina Menichini

nata a Roma il 30 maggio 1988, è un’artista e professionista dello spettacolo il cui percorso unisce fin dall’inizio la passione per l’arte a quella per lo sport. Durante la…

BIOGRAFIA

#Martina Menichini

nata a Roma il 30 maggio 1988, è un’artista e professionista dello spettacolo il cui percorso unisce fin dall’inizio la passione per l’arte a quella per lo sport. Durante la sua giovinezza si dedica per quattordici anni al nuoto sincronizzato, conquistando più volte il titolo nazionale e continuando oggi a vivere questa disciplina anche come giudice nazionale. Parallelamente intraprende un percorso accademico laureandosi in Scienze Motorie e avviando la propria formazione artistica attraverso lo studio di recitazione, canto e danza presso la Kledy Academy, diplomandosi successivamente all’Accademia di Stefano Jurgens e perfezionandosi alla Central School of Speech and Drama di Londra.

I primi passi nel mondo dello spettacolo arrivano già in adolescenza, quando inizia a lavorare come modella e fotomodella per riviste come Cioè e GQ. Poco dopo debutta nel cinema come protagonista del lungometraggio “Nient’altro che noi” diretto da Angelo Antonucci, affiancando questa esperienza a partecipazioni in cortometraggi e produzioni teatrali, tra cui “La sottoveste rossa” e il musical “La fiaba di Anna”.

Una tappa significativa del suo percorso è rappresentata dall’esperienza televisiva con Sky Meteo 24, dove, nel ruolo di conduttrice e volto del canale, sviluppa competenze legate alla conduzione in diretta e alla comunicazione in ambito giornalistico, consolidando la propria presenza davanti alle telecamere.

Negli anni più recenti concentra la sua attività artistica tra televisione e doppiaggio, ambiti che diventano il centro della sua carriera. È infatti la voce e il volto ufficiale del brand Acqua & Sapone, per il quale conduce quiz show e realizza contenuti promozionali trasmessi sulle reti nazionali, partecipando anche a campagne di sensibilizzazione e solidarietà in collaborazione con la LILT. Parallelamente porta avanti una costante attività come doppiatrice, perfezionata anche grazie agli studi con Rossella Izzo, prestando la propria voce a personaggi di cinema e serie televisive.

La sua identità artistica si distingue per la capacità di attraversare linguaggi diversi, mantenendo un approccio basato su dedizione, studio continuo ed emozione. Accanto alla carriera professionale, condivide la passione per il doppiaggio anche nella vita privata con il marito, il doppiatore Raffaele Carpentieri, con cui vive l’esperienza della genitorialità. Il suo percorso si configura come una ricerca costante, in cui ogni esperienza, artistica e personale, contribuisce a costruire una visione autentica e dinamica del proprio lavoro.

Cos’è per te l’arte?
Per me l’arte è la massima forma di espressione e libertà, ma anche un percorso di continua ricerca interiore. È la capacità di esplorare e trasmettere sfumature emotive diverse, che sia attraverso un’espressione del volto davanti alla telecamera, un movimento del corpo o una sfumatura della voce dietro a un microfono. 

Quando hai capito che arte e sport potevano convivere nel tuo percorso senza escludersi a vicenda?
L’ho capito chiaramente durante l’università, quando ho scelto di laurearmi in Scienze Motorie. Ho compreso che il movimento e la consapevolezza del corpo non erano distanti dalla recitazione, ma costituivano una parte integrante del bagaglio fondamentale di un artista. 

In che modo il nuoto sincronizzato ha influenzato la tua disciplina e il tuo approccio al mondo dello spettacolo?
Il nuoto sincronizzato, che ho praticato ad alti livelli per 14 anni vincendo anche il titolo nazionale, è stato la mia più grande scuola di vita. Mi ha trasmesso la professionalità, la costanza, la dedizione e lo spirito di sacrificio. Nel mondo dello spettacolo, dove le sfide sono quotidiane, quell’impostazione atletica mi aiuta a non mollare mai e a mantenere una disciplina ferrea sul set e in sala. Inoltre, essendo oggi giudice nazionale di questo sport, mantengo vivo un legame indissolubile con l’acqua. 

Cosa ti ha lasciato l’esperienza formativa tra Italia e Londra nella costruzione della tua identità artistica?
In Italia ho costruito le mie fondamenta diplomandomi nell’Accademia Fondamenta di Giorgia Trasselli, ma studiare a Londra – in particolare alla Central School of Speech and Drama – è stato fondamentale. Confrontarmi con tecniche internazionali e attori non italiani mi ha aperto la mente, regalandomi una versatilità e un senso di responsabilità unici verso questo mestiere, che ho frequentato anche lavorando duramente per pagarmi gli studi.

Come vivi il passaggio dalla scena alla telecamera e poi al microfono del doppiaggio?
Lo vivo con estrema naturalezza e stimolo creativo. Credo che un artista completo debba saper essere eclettico e pronto a tutto. Il palco ti dà l’energia immediata del pubblico, la telecamera richiede verità nei dettagli minimi e il microfono del doppiaggio concentra tutta quell’energia unicamente nella voce.

Qual è stato il momento in cui ti sei sentita davvero a casa davanti alle telecamere?
L’esibizione fa parte di me fin da bambina. Tuttavia, la sensazione di essere “a casa” è arrivata con i primi ruoli importanti nel cinema, come nel film da protagonista Nient’altro che noi di Angelo Antonucci, e successivamente consolidando la mia presenza quotidiana in televisione.

Cosa rappresenta per te l’esperienza a Sky Meteo 24 nel tuo percorso professionale?
È stata una tappa fondamentale ed entusiasmante. Lavorare come anchorwoman per Sky Meteo 24 mi ha dato una grandissima popolarità televisiva, ma soprattutto mi ha insegnato la gestione della diretta, la precisione dei tempi televisivi e la disinvoltura davanti al green screen. 

Come cambia il tuo approccio quando lavori come volto rispetto a quando lavori solo con la voce?
Quando lavoro come volto davanti alla telecamera, le persone non ascoltano solo quello che dico, ma guardano anche il mio corpo e la mia espressione. Se devo trasmettere un’emozione, tutto il mio aspetto fisico mi aiuta a completare il messaggio. Quando invece lavoro solo con la voce nel doppiaggio, non posso farmi vedere: a quel punto devo essere bravissima a concentrare tutta quell’energia e quelle stesse emozioni unicamente nelle corde vocali, senza l’aiuto del corpo.

Cosa ti affascina di più del doppiaggio rispetto alle altre forme espressive?
Mi affascina la sua natura di “servizio” all’attore originale, unita a una profonda intimità. Nel doppiaggio puoi spogliarti della tua immagine e interpretare personaggi lontanissimi da te. Inoltre, trovo che arricchisca enormemente la recitazione tradizionale, rendendola molto più precisa e sensibile alle sfumature.

Quanto è importante per te l’ascolto nel tuo lavoro quotidiano?
È l’elemento chiave. Avere orecchio nel doppiaggio significa intercettare il respiro, il millisecondo di esitazione e il tono esatto dell’attore sullo schermo per potersi incollare alla sua recitazione. Anche nella vita e sul set, saper ascoltare chi hai di fronte è l’unico modo per restituire una reazione autentica.

Cosa significa essere la voce e il volto di un brand come Acqua & Sapone?
È un grande orgoglio e una bellissima responsabilità. Diventare la testimonial e la voce ufficiale di un marchio così presente nella quotidianità delle famiglie italiane richiede la capacità di entrare nelle case delle persone portando solarità, freschezza e soprattutto fiducia

In che modo riesci a mantenere autenticità anche in contesti promozionali e televisivi?
Rimanendo fedele alla mia natura solare e spontanea. Cerco sempre di non “recitare” la simpatia, ma di trovare un punto d’incontro reale tra me stessa e il messaggio che sto trasmettendo. Il pubblico percepisce subito se sei finto, specialmente in televisione.

Come riesci a conciliare la tua vita artistica con quella personale e familiare?
È un gioco di incastri che richiede tanta organizzazione, soprattutto dopo essere diventata mamma. La condivisione è fondamentale: condividere la vita con mio marito Raffaele Carpentieri, anche lui attore e doppiatore, aiuta tantissimo, perché c’è una comprensione profonda dei ritmi, dei sacrifici e delle dinamiche di questo lavoro.

Qual è la sfida più grande che hai affrontato fino ad oggi nel tuo percorso?
Professionalmente, la sfida più grande è la costanza: saper gestire i momenti di attesa, i “no” e il rientro nel flusso lavorativo dopo la maternità, che fisiologicamente porta a un periodo di allontanamento dai riflettori. Superare la paura di essere dimenticati e rimettersi in gioco con determinazione è una grande prova di maturità.

Cosa ti emoziona ancora oggi, come agli inizi, quando entri in scena o in sala di registrazione?
Il brivido del foglio bianco. Quell’istante esatto in cui si accende la luce rossa del microfono o il regista dice “Azione!”. Quella scarica di adrenalina e la consapevolezza che sto facendo esattamente ciò che ho sempre sognato di fare fin da adolescente non cambieranno mai.

Guardando al futuro, quale direzione senti più vicina alla tua evoluzione artistica?
Sento il forte desiderio di consolidare la mia presenza nel cinema e nella fiction televisiva, esplorando anche ruoli drammatici o complessi, pur mantenendo un amore viscerale per la commedia e per il doppiaggio, che resta una costante della mia carriera.

Descriviti in tre parole.
Determinata (eredità dello sport), solare (nella vita e sul palco) ed eclettica (perché amo non pormi mai limiti espressivi).

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